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Palermo

Successo per il progetto "Cu sì?"
Sostegno ai bimbi dell'Albergheria


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L'iniziativa dell’Ordine degli psicologi della Regione siciliana.

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PALERMO - E’ un modello da imitare e replicare il progetto “Cu sì?” dell’Ordine degli psicologi della Regione siciliana che ha permesso la maggiore integrazione e il supporto psicosociale di oltre ottanta bambini del quartiere Albergheria di Palermo da febbraio 2016 a oggi. Si conclude oggi alle 17 con un incontro finale alla chiesa San Nicolò di Bari infatti il percorso durato 16 mesi in cui sono stai impegnati 20 psicologi (tra di loro i coordinatori del progetto Antonella Postorino e Dario Caminita, consiglieri dell’Ordine), una decina di volontari, associazioni, scout, 30 studenti del liceo scientifico Benedetto Croce e del liceo artistico Damiani Almeyda. Un piccolo esercito di un centinaio di persone per cambiare il volto dell’Alberghiera, quel quadrilatero nel cuore di Palermo delimitato da via Maqueda, corso Vittorio Emanuele, corso Tukory e corso Re Ruggero. Un quartiere caratteristico ma difficile, sempre più abitato da etnie diverse e sempre più povero di strutture adeguate e risposte istituzionali alle situazioni di disagio.

Dalla chiesa San Nicolò di Bari è partita una catena di solidarietà e volontariato che ha chiamato in causa anche le istituzioni cittadine. I bambini del quartiere sono stati coinvolti in laboratori artistici, musica e teatro (otto per ciascun gruppo), altri 27 hanno partecipato al laboratorio socio-affettivo e 30 sono stati aiutati con attività di doposcuola. Ad avviare le prime attività sul territorio è stato padre Furnari, parroco della chiesa e psicologo. Il ruolo degli specialisti è stato quello di costruire, insieme ai soggetti dell’intervento, un ponte tra le istituzioni, la parrocchia, le associazioni del territorio e la comunità. Ottimi i risultati di un progetto che ha coinvolto anche le famiglie. “Il dato più rilevante è l'importanza che i bambini hanno dato all'accompagnamento scolastico con una indicazione dell'esigenza di spazi più ampi e più silenziosi - ha spiegato la professoressa Giovanna Perricone dell’università di Palermo -. Spesso questi progetti di promozione sociale inducono senso di confusione con ricaduta di dispersione in soggetti con fragilità sociale, cosa che non è accaduta in questo caso. Inoltre, i bambini chiedono una maggiore durata dei laboratori; mettono in evidenza la percezione dell'importanza del lavoro svolto durante lo svolgimento del progetto e l’utilità di questo lavoro per il successo scolastico”.