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Fumata nera azienda-sindacati
La Ksm non ritira i licenziamenti


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, Economia

Si è chiuso con un verbale negativo l'incontro di oggi presso il Centro per l’impiego di Palermo

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PALERMO - La Ksm non ritira gli oltre 500 licenziamenti. Si è chiuso con un verbale negativo l'incontro di oggi presso il Centro per l’impiego di Palermo tra l’azienda e i sindacati. Nonostante l’invito dell’assessorato alla Lavoro alla realizzazione di un incontro prima di chiudere la fase istituzionale, la società ha chiesto di definire la procedura dichiarando che procederà secondo la legge.

La Uiltucs esprime “rammarico per l'esito, abbiamo chiesto il ritiro dei licenziamenti e la disponibilità alla mobilità volontaria e ai prepensionamenti incentivati, ma l'azienda non ha espresso disponibilità in tal senso, dunque l'esito negativo è stato inevitabile. Siamo molto preoccupati, ci auguriamo che l'azienda prima di partire con i licenziamenti aspetti la realizzazione del tavolo istituzionale. Siamo convinti che un serio impegno politico possa aiutare a ripristinare, in questo settore, condizioni di regolarità contrattuale e normativa e contribuisca a intervenire sui bandi affinché non si aggiudichino le gare al massimo ribasso a tariffe molto più basse rispetto al costo del lavoro previsto dalle tabelle ministeriali. La Regione dovrebbe intervenire e implementare il personale degli uffici ispettivi per fare partire i controlli in tutte quelle imprese che si aggiudicano gli appalti tariffe troppo basse”. "Avremmo fortemente voluto che l'azienda attendesse l'incontro in assessorato che dovrebbe svolgersi giovedì - ha detto Mimma Calabrò, segretario generale della Fisascat Cisl - ed invece sembra essere rimasta sorda anche all'intervento del ministro Giuliano Poletti che si è interessato al destino dei lavoratori della Ksm. Noi invece restiamo fiduciosi che il prossimo incontro possa creare le condizioni per trovare soluzioni nell'interesse di tutti e per parlare delle problematiche generali che gravano sul settore".

La nota della Ksm. Nel corso della riunione tenutasi presso il Centro per l’Impiego di Palermo, dopo un anno di discussioni e confronti con le OO.SS, e dopo che la Società ha accettato di prorogare per ulteriori due mesi circa il tempo massimo di confronto statuito dalla legge (60gg dalla apertura della procedura di mobilità), le OO.SS. hanno definitivamente rigettato le proposte che la Società aveva avanzato, non operandone altre coerenti ed utili rispetto alla natura della crisi che si è costretti ad affrontare, determinando di fatto la chiusura negativa del tavolo negoziale. Nel corso dell’intero anno trascorso la Società ha portato avanti il confronto con le OO.SS., illustrando nei dettagli la situazione di grave crisi che la attanaglia e le motivazioni oggettive della stessa, riconducibili non a carenza di servizi, ma a comportamenti di aziende che hanno falsato il mercato di riferimento, offrendo servizi a tariffe inferiori al solo costo del lavoro, e di come a fronte di questo la società si trovasse e si trovi nell’impossibilità di proseguire nei servizi in perdita, cosa che la costringe a ridurre di conseguenza il numero dei propri lavoratori. Si è richiesto sin dall’inizio alle OO.SS. un supporto nella definizione di correttivi temporanei del Costo del Lavoro che permettessero all’azienda di alleviare l’impatto sull’occupazione nel mentre, insieme alle Istituzioni, alle OOSS ed agli organismi datoriali, si rendesse concretamente operativo un tavolo di confronto tecnico e politico avente l’obiettivo di rimettere ordine e definire le regole in un settore strategico per il Paese, e che ad oggi è stato vittima di una deregulation selvaggia che potrebbe comprometterne il futuro.

Nel dettaglio, al fine di ridurre al minimo il numero dei lavoratori in esubero la società ha proposto un ventaglio di soluzioni possibili, nell’alveo di quelle consentite dalla legge e dalle normative vigenti (art. 8 L. 148/2011), al fine di ridurre da 524 a 150 i lavoratori coinvolti nella procedura di mobilità, offrendo comunque ai lavoratori in esubero il diritto di precedenza all’assunzione in tutte le aziende del Gruppo, su tutto il territorio nazionale, con diritto di prelazione al rientro presso la sede di origine, ed offrendo una integrazione economica a quei lavoratori che dal 13 mese non fossero ancora rientranti e continuassero ad usufruire del Naspi; inoltre nel determinare gli esuberi l’azienda proponeva di utilizzare, ai fini della graduatoria, il requisito della prossimità alla pensione, atteso che nel periodo di Naspi almeno 70 unità avrebbero maturato il diritto ad esser collocati in pensione. A fronte di queste importanti riduzioni e concessioni venivano richiesti, per un periodo temporaneo di 24 mesi, dei sacrifici ai lavoratori, che a livello economico comportavano la rinuncia alla 14 mensilità degli anni 2018 e 2019 e l’abbattimento del 50% rispetto ai valori contrattuali delle sole maggiorazioni per lavoro straordinario, domenicale, spostamento riposo e rischio. Veniva inoltre richiesto un abbattimento dei permessi fruibili, da 140 ore annue a 25, sempre per un periodo di 24 mesi. Tali proposte, che avrebbero permesso, con il sacrificio temporaneo di tutti, di ridurre in maniera drastica il numero degli esuberi, garantendo al contempo politiche di repecheament e sostegno economico per i residui lavoratori coinvolti, sono state rigettate dalla OO.SS., che non hanno neanche ritenuto di sottoporle al vaglio di tutti i lavoratori della Società attraverso lo strumento del referendum.

A distanza di un anno dalla apertura del confronto con le OO.SS., attesa la assoluta mancanza di controproposte coerenti ed utili con la natura e l’essenza della crisi, la Società è costretta, con profondo rammarico, a prendere atto della inutilità degli sforzi contrattuali lungamente protrattisi e della ineluttabilità del proseguire la procedura nei termini dichiarati.