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Il commento

Tutti, a parole, contro Crocetta
Ma gli attori sono gli stessi


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Come invocare la discontinuità dopo avere sostenuto il presidente?

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E' stucchevole, a proposito dell'odierno dibattito politico sulle elezioni regionali che si terranno il prossimo 5 novembre, assistere alla gara tra chi è più bravo a dire ogni male possibile su Crocetta, invocando a squarciagola il cambiamento. Mi domando intanto, penso legittimamente, come possiamo credere a tali esternazioni e sperare in un vero cambiamento dopo la disastrosa esperienza crocettiana - condotta da parecchi comprimari, il Pd in testa - quando gli attori in scena sono gli stessi.

Certo, con posizioni altalenanti all'Ars e disinvolti cambi di casacca e di schieramento, però in definitiva sempre loro sono i protagonisti. Meglio, allora, mettere da subito un argine alle palesi ipocrisie presenti nelle dichiarazioni di dirigenti politici, locali e romani, e alle aspettative dei cittadini fondate sulle sabbie mobili del gattopardismo siculo. D'altra parte, consapevolmente o per un maledetto destino che ci perseguita noi siciliani siamo insuperabili nello sport del "fare peggio". Con Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio, eravamo convinti di aver raggiunto il fondo; poi arrivò Raffaele Lombardo, assolto in appello dall'accusa di concorso esterno all'associazione mafiosa e condannato a due anni, pena sospesa, per voto di scambio con l'aggravante mafiosa e l'interdizione dai pubblici uffici per sette anni; infine l'ingresso rivoluzionario - a parole - dell'ineffabile Rosario Crocetta, a capo di ben quattro governi assolutamente inconcludenti, e immaginiamo pure stavolta di avere raggiunto il fondo.

Invece, il timore è che si possa sprofondare ulteriormente. Lungi dal voler lanciare ciambelle di salvataggio a Crocetta, che annaspa vistosamente nel finale di legislatura, sinceramente il futuro sul piano istituzionale e politico non si presenta finalmente e sicuramente roseo rispetto al già visto. Il movimento 5Stelle, parecchio conflittuale al proprio interno, ha scelto il suo candidato, Giancarlo Cancelleri, un bravo ragazzo che ha dimostrato di saperci fare e che, tuttavia, sembra basare la sua forza soltanto sul moto di protesta inarrestabile che attraversa la Sicilia contro una classe politica generalmente mediocre, indifferente ai gravi bisogni della collettività che ha tirato troppo la corda dei privilegi, della ricerca di poltrone e dell'autoreferenzialità. Un moto di protesta, comunque, che pare non coinvolga la metà degli elettori siciliani che hanno deciso di astenersi dal voto (alle elezioni regionali del 2012 non andarono ai seggi 2.443.994 aventi diritto e i sondaggi per le imminenti regionali confermano lo spaventoso dato).

Il centrodestra, reduce sconfitto dall'appoggio alle amministrative di Palermo a Fabrizio Ferrandelli, è indeciso se aggregarsi sulla candidatura obiettivamente forte di Nello Musumeci - seppure ampi settori di Forza Italia premano per un candidato di partito, ma chi? - persona perbene con il grosso limite di essere circondato dai medesimi partiti e personaggi che ci ricordano il 61 a 0 berlusconiano, stagione che non risulta abbia risollevato la Sicilia dal sottosviluppo e dalla marginalità, al contrario. Infine, il centrosinistra, e qui sono dolori. Non solo perché eternamente e inutilmente diviso - diviso il Pd, divisi i suoi recalcitranti alleati alla sua sinistra - non solo perché finora privo di un candidato spendibile dopo il no di Pietro Grasso, ma anche perché è complicato discettare di discontinuità con i governi Crocetta dopo averli sostenuti e averne condiviso il potere financo nei condomini. Il "centro", diviso anch'esso, come al solito gioca su due tavoli sennò, assai discutibile interpretazione, che centro sarebbe?

L'unica strada percorribile non è magari una riedizione secca del modello Palermo, come auspicato da Leoluca Orlando che sta tentando una non facile mediazione, ma ci sta abbastanza vicino con i partiti che facciano un passo indietro e la creazione di uno spazio largo, unito, alimentato dall'apporto di energie provenienti dai territori, dall'economia innovativa giovanile, dai movimenti civici, dall'associazionismo e dal volontariato, attorno a un programma rigoroso che miri a far risalire la Sicilia nelle classifiche economiche, infrastrutturali e occupazionali in cui si ritrova agli ultimi posti. Non se ne fa cenno alcuno, anzi, si tende al vecchio vizio della frammentazione delle forze in campo e delle battaglie "di bandiera" perse in partenza. La ricerca di un candidato viene immediatamente dopo e, ragionevolmente, non dovrebbe avere niente a che fare con i precedenti governi che negli ultimi anni si sono succeduti a Palazzo d'Orleans.