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IL CASO

Magistrato o "ministro grillino"
Di Matteo, il bivio si avvicina


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Antonino Di Matteo

Le indiscrezioni lo proiettano verso il Viminale e il pm antimafia non smentisce. Serve chiarezza.


PALERMO - Non è di Antonino Di Matteo probabile ministro dell'Interno che ci si deve occupare, ma di Di Matteo magistrato antimafia. Non è solo una banale questione temporale che impone di guardare al presente prima di concentrasi sul futuro. Se e quale valore aggiunto un magistrato possa dare alla politica, alla luce dei precedenti, resta un tema in sospeso.

Alcune indiscrezioni di stampa, che il magistrato non ha smentito limitandosi “a non rilasciare alcuna dichiarazioni in merito”, lo indicano come ministro di un futuribile governo 5Stelle.

Di Matteo, se le indiscrezioni dovessero essere confermate, avrà la possibilità di dimostrare di essere l'autorevole rappresentante di un governo politico e, perché no - non difetta certo di capacità e caparbietà - il migliore dei ministri della Repubblica, ma oggi è l'autorevolezza della funzione del magistrato che va salvaguardata. Autorevole un magistrato lo è essendo e mostrando di essere indipendente. E allora serve chiarezza, quella chiarezza che non è ancora arrivata.

Era già accaduto nel maggio scorso quando Di Matteo espresse pubblicamente il proprio gradimento nei confronti del codice etico del Movimento di Beppe Grillo. Pochi mesi dopo aver condiviso il “No” grillino al referendum costituzionale. Nel corso di un convegno sulla Giustizia organizzato dai 5Stelle alla Camera dei deputati Di Matteo, che allora era ancora pubblico ministero a Palermo, disse: "L'eventuale impegno politico di un pm non mi scandalizza, ma penso che un eventuale scelta di questo tipo debba essere fatta in maniera definitiva e irreversibile, ovvero è incompatibile con la pretesa poi di tornare a fare il giudice”. Posizione apprezzabile e netta. Più vaga la successiva affermazione: “Io non rispondo alla domanda che riguarda l'eventuale mio impegno politico, ma dico che non sono d'accordo con Davigo e Cantone e con chi pensa che l'esperienza di un magistrato non possa essere utile alla politica".

Ora la nuova indiscrezione secondo la quale, Di Matteo starebbe “già pregustando il sogno inconfessato di essere lui il ministro dell’Interno che annuncerà la cattura del superboss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro”.

Di Matteo ha lasciato l'incarico di pm per trasferirsi alla Direzione nazionale antimafia di Roma dopo polemiche e ricorsi. A Palermo ritorna spesso perché è stato applicato al processo sulla Trattativa in cui vengono giudicati boss e vecchi rappresentanti delle istituzioni. A Livesicilia ieri ha risposto che “non ha alcuna dichiarazioni da rilasciare”, rimandando ai concetti espressi nel convegno in cui non si scandalizzava per l'impegno di un magistrato in politica, ma non rispondeva alla domanda sul suo possibile futuro da ministro.

Mestiere difficile il magistrato, che non può prestare il fianco ad alcuna delegittimazione vista la delicatezza del ruolo. Difficilissimo fare contemporaneamente il magistrato e il “candidato” grillino. La chiarezza è oltremodo decisiva.