Live Sicilia

C'era una volta 'L'Arena'

Anche Giletti 'vittima' di Crocetta
Caro Massimo, ti avevamo avvisato


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Chiude 'L'Arena' e non si sa se e quando tornerà. Niente niente che....

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Caro Massimo Giletti,

Dunque 'L'Arena' chiude. E non si sa cosa farai tu. Se verrai consacrato alla prima serata del sabato, come si sussurra. Se rifiuterai sdegnosamente la promozione che ha il retrogusto stantio di una rimozione e transiterai altrove. La solidarietà è d'obbligo, in questi casi. Come saprai, il tuo ribellismo televisivo, con l'occhiolino ammiccante verso il grillismo imperativo, non ci è mai piaciuto. Ma le motivazioni che hanno provocato il taglio reciso di un programma ricco di ascolti saranno probabilmente cosucce da rigattieri del potere, peggiori di ogni pessima suggestione populista.

Dopodiché ti starai chiedendo: che è successo? Quale fu mai la pietruzza nera che ha portato la bilancia a inclinarsi sul piano della sconfitta? Proviamo a spiegartelo noi, Massimo, ti dobbiamo almeno una cortesia dopo tante stilettate: ci colpa SaroSaro, cioè Rosario Crocetta da Gela, governatore della Sicilia per disgrazia dei siciliani. Ecco, ci colpa lui, il tuo ospite di riferimento.

Perché devi sapere – Caro Massimo Giletti - che Saro funziona così: c'è una cosa aperta? Arriva lui e la chiude. Un cataclisma, peggio di Candy Candy, l'eroina di un tragicomico cartone animato, che – pure lei – dove arrivava, sollevava sfracelli, come ha scritto Salvo Toscano in un libro (purtroppo) inedito. E i bambini della Casa di Pony non crescevano. E i suoi amici morivano, in guerra e in pace. E i procioni scappavano, scomparendo tra i flutti. E scoppiava la prima guerra mondiale, che in precedenza, appunto, non c'era mai stata. Solo che Candy piangeva, versando lacrime di sconforto. Saro, invece, ride.

E non vogliamo sostenere che Saro sia un moltiplicatore di sfiga. No. E' che ha il karma della catastrofe. Ed è contagioso. Infatti, la Regione – sotto il suo comando – ha chiuso bottega. Mica quando non c'era Rosario era bellissima, eppure respirava. Ora, non più. E hanno voglia i furbacchioni del Pd – sia scritto per inciso – di cercare un Santissimo in processione che li salvi dalla prossima disfatta elettorale. Affonderanno, perché il Crocettismo, che hanno foraggiato, sostenuto e contrabbandato alla stregua di una rivoluzione, non potranno giustificarlo mai.
E torniamo a te, Massimo. Sei rimasto un po' fregato dal Crocettismo anche tu?


Però, noi te l'avevamo amichevolmente suggerito di stare un po' più attento. Invitare un simpatico battutista assurto, democraticamente, alla carica di lìder maximo della Trinacria, può essere un ristoro all'inizio. Poi diventa una stucchevole reiterazione. Tu hai preso un catalizzatore di imposture politiche – l'antimafia, il moralismo, il buon governo: vasto è l'elenco – e gli hai offerto l'uniforme intonsa di eroe nazionale. Era giornalismo?

In principio, il pubblico si divertiva. I telespettatori battevano le mani, mentre Saro confondeva i mesi con i giorni, i milioni con i miliardi. Poi, magari, qualcuno ha continuato a guardarlo, ma con un sentimento di ostile incredulità, con un'effervescenza di sospetto. E questo sarebbe un presidente? E questa sarebbe la Rai? E questo sarebbe servizio pubblico? Non contano solo i numeri, vale perfino reputazione. Non avrai pagato (anche) l'ostinazione del tuo errore e - più in generale - la retorica a senso unico del prodotto?

Su con la vita, però,  Caro Massimo Giletti: dalle altezze del tuo conto corrente, della tua visibilità e della tua bravura, puoi serenamente fregartene. Un ex lavoratore della Formazione siciliana, in effetti, un po' meno.