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PALERMO - Il racconto

"L'incontro con Valentina-Rosalia
Così l'ho vista per l'ultima volta"


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valentina castiglia, palermo
A destra Valentina Castiglia, trovata morta in corso dei Mille, a sinistra Gaspare Scimò che l'ha incontrata

Una testimonianza, su Facebook, della ragazza trovata morta in strada.

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PALERMO - Ci sono incontri che, già sul momento, lasciano un senso incombente di destino. Poi, a filo di cronaca, ti accorgi che era tutto vero. Gaspare Scimò, un uomo che sa leggere e scrivere con rara sensibilità, ha appunto narrato su facebook: “Provo a scrivere gli ultimi istanti di un’anima che si era persa. Una persona che si chiamava Valentina Castiglia, ma che ho deciso di chiamare Rosalia e che così continuerò a chiamare per sempre. Niente sembra capitare per caso, niente. Neanche i dettagli più insignificanti della nostra vita, solo che non sempre abbiamo la possibilità di rendercene conto".

"Sabato mattina - racconta Gaspare - era uno di quei giorni che sembra avere senso solo se metti tutta la famiglia in auto e vai al mare, e invece tutti e tre i miei bambini si erano ostinati, non ne volevano sapere".

"Papà, ti prego, non ci vogliamo andare a mare-. Quando ero piccolo io, non mi sarei mai sognato di non volere andare a mare. Non riuscivo a capire come fosse possibile che tre bambini preferissero fare qualsiasi cosa piuttosto che andare in spiaggia, e giocare, e fare il bagno. Però, ogni genitore che ha dei bimbi piccoli sa bene che una giornata al mare è più massacrante di una in miniera a spaccare pietre, e quindi ho colto la palla al balzo e ho detto - Va bene, allora vi porto a Ballarò. Come faceva mio papà con me, quando ero piccolo come voi”.

Ed è lì che è accaduto: “Qualche tavolo più in là, seduta su una panca, con le spalle poggiate al muro, c’era lei: Rosalia. Indossava un vestito tutto blu con le bretelle ricamate e decorate con delle perle di plastica, anch’esse blu, e una scollatura decorata con dei fiori blu di stoffa. I capelli castani - trattenuti poco sopra la fronte, da un cerchietto che riproduceva una coroncina di fiori - scendevano oltre le spalle facendo tanti zig zag, l’espressione dei suoi occhi, invece, le davano l’aria di una bimba che ha combinato una marachella. A guardarla meglio - con complicità di quella coroncina di fiori - quella giovane donna, mi faceva pensare a Rosalia, quella del Trionfo di Rosalia, di Salvo Licata. Non la Santa, ma la donna che viveva per strada. Una donna con le gambe graffiate per le troppe cadute, come la Rosalia di Salvo Licata, la moglie del ricottaro. - Scusi, ce l’ha una sigaretta? - Rosalia lo chiedeva a ogni persona che le passava davanti”. 

Secondo il racconto di Gaspare, Rosalia era Valentina Castiglia, la ragazza trovata morta in strada, a Palermo.

"Io non fumo - quanto meno non fumo abitualmente - solo di tanto in tanto. - Ma va’- ho pensato - quasi quasi una sigaretta me la fumo anche io, quindi andai al tabacchi di fronte, comprai un pacchetto e fumai. A debita distanza dai bimbi, si capisce, perché dico sempre loro che fumare è una cosa che non si deve fare. Mai. Poi, sfilai alcune sigarette dal pacchetto, mi avvicinai e le dissi – Tieni. - Mi hai regalato tre sigarette - disse lei".

"Sì. - Mi hai regalato tre sigarette - lo ripeté ancora come se le avessi dato una banconota da 500 euro. Io ho sorriso e non sono riuscito a resistere alla tentazione di fare una foto con Rosù. - Alessandra -urlai - vieni, fammi una foto con la mia amica. Ci siamo abbracciati, lei ha poggiato la sua fronte sulla mia barba e Alessandra ha scattato”.

Una solitudine incrostata da una somma di solitudini. E un contato umano, in tanto deserto.

“Come ti chiami? - le chiese Alessandra. - Rosalia. - Quanti anni hai? - aggiunsi io. - Ventisei”. Il commiato, infine: “Alessandra e i bambini erano già per strada, io misi una mano in tasca, presi la moneta più grande che avevo - tieni, sono due euro - e la salutai. La salutai con affetto. - Aspetta! - disse Rosalia. Io mi girai. - Grazie. E sorridendo me ne andai".

Poi, tutti tornano nel loro posto. Gaspare, con la sua famiglia. Rosalia al suo invisibile santuario di abbandono.

La fine è nota: “Domenica 23 luglio 2017 alle 2.00 del mattino non riuscivo a prendere sonno, pensavo ancora a Rosalia e scrissi un post sul telefonino. Accennavo a quell’incontro avvenuto poche ore prima, un incontro che mi aveva toccato il cuore. Probabilmente, nello stesso istante, lei stava soffiando i suoi ultimi respiri, sull’asfalto, in mezzo a due automobili vicino alla stazione centrale di Palermo. Questa mattina, una volta sveglio, ho scoperto tutto e sono passato dal sonno a un incubo. Ho provato a scrivere gli ultimi istanti di un’anima che si era persa. Una persona che si chiamava Valentina Castiglia, ma che ho deciso di chiamare Rosalia e che così continuerò a chiamare per sempre”.