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Il punto

Regione, il centrodestra s'è rotto
Verso il flop come cinque anni fa


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Miccichè vola da Berlusconi: "Cerco unità fino a minuti supplementari". La fronda in Forza Italia.


PALERMO – Il centrodestra s'è rotto. E dentro il centrodestra la spaccatura attraversa Forza Italia. Gianfranco Miccichè è partito alla volta di Arcore per fare il punto definitivo con Silvio Berlusconi. “Lavorerò fino ai minuti supplementari per evitare divisioni”, dice il commissario azzurro, che ieri sera ha diffuso un comunicato di apertura. Ma l'impresa appare tutta in salita. E le speranze di evitare una doppia candidatura d'area come cinque anni fa sono flebili. Ma non ancora del tutto tramontate.

Berlusconi, infatti, sarebbe sempre più convinto della candidatura di Gaetano Armao. Il Cavaliere vuole impegnarsi in prima persona a sostegno di questo esperimento politico, dedicandosi alla campagna elettorale siciliana anima e corpo. L'asse missino tra i “musumeciani” e i forzisti ex An, contrari all’ipotesi Armao, ha sconquassato però il partito siciliano. In prima linea Marco Falcone e soprattutto Giorgio Assenza, i due deputati regionali che solo qualche mese fa presentarono insieme con Musumeci il suo libro “Quelli della Fiamma”, storia fotografica del Msi siciliano.

Ma non sono queste le uniche voci critiche in Forza Italia. Anzi, la protesta tutta interna al partito oggi è sbarcata a Palazzo dei Normanni, nel corso di una conferenza stampa del deputato Vincenzo Figuccia. Al suo fianco il senatore messinese Domenico Scilipoti. In sala nessun deputato regionale azzurro. C’era invece Ester Bonafede, responsabile siciliana dell’Udc di Cesa.

Tutti di fatto spingono verso il sostegno a Nello Musumeci. O quantomeno verso l’individuazione di un candidato che tenga unite le forze della coalizione. Insieme agli appelli all’unità, però, ecco le frecciate a Gianfranco Micciché. “Di lui me ne frego” taglia corto il deputato regionale Vincenzo Figuccia. Mentre altri chiedono all’ex ministro di fare “un bagno di umiltà” e allo stesso Berlusconi di “toglierlo dalle strade siciliane”. La rivolta, appunto. Che era già emersa chiaramente dalle dichiarazioni dell’ex coordinatore regionale Vincenzo Gibiino: “Chi ha già fatto vincere la sinistra cinque anni fa, lavora per fare vincere, questa volta, i Cinque stelle”. Messaggio diretto ovviamente a Micciché, che aveva dovuto registrare anche lo “strappo” del deputato ragusano Giorgio Assenza: “Nello, vai avanti. In tanti son con te” aveva fatto sapere con una lettera aperta indirizzata a Musumeci. Mentre il capogruppo dell’Ars Marco Falcone spiegava: “I deputati sono perplessi sulla scelta di Armao. Se quest’ultimo non dimostrerà di tenere unita una coalizione vincente, gli chiederemo un passo indietro”. Dichiarazioni spedite al mittente dallo stesso Armao: “In tanti hanno già aderito al mio progetto”.

La rottura, appunto. Favorita e accelerata dalla spaccatura sulle candidature. A Palermo, come detto, Figuccia insiste: “Musumeci è in campagna elettorale praticamente da un anno. E ora c'è chi usa l'alibi di Alfano raccontando che i suoi veti ci impediscono di sostenere il leader di Diventerà Bellissima. Io non so – ha aggiunto Figuccia - quale sarà il candidato presidente che riuscirà a far sintesi. Ho visto il programma di Nello Musumeci e ho trovato idee importanti e anche di rottura, e Musumeci ha anche ben governato in passato. Altri programmi non ne conosco. Di sicuro c'è che i siciliani vogliono unità”. Non mancano poi le frecciate, durissime, allo stesso Micciché: “Se vuole fare un bagno di umiltà ben venga. Altrimenti Berlusconi ce lo tolga dalle strade della politica siciliana. Lo faccia con un intervento diretto, anche insieme ad altri leader nazionali. E crei le condizioni ascoltando i consigli dei tanti che stanno provando a spiegare le condizioni della Sicilia. Non è vero che Forza Italia ha vinto in tutti i comuni. Ha perso anche a Cefalù, a casa dello stesso Miccichè”.

Le prossime ore quindi saranno quelle dell'ultimo tentativo di Miccichè. Musumeci, che non ha mai ritirato dal campo la sua candidatura, è già pronto con i manifesti. Con lui ci saranno i lepenisti italiani di Meloni e (forse) Salvini, ma anche l'Udc di Lorenzo Cesa e il nuovo movimento di Stefano Parisi. Sulla candidatura di Armao, invece, oltre al partito di Berlusconi potrebbero convergere Saverio Romano col suo Cantiere Popolare e gli autonomisti dell'Mpa. Sempre che in Forza Italia non monti la rivolta o che Miccicihè riesca a ricucire in extremis portando tutta la coalizione su Musumeci. Ma al momento il quadro è assai simile a quello del 2012. Dopo cinque anni, il centrodestra sembra non aver imparato nulla. Pronto a replicare divisioni e flop delle ultime regionali, che portarono a una inesorabile sconfitta.