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Siracusa

L'incidente era un inganno
"Mamma bruciata da papà"


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Sebastiano Iemmolo aveva organizzato un falso incendio.

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SIRACUSA - Venti euro negate e scatta l’ira omicida: cosparge la compagna di liquido infiammabile e, davanti al figlioletto di dieci anni, le dà fuoco. Sarebbe morta così Laura Pirri, 31 anni, aggredita con il fuoco lo scorso 7 marzo a Rosolini, nel Siracusano, e deceduta dopo 18 giorni di agonia nel reparto di rianimazione del Civico di Palermo per i postumi di ustioni sul 40% del corpo. Omicidio e non incidente domestico causato dallo scoppio di una bomboletta del gas, come denunciato inizialmente dal compagno. Proprio quest'ultimo, Sebastiano Iemmolo, di 36 anni, è stato arrestato dagli agenti del commissariato di polizia di Pachino, con l’accusa di omicidio, maltrattamenti, lesioni, incendio e calunnia. La Procura di Siracusa, dopo aver diretto per cinque mesi una indagine condotta dagli ufficiali della polizia giudiziaria del commissariato di Pachino, lo ritiene responsabile di femminicidio.

I sospetti che non si trattasse di un incidente domestico nascono dalla denuncia dei familiari della vittima. "Mamma è stata bruciata da papà", le parole che il figlioletto di dieci anni avrebbe confidato alla nonna, madre della vittima. La donna lo ha dichiarato agli inquirenti che hanno ritenuto quell'indicazione attendibile. Comunicata notizia di reato alla Procura, partivano le delicate indagini che in cinque mesi hanno raccolto testimonianze, prove scientifiche, intercettazioni telefoniche e ambientali realizzate a casa della madre dell’indagato, dove Iemmolo era andato a vivere dopo il sequestro dell’immobile teatro della tragedia.

Tra le carte dell’accusa, anche le perizie di due consulenti sulle dinamiche di un eventuale scoppio del fornelletto e su alcune lesioni sulle mani dell’accusato. Gli elementi raccolti e la notifica di un avviso di garanzia, avevano già indotto Iemmolo a modificare la prima versione dello “scoppio accidentale del fornellino” e cercare di concordarne una nuova con i familiari, a casa della madre: conversazioni intercettate dagli inquirenti. Dalle quali questi ultimi ritengono di aver ricostruito anche il movente del delitto. I dettagli dell’operazione sono stati descritti stamattina nel corso di una conferenza stampa dal procuratore di Siracusa, Francesco Paolo Giordano, dal pm titolare dell’indagine, Salvatore Grillo, e dal dirigente del commissariato di Pachino, Maria Antonietta Malandrino.