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Lo studio della Fondazione Res

Cresce il Pil della Sicilia
Ma le famiglie sono in crisi


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, Economia

La disoccupazione sfiora il 21 per cento.

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PALERMO - Cresce a ritmi leggermente superiori rispetto a quella nazionale l'economia in Sicilia. Dopo anni di indicatori in caduta libera e dopo "la svolta" del 2015, che ha registrato un aumento del Pil del +2,1% (certificata dall'Istat), nel 2016 il Prodotto intorno lordo, nell'Isola, risulta pari a +1,3%. Secondo le previsioni, il dato continuerà a rafforzarsi anche nell'anno in corso: nel 2017 il Pil dovrebbe attestarsi intorno all'1,8%, mentre nel 2018 a quota +1,5%. E' quanto emerge dal rapporto II/2017 "Congiuntura Res - Analisi e previsioni", realizzato dalla Fondazione RES e presentato oggi a Palermo. Secondo lo studio gli indicatori economici, nell'isola sono tutti moderatamente positivi: dalle esportazioni ai consumi.

La disoccupazione resta ancora a due cifre, nel 2017 risulta pari al 20,9% ma si prevede un calo dello 0,3% nel 2018 (quando il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi a quota 20,6%). Un miglioramento, però, che si basa per lo più su contratti di lavoro precari e stagionali. Le previsioni di crescita dell'economia regionale sono spiegate dal basso livello di partenza e da condizioni strutturali più deboli rispetto al resto del Paese. A sostenere questo aumento è stata inizialmente la domanda delle famiglie (+1,7%), ma sull'onda di un clima più positivo saranno soprattutto gli investimenti produttivi a registrare le dinamiche più vivaci, consolidando la necessaria ristrutturazione e l'ammodernamento del sistema produttivo.

"Le più recenti evidenze Istat relative al 2015 - ha detto Adam Asmundo, responsabile dell'Osservatorio congiunturale della Fondazione Res e autore del rapporto - certificano l'inversione di tendenza del ciclo economico regionale, più volte anticipata dal modello di previsione della Fondazione Res. La crescita è sostenuta soprattutto dalla domanda interna, in un positivo clima di fiducia che alimenta i consumi delle famiglie, la produzione e gli investimenti produttivi, nonostante le crescenti disparità nella distribuzione del reddito e della ricchezza". "I dati su forze di lavoro e occupati - conclude - segnalano un positivo aumento della manodopera utilizzata in agricoltura e nei servizi, a fronte dell'affacciarsi sul mercato del lavoro di persone precedentemente non occupate, un indicatore di fiducia non trascurabile, soprattutto fra i giovani".

Ma c'è anche un dato negativo, legato al reddito delle famiglie: quelle siciliane sono le ultime di Italia quanto a disponibilità di reddito. Nell'Isola oltre la metà vive con meno di 18 mila euro, a fronte di un reddito medio familiare regionale di 21.800 mila euro, contro una media nazionale di circa 30 mila euro, con punte tra i 34 e 37 mila euro nelle regioni più ricche. Secondo lo studio, rimane "di difficile valutazione, comunque, l'entità dei redditi distribuiti al di fuori del circuito formale, fenomeno che fornisce una parziale spiegazione della tenuta della domanda aggregata, anche in periodi critici".

Nel 2017 in Sicilia, invece, aumentano gli scambi con l'estero. Dopo un 2016 che aveva segnato per il quarto anno consecutivo un complessivo rallentamento, import ed export sembrano più vivaci: le importazioni dirette risultano in crescita del 62,7%, a fronte di un meno rapido incremento delle esportazioni (+37,6%), che nel primo trimestre 2017 sono salite in totale da 1.677 a 2.307 milioni di euro, recuperando in parte i livelli del biennio 2012-2013.

In Sicilia, inoltre, la flessione del numero di imprese iniziata nel 2007-2008 sembra ormai essersi arrestata. Le variazioni nel periodo 2007-2016 rimangono negative (-7,7%,), ma i dati evidenziano importanti cambiamenti strutturali, in termini settoriali e territoriali. Rispetto al 2007-2008, il settore primario ha registrato, fra agricoltura e pesca, un evidente processo di razionalizzazione e concentrazione della base produttiva (circa 28 mila imprese in meno), mentre nel settore manifatturiero si registra un calo (da 37,7 a circa 27,5 mila imprese attive, -27,0%). Il quadro sembra, dunque, rivelare che il processo di deindustrializzazione della Regione probabilmente si è ormai concluso. Meno marcato appare, infatti, il ridimensionamento delle costruzioni scese da 45,1 a 41,8 mila imprese (-7,4%), mentre assume sempre maggiore evidenza la nuova crescita dei servizi a più alto potenziale di crescita della produttività. Nel terziario continuano a risultare stabili - e talvolta in crescita - molti servizi al dettaglio, come le attività di alloggio e ristorazione (+77,4%); anche se sono i servizi a maggior valore aggiunto - dall'istruzione (+43,1%) alla sanità (+62,9%) - a segnare la crescita più consistente, in termini di numero d'imprese. Le attività finanziarie e assicurative, infine, riportano un +12,1% a fine periodo. Andando all'andamento su base provinciale, a soffrire maggiormente le trasformazioni imposte dalla crisi sono state le province di Agrigento, Trapani, Enna, Caltanissetta e Catania, che dal 2007 hanno registrato flessioni nel numero di imprese attive comprese fra il 16 e l'8%. Meno vulnerabili, invece, Palermo e Messina, aree caratterizzate da una relativa maggiore presenza pubblica nell'economia, mentre più stabili sono risultati i contesti produttivi di Siracusa e Ragusa. A fronte delle flessioni, la nascita e la diffusione di nuove imprese interessa in maniera articolata tutto il territorio regionale: in alcuni casi in armonia con le tradizionali vocazioni del territorio, spesso anche secondo nuovi percorsi di specializzazione e competitività.