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Nonna e killer mancata
A 84 anni cercava vendetta


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La bancarella della vittima e il killer Calogero Lo Presti

L'agghiacciante retroscena dell'omicidio del fruttivendolo del Capo.

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PALERMO - Ha provato a lavare il sangue con il sangue. La nonna era scesa in strada armata di pistola per vendicare il nipote, il fruttivendolo assassinato al Capo. Teresa Pace, 84 anni, non ha esitato a impugnare una pistola. Voleva ammazzare Calogero Piero Lo Presti, killer di Andrea Cusimano.

Sono stati i figli a bloccarla per le strade del mercato palermitano. "Perché non gli sparavi?", le chiede un altro figlio, Silvio, zio della vittima e detenuto. E l'anziana si rammarica: "M'annagghiaru a mia... che me la volevano levare... non me l'hanno potuta levare nessuno... perciò perché mi hanno messo la morsa (e mentre parla mostra al figlio i vistosi lividi ai polsi...". Alla fine riescono a fermarla: "Non ho avuto il tempo di uscirla... quelli mi hanno bloccato perché io gli ho detto cornuto vieni qua". Ora l'anziana è indagata: le hanno perquisito casa, senza successo, per trovare la pistola.


Tre giorni dopo l'omicidio. Sala colloqui del carcere Pagliarelli. Teresa Pace è corsa subito a informare il figlio, Silvio Bertolino. Si è fatta accompagnare dal nipote, Giuseppe Bertolino. I carabinieri del Nucleo investigativo hanno capito che bisogna ascoltare la nonna per ricostruire il delitto. O meglio, per confrontare i risultati già ottenuti dalle indagini con le voci dei parenti della vittima.

Nonna Teresa svela la lite che ha preceduto l'agguato: “Questo è venuto, chiamò Andrea, lui con suo padre, Andrea c'è andato... dice: cerco a tuo fratello... alla sette e mezza del mattino...dice: non lo so... o è coricato o è uscito... perché dice che c'è? Perché te lo devo dire a te cosa?... chissà che discorso hanno avuto... il figlio con Andrea... dice che aveva il coltello preparato”.

La lite degenera: "Andrea gli ha dato una timpulata... lui prende il coltello e ci intacca qua”, dice la donna, avvicinando la mano destra alla bocca: "Tutto il sangue... lui se ne va, a quello se lo portano dentro il portone... e io affacciata al balcone e ho visto andrea che ci usciva il sangue”.

Altri particolari aggiunge il nipote Giuseppe: "... esce la pistola, andrea spinge a sua madre e la cadere sopra il posto per salvarla. Andrea ha preso il primo coppo ed è scappato per il capo e lui di fermo e fermo ci tirò di spora. Ora dal pescivendolo, da Mimmo".
Nel dialogo vengono svelate anche le complicità di Giovanni Lo Presti, padre del killer Calogero Piero, e di Giuseppe Di Salvo, proprietario del bar “La Focaccina” che si trova di fronte alla bancarella di Cusimano, e cognato del capomafia di Porta Nuova Gregorio Di Giovanni. Di Giovanni, a sua volta, è imparentato con i Lo Presti. “Questa panella la cacano tre – dice la nonna – quello che sparò... suo padre che gli levò la pistola dalle mani... e quello del bar... e ci sono le impronte di tutti e tre”. Giovanni Lo Presti e Giuseppe Di Salvo sono indagati per favoreggiamento: avrebbero cercato di fare sparire l'arma del delitto, un revolver Lebel, calibro 8.