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Verso le amministrative

Quattro passi con Ferrandelli
"Sarò il sindaco dell'ascolto"


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, Politica, Palermo
Fabrizio Ferrandelli alla Vucciria

Una passeggiata elettorale alla Vucciria e nei dintorni.


Al numero 62 di vicolo San Carlo, una stradina che irrompe in piazza Rivoluzione, c'è il domicilio della città straniera, cioè l'ingresso della Caritas. Qui è previsto uno degli ultimi incontri tra i candidati a sindaco, lungo una campagna aspra e accidentata. Qui si attende Fabrizio Ferrandelli, protagonista, con Ugo Forello e Leoluca Orlando (in ordine di calendario), di una passeggiata con LiveSicilia per un'ultima chiacchierata. Fare quattro passi può essere un modo per discutere serenamente, senza l'appendice della polemica, e raccontare un pezzetto di Palermo.

In vicolo San Carlo ci sono i migranti e i palermitani reduci da altri naufragi. Nadia, una delle psicologhe del centro, fa da guida: “Vede – e indica la scalinata affollata di ragazzi con la pelle scura e un sorriso bianchissimo – questi sono gli ultimi arrivati. Spesso sono considerati pari a numeri. Ma noi sappiamo quanta umanità, quanto dolore, quanto bisogno di accoglienza ci siano. Nell'ultimo sbarco, un giovane della Costa d'Avorio ha aiutato tutti e non si è lasciato soccorrere, finché non ha messo in sicurezza gli altri”. Poco distante, su una sedia, si gioca a dama con i tappi di bottiglia. Un palermitano di mezza età, narra delle sue disavventure, del soggiorno in carcere e della riabilitazione. Oltre la porta, una signora in lacrime grida e si lamenta. La città straniera, dei migranti di ogni colore e dei naufragi tracima.

Dibattito di prammatica. Più che altro un ascolto e un ringraziamento. Fabrizio Ferrandelli ha la mattina piena – siamo al rush finale - e scatta verso la Vucciria. E' il momento per qualche domanda.

Candidato Ferrandelli, iniziamo da Totò Cuffaro che fa il tifo per lei. Lei ha già chiarito di non nutrire alcun imbarazzo per il suo endorsement. Ma non sarebbe stato meglio rinunciare pubblicamente all'appoggio di un ex presidente della Regione condannato per mafia?

“No e spiego, ancora una volta, perché. Andando avanti nel mio percorso esistenziale e umano, ho messo tante cose in discussione, non ho più certezze assolute, né credo di avere la verità in tasca. Un esempio? Sono arrivato all'Ars, pensando che tanto, se non tutto, sarebbe cambiato, che ci sarebbe stata una rivoluzione. Quando ho capito che si trattava di un miraggio, mi sono dimesso”.

E Totò Cuffaro che c'entra?

“Cuffaro ha compiuto un percorso di riabilitazione. Ha pagato. Oltretutto, ha sempre conservato un certo tratto umano. Chi sono io per ricusare una sua opinione, per additarlo come un reietto? Certo, se mi rendessi conto di interessi particolari in ballo, il frangente mi metterebbe, per tornare alla domanda, in serio imbarazzo e adotterei scelte conseguenti, anzi, drastiche. Ma non è così”.

Un altro tema spinoso della sua candidatura è quello delle alleanze.

“Ho già detto che miro a unire le intelligenze e le passioni intorno a un programma”.

Sì, ma accanto e lei ci sono soggetti politici diametralmente opposti alla sua storia. E se lei fosse eletto sindaco e loro intendessero mettere altre proposte al posto delle sue?

“Non sarebbe davvero un mio problema, sarebbe un loro problema, semmai. Il punto è chiaro: decido io. Chi sta con me ha sottoscritto un patto strategico una visione di Palermo che nasce dall'ascolto e che abbiamo presentato ai cittadini. Non ci possono essere fraintendimenti e non ce ne saranno. Ma non vedo il rischio perché registro un consenso crescente intorno a me. La gente è libera, non appartiene ai partiti. Se sarò eletto sindaco, ciò accadrà per la scelta libera di persone libere”.

E c'è la famosa inchiesta che la riguarda su un presunto voto di scambio politico-mafioso. Quanto ha pesato nella sua campagna in termini di credibilità personale?

“Avremmo preferito evitare, come è immaginabile. Ma quando ho capito di cosa si trattava mi sono rasserenato. Io e la mafia? Ho trascorso un'intera esistenza di antimafia concreta, per la strada, non a chiacchiere, qualcosa che parla e che parlerà per me in ogni circostanza. Mi preoccuperei di più di una multa per avere attraversato col semaforo rosso, perché tutti possono distrarsi. Ma sulla mafia... Chi mi conosce sa chi è Fabrizio Ferrandelli e perfino chi non mi conosce non può avere dubbi. Oltretutto, nutro la massima fiducia nella professionalità di chi indaga. Sono tranquillo”.

La città in pillole. La vera emergenza?

“Liberare Palermo dal bisogno e dal disagio, materiale e culturale. Nelle borgate vedo bambini in pigiama a mezzogiorno. Voglio avere occhi dappertutto e orecchie per chiunque. Ci sarò, verrò incontro, sarò al fianco dei palermitani. Il mio programma è imperniato sull'ascolto e sulla partecipazione. Avremo cinque uffici di missione dedicati a problemi atroci e dimenticati: disabilità, violenza di genere, immigrazione, carcere e politiche giovanili. Solo per cominciare”.

Come sarà la sua mobilità?

“Non ci sarà mai il tram in via Libertà a Mondello. Esistono soluzioni sostenibili che non prevedono nuove trincee e altri cantieri per intrappolare meglio chi deve spostarsi. Come sempre ascolteremo tutti. La mia Palermo sarà dolce, solidale, comoda e sicura. E sarà policentrica, affronteremo e risolveremo l'abbandono delle periferie che non sono soltanto in periferia; ci sono pure in centro”.

Come valuta la campagna elettorale ormai in dissolvenza? Non si è registrata qualche asprezza di troppo?

"Non per colpa mia. Io sono un non violento".

Ne è proprio sicuro? Certi suoi apprezzamenti non sono apparsi esattamente non violenti.

"Ho reagito alle scorrettezze altrui, a chi ha definito il mio cammino e l'impegno di chi lo condivide con epiteti volgari. Si è reso necessario. Non puoi sempre abbozzare, devi difenderti e difendere".

Ecco la Vucciria, teatro di una mattina di campagna elettorale. Il candidato Ferrandelli stringe mani, distribuisce volantini con il suo staff. Sembra di stare in un quadro del folclore un po' appassito. Gli ex voto nei catoi. Il pesce rianimato con spruzzi d'acqua. I pezzi di rosticceria esposti al sole. Qualche turista.

L'ultima domanda: nel caso venisse eletto, che sindaco sarà lei?

“Sarò il sindaco dell'ascolto e della partecipazione”.

(continua)