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L'ASSEMBLEA DEI SINDACI

Migranti, regioni al collasso
Nel Messinese è scontro aperto


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La foto della protesta (Foto Facebook)

Castell'Umberto, sui Nebrodi, capofila della protesta che ha coinvolto diverse città italiane.

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PALERMO - Ancora arrivi di migranti sulle coste italiane: oltre 1500 sono sbarcati tra Bari e Corigliano Calabro (tra loro anche donne incinte e bambini) in una giornata che è stata segnata anche da qualche protesta. La più clamorosa nel messinese, dove nel tentativo di impedire l'arrivo disposto dalla prefettura di 50 profughi, alcuni cittadini, capeggiati dal sindaco di Castell'Umberto Vincenzo Lionetto Civa, hanno circondato la struttura, chiudendo gli accessi con le loro auto e fermando l'ingresso di un gruppo elettrogeno destinato all'ex albergo. Gli immigrati erano però già dentro l'immobile, che secondo il sindaco è stato dichiarato da mesi "inagibile, senza luce, con acqua fornita dal Comune di Castell'Umberto". Questa mattina davanti all'hotel "Il Canguro" è stata convocata un'assemblea pubblica con la partecipazione dei sindaci dei Nebrodi e di tutti i cittadini per confrontarsi e discutere sulla questione dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti nel territorio.

La "rivolta" è partita dopo un post pubblicato dal primo cittadino nella notte: "Con un atto unilaterale senza preavviso un minuto fa la prefettura di Messina mi ha semplicemente informato che trenta immigrati in nottata saranno trasferiti presso l'hotel il Canguro. Non ritengo questo un atto di coinvolgimento istituzionale corretto ... mi sto recando immediatamente sul luogo dove, indossando la fascia tricolore, bloccherò l'ingresso con la mia autovettura della struttura alberghiera". "L'albergo è in ottime condizioni e si trova nel territorio di Sinagra non di Castell'Umberto anche se i due comuni sono vicini", è stata la replica della prefettura di Messina, che ha anche assicurato che a breve 25 migranti su 50 saranno trasferiti. Mentre il sindaco di Sinagra, Nino Musca, ha fatto sapere che ieri gli era stato annunciato l'arrivo di 25 persone: "altri 25 dovevano essere portati nel Comune di Merì, ma poi è stato accertato che l'immobile scelto non aveva i requisiti di agibilità. Per l'accordo tra l'Anci e il Viminale sono previsti 2,5 migranti ogni mille abitanti. Sinagra ne ha 2700 quindi certo non ce ne sarebbero spettati 50". Scoppiata la polemica, il sindaco di Castell'Umberto si è voluto difendere: "non siamo razzisti. I sindaci dei Nebrodi hanno sempre accolto i migranti e continueranno a farlo, ma servono le giuste strutture e anche un coordinamento istituzionale migliore". Parole accompagnate da un ripensamento: la scelta di far entrare il gruppo elettrogeno che deve fornire luce all'hotel.

Se nel Messinese è esplosa la tensione, la giornata è stata difficile anche nei due porti in cui sono approdati i 1500 migranti, che erano stati tratti in salvo ieri. A Corigliano sono sbarcati in 923, tutti sub sahariani: 595 uomini (tra cui anche alcuni feriti), 121 donne (14 incinte) e 203 minori. Gli adulti saranno trasferiti in altre regioni, i minori non accompagnati resteranno in Calabria. Ma le strutture di accoglienza per i ragazzi di Corigliano "sono ormai sature, non abbiamo più immobili dove collocarli" ha detto il sindaco Giuseppe Geraci, che ha definito la situazione "una tragedia". Anche a Bari, tra i 644 nordafricani sbarcati, c'erano minori non accompagnati e tanti bambini, persino di pochi mesi, e donne incinte, oltre a un uomo ferito. Due donne con neonati sono state ricoverate in ospedale. E sono in corso accertamenti su due cittadini egiziani sospettati di essere gli scafisti. Ad un altro scafista, accusato di aver trasportato dalla Libia alla Sicilia 750 migranti, è stata inflitta dal tribunale di Palermo una pesantissima pena pecuniaria: dovrà pagare 18,7 milioni di euro, oltre a scontare otto anni e mezzo di reclusione.

Iniziative contro centri di accoglienza per i migranti ci sono state anche a Pistoia e San Salvo, in provincia di Chieti, dove il sindaco Tiziana Magnacca ha fatto una conferenza stampa davanti a un ex albergo destinato a ospitare rifugiati. Mentre nel bresciano, a Serle, sono stati i richiedenti asilo a ribellarsi contro i gestori della struttura che li ospita: "non mangiamo e veniamo minacciati se proviamo a dire qualcosa alla polizia", hanno denunciato, forti anche delle registrazioni di insulti e minacce.