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Calcio e soldi

Palermo, altro "giorno della verità"
Ma il closing somiglia a una fiction


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L’ultimatum di Zamparini, le frenate di Baccaglini. Cosa c'è dietro i ritardi nella cessione del club

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PALERMO - Da mesi, ormai, ogni giorno è il giorno della verità. Ma l’impressione è che a mancare sia proprio quella. O almeno un pezzo di quella. E che l’operazione che dovrebbe portare al tanto annunciato “closing” profumi anche un po’ di finzione. O quantomeno che difetti un po’ di trasparenza. Insomma, in questa vicenda del passaggio di consegne (e di quote) tra il patron uscente Zamparini e il nuovo presidente Baccaglini, sembrano mancare tasselli e tessere. Qualcosa, da mesi non torna. E l’ultimo ingrediente ficcato dentro il pentolone di questo minestrone verso il quale la città e i tifosi guardano ormai con fondatissima preoccupazione, è l’ultimatum improvviso e unilaterale dell’imprenditore friulano: oggi o mai più.

Insomma, è il nuovo, ennesimo giorno della verità. Che si aggiunge ai tanti altri che hanno puntellato gli ultimi mesi. E che hanno giustificato anche i dubbi e le incertezze dei tanti, non solo tra i supporter rosanero, ma anche tra gli addetti ai lavori, che iniziano a temere una “presa per il closing”. Che ovviamente nessuno si augura. Ma oggi, nel nuovo giorno della verità, sarebbe forse il caso di chiarire. Di accendere qualche luce sulle zone d’ombra. Di far emergere, dai silenzi “necessari per portare a termine l’operazione”, i contorni reali della vicenda.

A cominciare dal presidente Paul Baccaglini. E in questo senso, sarebbe interessante apprendere nel dettaglio la strada che ha condotto l’ex Iena al patron Zamparini. Si conoscevano già? Ha in qualche modo un legame con un altro nome apparso e presto svanito in questa storia tinta di giallo, cioè quello di Frank Cascio? E quali sono i rapporti reali oggi tra il friulano e l’ex inviato in abito scuro di Italia Uno? Due “controparti” o soggetti, in fondo, non così in contrapposizione, nonostante i duri toni dell’ultimo comunicato. E ancora, in che modo, nell’operazione, entra – se entra - il progetto del nuovo stadio del Palermo?

E ancora, c’è da capire un fatto essenziale e persino di una banalità imbarazzante: Baccaglini ha trovato i soldi per acquistare le quote di Zamparini? Una somma quantificata in circa 70 milioni di euro. Soldi che dovevano finire in un fondo poi trasferito alla YW&F Global Limited, la società veicolo che già il 19 aprile scorso era stata indicata come acquirente del Palermo Calcio, salvo poi essere registrata appena cinque giorni fa a Londra.

E qui, le prime cose che non tornano. E il tragitto delle contraddizioni e delle ombre è facilmente percorribile partendo proprio da quel 19 aprile. Data in cui viene presentata la società che avrebbe acquistato il Palermo e contestualmente veniva fissata per il 30 aprile la data dell’ormai famigerato “closing”. Ma quel giorno, non se ne fa nulla.

Un intoppo, si diceva. Una frenata dovuta solo a problemi di natura tecnica. Il closing era comunque “cosa fatta”, e l’8 maggio il Palermo Calcio diramava un comunicato rassicurante, secondo il quale il passaggio di consegne sarebbe dovuto avvenire “come convenuto entro la fine di questa corrente settimana, permettendo il passaggio di proprietà. Questo è l'impegno preciso che si è avuto dal presidente Baccaglini e dal gruppo finanziario che sostiene l’operazione". Quale sia il gruppo finanziario, resta ancora, per buona parte, un mistero.

Quella settimana ovviamente scivolerà via, mentre il Palermo prendeva atto della sua retrocessione matematica in serie B. E l’impegno non sarà mantenuto nemmeno stavolta. Anche quel giorno della verità si è risolto in una promessa non rispettata.

Da allora, ossia da quaranta giorni, è cambiato poco o nulla. Se si escludono le notizie su una inchiesta della Guardia di finanza sui conti della società di Zamparini. L’ombra del fallimento, insomma, che si aggiunge alle paure sul futuro, alle incertezze di questo passaggio. Timori smentiti seccamente dal patron friulano, secondo il quale, le “difficoltà economiche” sarebbero assai inferiori a quelle paventate.

Ma come detto, siamo ancora lì. E la vicenda finanziaria ha finito per travolgere quella sportiva. Già, perché il Palermo Calcio sarebbe ancora una società sportiva. Che oggi, quando tutte le altre si muovono concretamente per preparare i progetti in vista delle prossima stagione, non può contare su un allenatore, su un direttore sportivo e da pochi giorni nemmeno sul responsabile delle giovanili, dopo l’addio di Dario Baccin: “Non ci sono le condizioni per continuare” ha detto in sostanza. Nuove ombre, insomma.

E così, si arriva a oggi. Al nuovo giorno della verità, che dovrà però stavolta dare almeno una risposta a un territorio che negli anni passati, dai fantomatici imprenditori che avrebbero dovuto risollevare le sorti della Keller, passando per i tanti ottimisti che avrebbero dovuto rilanciare la Fiat di Termini Imerese, passando per i recenti interessi i cinesi, russi e arabi per l’Isola, presto sgonfiati, ha troppo spesso dovuto archiviare speranze rivelatesi finzioni.

Una città, poi, Palermo, che proprio in questi giorni si è accesa per la vicenda di un candidato sindaco come Ismaele La Vardera che ha deciso di trasformare la sua campagna elettorale in un film. Una storia slegata da quella del Palermo Calcio, ovviamente, se si esclude la comune origine tra il candidato e il neo presidente rosanero, quella legata al programma televisivo delle Iene. Ma una storia che ha insinuato, tra i pensieri dei palermitani, persino il timore di trovarsi di fronte a una nuova finzione. Che è il contrario, a pensarci bene, di ciò che si intende per “giorno della verità”.