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Ex sede di Salamone e Pullara
Stop ai lavori per il nuovo Lidl


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L'ex sede di Salamone e Pullara in viale Regione Siciliana

Il Comune ha fermato il cantiere in attesa che si pronunci la soprintendenza ai beni culturali.


PALERMO – I lavori stavano per iniziare durante una giornata festiva. Il due giugno scorso, sei operai e una ruspa si sono arrampicati sul tetto della vecchia sede della Salamone e Pullara con il compito di abbatterla. Il basso edificio in cemento che si affaccia su viale della Regione ha ospitato per anni un megastore specializzato in materiali edili e ceramiche per arredi. Al suo interno dovrebbe nascere un supermercato, ma un’ordinanza del comune di Palermo ha fermato all’ultimo momento i lavori, per chiedere un parere alla Soprintendenza dei beni culturali sull’esistenza di vincoli architettonici.

Dopo il fallimento della storica ditta che lo occupava, avvenuto nel 2015, l’edificio è rimasto abbandonato fino al settembre dell’anno scorso, quando la catena di supermercati tedeschi Lidl lo ha rilevato con l’intenzione di aprirci un nuovo punto vendita. L’idea era di aprire entro la fine del 2016, ma i lavori di ristrutturazione sono stati più lenti del previsto e rallentati ulteriormente da un incendio, scoppiato nel febbraio di quest’anno.

Nel frattempo, l’attivismo di una professoressa della facoltà di Architettura dell’Università di Palermo ha portato la questione dell’edificio all’attenzione del pubblico. Zeila Tesoriere, del dipartimento di Architettura, si è occupata della sede della Salamone e Pullara con il laboratorio In_fra, studiando “l’insieme raffinato di citazioni e invenzioni progettuali” dell’edificio e chiedendo di “riciclarlo” senza modifiche. A fine aprile, con un appello inviato al sindaco di Palermo, alla Soprintendenza ai beni culturali e al Dipartimento regionale dei beni culturali, la facoltà di Architettura ha chiesto di proteggere dall’abbattimento totale e parziale l’edificio della Salamone e Pullara progettato da Gabriele Nicoletti. Il documento del dipartimento citava il “cospicuo insieme di citazioni attraverso cui rielabora temi sviluppati da Frank Lloyd Wright”, e chiedeva alle istituzioni di pronunciarsi sulla sua integrità e di indirizzare l’azienda tedesca verso un riutilizzo dell’edificio senza cambiamenti strutturali.

Ma è lo scorso due giugno, quando appaiono le ruspe, che le cose accelerano. Tesoriere, vedendo avanzare macchinari e operai, scrive un post su Facebook in cui denuncia l’imminente demolizione dell’edificio, “l’unico di tutta la circonvallazione che poteva ancora spiegarci a lungo che lì si devono costruire volumi bassi e allungati”. Tesoriere sottolinea che la struttura può diventare un supermercato anche senza demolizioni, perché “consentiva e consente certamente di passare a un nuovo uso come quello del department store senza perdere niente dei suoi caratteri”.

L’appello viene condiviso da più di cento persone in una corsa disperata contro le ruspe, fino a che, ventiquattro ore dopo, il comune di Palermo non sospende i lavori accompagnando la decisione con un comunicato: “I lavori per la realizzazione di una attività commerciale – scrive il Comune - sono sospesi in attesa che l'amministrazione riceva un parere da parte della Soprintendenza. L'immobile non risulta essere in atto vincolato in alcun modo e pertanto l'amministrazione ha rilasciato regolari autorizzazioni ad una ditta che ha richiesto di poter realizzare una nuova struttura commerciale. A seguito di sollecitazioni ricevute in tal senso e provenienti dal mondo accademico-scientifico – conclude il comunicato - si è quindi deciso di rimettere una decisione finale al parere che sarà reso dalla Soprintendenza, ente pubblico titolato e responsabile per l'eventuale apposizione di vincoli”.

I lavori adesso sono fermi, in attesa di un parere da parte della Soprintendenza ai beni culturali. A cui l’istanza è arrivata pochissimi giorni fa, e che ora dovrà iniziare un lavoro scientifico e bibliografico per stabilire se l’edificio ex sede della Salamone e Pullara sia in effetti un’opera d’arte industriale da tutelare e che merita un vincolo.