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Verso le amministrative

Quattro passi con Leoluca Orlando
"Io, il sindaco del cambiamento"


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Leoluca Orlando alla conferenza stampa al Massimo (ph Rosellina Garbo)

In giro con il primo cittadino per una chiacchierata alla vigilia del voto.


PALERMO- Questa è la città che si compiace delle cose fatte, perché alcune cose sono state fatte. Insufficienti, sufficienti o splendide? E' materia che attiene alle fibrillazioni della campagna elettorale.

In un prezioso salotto del Teatro Massimo, irrompe, intanto, Leoluca Orlando. “Vale la pena di essere sindaco per cambiare Palermo”, dice, chiacchierando. Poi si accomoda su una poltroncina. La conferenza stampa col sovrintendente Francesco Giambrone sta per iniziare. Si va in Giappone per esportare bellezza e cultura – ecco la notizia -. Si muoveranno in centocinquanta per la tournée che ha in cartellone "Tosca" e “La Traviata”. C'è già il tutto esaurito tra i melomani con gli occhi a mandorla.

Vista da palco reale, Palermo offre la sua seduzione più struggente. Quattro passi nella sua malia. Lì dove c'erano la polvere e l'indifferenza ora c'è una centrale che produce eventi e suggestioni a pieno regime, osservata dal mondo di fuori con crescente curiosità. Il longevo primo cittadino, che segue le interviste da una poltroncina, punta tutto sulla parolina magica, sullo slogan del 'cambiamento'. E sul contrario, da lui stesso delineato e additato: 'la palude'. Un refrain che ha, di recente, trovato spazio su facebook: “Oggi è chiaro che i soliti burattinai che muovevano la vecchia amministrazione e che hanno massacrato la città vogliono tornare ora con nuovi burattini. Nuove facce, vecchi interessi. La mafia è tornata ad usare i vecchi metodi di sempre: la promessa di soldi, di favori, di posti di lavori, di pacchi di pasta. Dove questo non basta, sono tornati i messaggi ben più espliciti e le minacce. Ma io dico 'Palermo non si vende'. I palermitani hanno riscoperto in questi anni la propria autostima, hanno riscoperto che siamo noi e non gli altri a fare il cambiamento”.

Sindaco Orlando, ha davvero paura della cosiddetta palude o si tratta un'esigenza di marketing del voto?

“Esiste la palude, certo che esiste. Che cos'è? Potremmo definirla: il tempo dell'eterno presente in cui nulla si muove, quando si campa alla giornata e si tira avanti alla meno peggio. E' la vecchia idea dell'appartenenza, della contiguità, del favore e del ricatto che ho sempre avversato. In tanti possono dire che lavorano grazie al mio impegno, perché ho salvato un Comune in crisi e l'ho risanato. Nessuno può dire che lavora perché l'ho sistemato io. Ecco la vera libertà”.

Dunque, la palude?

“La palude è pure la cattiva modernità che ha costruito ghetti per le persone, quartieri di uguali, senza contaminazioni, né scambi. Noi perseguiamo la modernità positiva che valorizza le risorse e le differenze, per recuperare il meglio. Il tram è un segno di buona modernità che collega zone e persone un tempo lontanissime. La frase 'scendo in città', per chi sta in periferia, è ormai un ricordo”.

Il Teatro Massimo è il suo spot preferito?

“Non solo. Tante sono le cose realizzate. C'è la mobilità delle pedonalizzazioni, del tram, dei turisti. C'è la mobilità dei più deboli che vengono accolti. C'è la mobilità del cambio di un paradigma culturale. C'è la mobilità di una comunità che viaggia verso il suo domani con molto più ottimismo”.

Tutto perfetto, allora?

“Noi – uso una metafora – vogliamo arrivare ai cento chilometri e siamo a quarantacinque. Non abbiamo completato il cammino. Sono in campo per questo, per non rimettere le lancette dell'orologio indietro, per evitare che a Punta Raisi sbarchino giornalisti soltanto per le inchieste su Cosa nostra com'era in passato. Complice con la palude – l'ho detto e lo ripeto – è anche il pensiero che ritiene che la candidatura a sindaco di un indagato per voto di scambio politico-mafioso sia una variabile indipendente. Complice è il segnale inquietante che proviene dalle indicazioni di un condannato per mafia. Oggettivamente inquietante, a prescindere dalla volontà”.

Tanti palermitani erano bambini, quando lei iniziò il suo cammino da sindaco. Non potrebbero avere voglia di una faccia nuova?

“In ogni curriculum l'esperienza è un fattore decisivo di apprezzamento. Se sei bravo, sei bravo, non conta l'età. Io ho la mia storia che è sotto gli occhi di tutti. Ci sono delle critiche che mi vengono mosse? Benissimo. Significa che è stato realizzato qualcosa. Molto, credo. Non si può criticare quello che non c'è. Abbiamo tenuto l'asticella alta, la stessa asticella che la palude mantiene bassa. E le aspettative sono aumentate. Ecco il necessario cambiamento culturale”.

Ma sul serio l'asticella è più su? I pareri non sembrano unanimi.

“Devo citare il percorso arabo-normanno e il riconoscimento dell'Unesco? Devo citare Palermo capitale della cultura? Devo citare 'Manifesta', la biennale di arte contemporanea, che si terrà da noi? Devo citare Palermo capitale dei giovani? E sui giovani investiremo tutte le risorse possibili”.

Chi sono i ragazzi della nuova Palermo, secondo lei?

“I meravigliosi protagonisti che non danno più retta ai loro genitori, che non bivaccano più dietro la porta di questo o di quel potente in cerca di raccomandazioni. Sanno che devono creare, inventare e conoscere il mondo, per tornare e costruire ancora bellezza e sviluppo”.

Il punto è che spesso non tornano. In ogni condominio ci sono genitori anziani che hanno un figlio altrove.

“Faremo in modo, pure qui, di modificare totalmente quel paradigma. Faremo in modo che il figlio dell'elettricista in nero vada all'estero e ritorni con la qualifica di tecnico della luce. E percorreremo insieme il tratto di strada che resta. Ci sono quattro linee del tram? Ce ne saranno otto. Proseguiremo con la riqualificazione urbana. Vale la pena di essere il sindaco di Palermo per cambiarla. Ho preso una città che era capitale della mafia, ora è sempre capitale, ma della cultura. E' la storia ed è scritta. Qualcuno può forse negarlo?”.

Anche a lei, professore, l'ultima domanda, ovviamente non declinata al futuro, con i 'sarò...', perché lei è già sindaco. Trovi un titolo per descrivere in sintesi la sua visione.

“E' facilissimo. Io sono il sindaco del cambiamento”.

(fine)