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Forzisti tra Alfano e Musumeci
Il dilemma agita il centrodestra


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, Politica

La mano tesa e il bivio. Con chi si guadagnano più consensi? La contrarietà espressa dai salviniani.


PALERMO - L'apertura, per certi versi sorprendente, non è passata inosservata. La mano tesa da Gianfranco Miccichè ieri ad Angelino Alfano in una dichiarazione rilasciata a Livesicilia non poteva non agitare il centrodestra siciliano.

“Io cerco i centristi. Se Alfano non è più di sinistra ma è di centro, cerco anche lui”, ha detto ieri Miccichè. Spingendosi un po' più in là rispetto alle posizioni espresse fin qui. Forza Italia infatti non aveva mai fatto mistero di guardare alla gente di Alfano, senza mai però prospettare la possibilità di una collaborazione con l'ex delfino di Berlusconi, considerato dai seguaci del Cavaliere come un “traditore” politico. Ma la realpolitik cambia le cose. E dopo che la candidatura di Piero Grasso ha subito una battuta d'arresto e i ballottaggi Oltre Stretto hanno sorriso al centrodestra, forzisti e compagni credono sempre più alla possibilità di una vittoria.

L'idea è quella di allargare la maggioranza al centro. Portando dall'altra parte anche chi fin qui è stato alleato di Renzi a Roma e Crocetta in Sicilia. Una scelta che potrebbe non essere indolore.

I salviniani, ad esempio, hanno manifestato tutta la loro contrarietà. “La nostra partecipazione alla coalizione di centrodestra è condizionata a due punti irrinunciabili: programma a trazione salviniana e mai, sottolineo mai, con Alfano e gli altri che hanno governato assieme al Partito democratico”, ha detto Angelo Attaguile, segretario nazionale di Noi con Salvini.

E così si approfondisce la spaccatura tra moderati e “sovranisti” nella coalizione. Il dilemma pesa su Forza Italia. Che dovrà valutare quando si guadagna e si perde dall'abbraccio con Alfano o dal sostegno a Nello Musumeci. Un bivio tutt'altro che semplice.

Se l'allargamento della coalizione, infatti, passerà dall'intruppare forze che ancora oggi hanno un assessore nel governo regionale di Rosario Crocetta non è difficile prevedere che questo comporterà un dazio da pagare per il centrodestra.

Tanto più che Nello Musumeci non ha intenzione di fare passi indietro. Il politico catanese tira dritto con la sua candidatura ispirata al “civismo” e se la spaccatura non sarà sanata il centrodestra rischierà ancora una volta, propri come cinque anni fa, di presentarsi diviso all'appuntamento, con due candidati.

Ieri il tema è stato al centro di una riunione del gruppo di Forza Italia all'Ars, alla presenza di Miccichè. Al termine era stato diffuso un comunicato in cui si escludevano veti verso Musumeci (nei confronti del quale in passato il capogruppo Marco Falcone ha svolto il ruolo di pontiere). La nota è stata poi annullata e ci ha pensato il deputato Riccardo Savona a raccontare in un successivo comunicato che in realtà nella riunione non è stato fatto il nome di nessun candidato, ma che piuttosto si è dato mandato a Miccichè di formare un tavolo con gli alleati per dare vita a una coalizione ampia.

Gli alfaniani dal canto loro hanno mostrato attenzione per l'apertura di Miccichè. Le sue parole sono state definite “interessanti” da Giuseppe Castiglione. Il gelo tra Alfano e Renzi e la prospettiva ancora non tramontata di una candidatura di Piero Grasso con tutti i paletti che questa comporterebbe per la coalizione suggeriscono ai centristi di Alternativa popolare – o almeno a una parte di essi - di cercare una provvidenziale via di fuga a destra.

E se il baricentro di un centrodestra siciliano senza “sovranisti” si sposterà al centro, cresceranno le quotazioni dei candidati dal profilo più moderato. Roberto Lagalla, ideale anello di congiunzione tra i centristi che in questa legislatura sono stati su sponde opposte, ha ribadito ancora una volta la sua disponibilità. Ma restano in ballo anche i nomi di Stefania Prestigiacomo, Basilio Catanoso, Giusy Savarino e Gaetano Armao.

Resta da comprendere quale sarà il bilancio in termini di consensi che i berlusconiani pagherebbero resuscitando Alfano e le sue truppe e rinunciando a Musumeci. Un calcolo tutt'altro che scontato. Che potrebbe rivelarsi decisivo il 5 novembre.