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Il confronto

In Sicilia la Formazione è ferma
“Ecco come funziona in Lombardia”


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Gianni Bocchieri (in foto) guida il settore a Milano, ed è di origini ragusane: “Prima la persona”.


PALERMO - In Sicilia i corsi non partono ancora. Ed è così ormai da più di due anni. Da quando, cioè, i vari bandi per la Formazione professionale sono stati travolti dai ricorsi ai tribunali amministrativi. Ricorsi che in qualche caso hanno costretto l’assessorato alla “marcia indietro”, a rivedere i bandi per gli enti. Anzi, a revocarli, per far ripartire tutto con bandi nuovi. A loro volta impugnati. E oggi, nel caso dell’Avviso 8 da 136 milioni, in attesa di due pronunce: il Cga a fine luglio, il Tar a settembre. “Ma i corsi partiranno comunque” ha fatto sapere l’assessore Marziano. Una ripartenza attesa da circa 4 mila operatori. Gli unici a poter essere “ripescati”, soldi alla mano. E che da tempo lamentano i “guai” legati a questo stallo: senza reddito, costretti a prestiti e a sacrifici enormi.

Una Formazione che soffre, quella siciliana. Non solo per i ritardi attuali, ma anche per la zavorra ereditata dal passato: fino a pochi anni fa erano oltre 7 mila gli addetti (la metà di tutta Italia), enti travolti dagli scandali, finiti nelle inchieste giudiziarie.

C’è invece, un’altra Formazione. E il confronto con la Lombardia, oggi, va al di là dello stereotipo del Nord “efficiente” a fronte di un Sud sempre boccheggiante. Anche perché, a dirigere il dipartimento Formazione e istruzione della Regione Lombardia è un burocrate di origini siciliane. Ragusane, per l’esattezza. Gianni Bocchieri guida gli uffici della Formazione lombarda. E il suo racconto è un insieme di buone pratiche da seguire. Un modo di guardare al settore da un’altra prospettiva. Dove la “domanda” viene prima dell’offerta. E dove nessuno pensa di rivolgersi ai tribunali per impugnare i vari avvisi. Per un motivo molto semplice:

“In Lombardia – racconta Bocchieri - la situazione è molto diversa dall’Isola. Se dal punto di vista burocratico-amministrativo possiamo chiamarli avvisi, dal punto di vista pratico funzionano in modo opposto rispetto a quelli delle altre regioni. In Lombardia non finanziano gli operatori che erogano la formazione od i servizi al lavoro, ma le persone che ne hanno bisogno, che fanno richiesta alla Regione la quale paga all’ente scelto dalla persona stessa la quota di risorse necessaria a coprire i servizi erogati. Non sono quindi le commissioni di valutazione regionali a fare le graduatorie di valutazione. Sono le singole persone che fanno la loro ‘graduatoria sul campo’, scegliendo tra i circa 700 enti accreditati per la formazione e per i servizi al lavoro”. Da lì, insomma, oltre a un più stretto legame tra le aspirazioni degli allievi e i progetti previsti, anche una specie di “selezione naturale” dei soggetti che “fanno formazione”.

“Oltre a questo pilastro – spiega Bocchieri - il sistema lombardo si regge su quello dell’erogazione dei finanziamenti ‘a risultato raggiunto’, a costi standard ossia a costi predefiniti e non a piè di lista per coprire la retribuzione dei formatori e le spese gestionali degli enti. Con questi accorgimenti, assieme ad una programmazione con tempi certi per alcune tipologie di formazione - penso ai percorsi di istruzione e formazione professionale per l’assolvimento dell’obbligo d’istruzione dei giovani fino a 16 anni - garantiamo il regolare avvio di tutte le annualità formative ed un sistema di servizi di formazione ed accompagnamento al lavoro sempre aperto ed orientato ai fabbisogni dei destinatari, più che alle esigenze degli operatori”. Un sistema capovolto, insomma. Prima il soggetto da formare. Dopo, solo dopo, gli enti. 

“Secondo me in Sicilia, come è stato fatto in Lombardia, - ribadisce Bocchieri - occorre rovesciare la prospettiva: mettere la persona al centro delle politiche e dei processi amministrativi, per orientare il sistema verso una formazione che si concluda con l’attivazione delle persone nella ricerca attiva di un lavoro e con l’ inserimento lavorativo. Del resto è questa la direzione indicata dagli organismi europei che vigilano sulla spesa del Fondo Sociale Europeo. Credo che non sia un caso se quest’anno tra le quattro buone pratiche selezionate a livello europeo per la categoria istruzione e formazione – aggiunge il dirigente - c’è proprio il nostro sistema della Dote Unica Lavoro di Regione Lombardia. Un modello di sostegno per l’inserimento lavorativo e per la riqualificazione professionale avviato a fine 2013, che la Commissione ha esaminato con attenzione e che ha ritenuto di dover diffondere a livello europeo come buona pratica da replicare”. Un altro punto di forza del sistema lombardo sarebbe la possibilità di “far fare esperienze lavorative all’interno dei percorsi, nella duplice forma dell’alternanza scuola lavoro o dell’apprendistato formativo. Una spinta concreta in tal senso – spiega Bocchieri - potrebbe consistere in una previsione che vincoli gli enti a realizzare almeno un’esperienza lavorativa significativa all’interno di ogni percorso formativo”.

Chi deve portare avanti queste attività? Quante persone servono? Nell’Isola, come detto, specie sotto elezioni si assiste all’impennata delle assunzioni negli enti. Il numero totale è giunto persino oltre quota settemila, pochi anni fa. Adesso, tra revoche di accreditamento e fallimenti, i lavoratori che possono ancora trovare spazio nel settore sono circa quattromila. Tanti? Pochi? “In Lombardia – dice Bocchieri - abbiamo circa 700 operatori accreditati per la formazione e per i servizi al lavoro, che sono liberi di assumere chi vogliono per realizzare le migliori attività formative, fermo restando i requisiti professionali minimi fissati dalla disciplina regionale per essere accreditati, ossia per essere abilitati ad erogare la formazione sul territorio. Non abbiamo un albo dei formatori perché sono gli enti che devono liberamente sceglierli per fornire un servizio non al di sotto degli standard anche qualitativi fissati dalla Regione”.

Anche in questo caso, quindi, il numero degli operatori si “cuce” sulle necessità, sulla domanda. Un meccanismo che, spiega sempre Bocchieri, ha reso la Formazione lombarda immune, negli ultimi anni, da complicazioni di natura giudiziaria: “Anche in Lombardia, prima di liberarci della ‘tirannia del bando’, delle valutazioni, delle graduatorie, degli accessi agli atti e dei ricorsi, - spiega - ci sono stati casi di cui si è occupata la magistratura. Il rimedio è stato proprio l’introduzione del sistema dotale, per cui l’ente è scelto dalla singola persona e non da una commissione di valutazione. Certo, con questo sistema, la burocrazia regionale, in primis il direttore generale, cede una parte della sua presunta sovranità anche solo per definire i criteri di valutazione. Ma è proprio questo arretramento della burocrazia – conclude Bocchieri - che può rendere più trasparente il sistema, che si libera così anche dell’alea dei criteri che accompagna l’uscita di ogni avviso”.