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Il caso

Genovese, imbarazzo tra gli alleati
I salviniani: "E il rinnovamento?"


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Micciché respinge le polemiche con una battuta. Nella coalizione in tanti storcono il naso. Ma preferiscono tacere.

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PALERMO – Un “caso Genovese” nel centrodestra? Se c'è, non si dice. A voce alta nessuno parla apertamente della candidatura di Luigi Genovese, figlio di Francantonio, ex segretario Pd oggi in Forza Italia. La condanna in primo grado a 11 anni rimediata dal padre per lo scandalo dei “corsi d'oro” non ha certo fatto passare inosservata la candidatura del ventunenne Luigi, “battezzata” a Messina da Gianfranco Miccichè. Nel silenzio generale un certo imbarazzo serpeggia nella coalizione. Ma il commissario di Forza Italia rispedisce eventuali critiche al mittente: “Se i figli non possono essere più candidati... - commenta Miccichè - Permettetemi una battuta: abbiamo avuto come parlamentare la nipote di Mussolini e non possiamo avere il figlio di Genovese? Non mi pare che Alessandra sia stata un dittatore... Poi io devo ancora vedere se Genovese è colpevole. Una cosa è certa, per me il Pd gli fece un torto immenso quando per prendere qualche migliaio di voti in più alle Europee votò per il suo arresto senza neanche leggere le carte”.

Insomma, avanti tutta. Con l'obiettivo, dice lo stesso Miccichè, di superare il 12 per cento del Pdl allo scorso giro. “Abbiamo liste forti e sensazioni buone”, commenta il commissario dei forzisti. Tra gli alleati, però, c'è chi storce il naso. Più di uno, a dire il vero, a lamentare l’inopportunità di quella candidatura. Ma nessuno è pronto a dichiarazioni pubbliche di contrarietà, nemmeno tra i più vicini allo stesso Nello Musumeci. Al candidato governatore sarebbe stato fatto notare, infatti, che la candidatura di Genovese jr rispetta pienamente i requisiti concordati dall’aspirante presidente con i suoi alleati. “E comunque – taglia corto qualcuno – quella è una scelta di Forza Italia: Musumeci non può entrare nelle faccende degli altri partiti. Nessuna ombra invece si allungherà sulle liste di #DiventeràBellissima”.

Dal canto suo, lo stesso Musumeci intervenendo alla convention di “Atreju” ha ammesso: “Non ho il potere di pretendere liste pulite, non posso far altro che raccomandare liste pulite. Ma la selezione, se non verrà fatta dai partiti – ha aggiunto – sarà fatta dagli elettori: chiederò io stesso a loro di essere rigorosi e severi. La politica deve tornare ad assumersi le proprie responsabilità, prima ancora che intervenga la magistratura”.

Ma i mal di pancia, dentro la coalizione, sono tanti. Nonostante non emergano pubblicamente. Tranne in un caso. Il coordinatore nazionale di Noi con Salvini, Francesco Attaguile spiega: “Non entro nel merito della vicenda del giovane Genovese e dei familiari, non mi sogno nemmeno di sostituirmi alla magistratura. Ma sarebbe stato più opportuno – dice – evitare candidature che in qualche modo rimandino alla vecchia politica. Immagino che il giovane candidato chiederà consigli a chi lo sta ‘gestendo’. Per questo motivo – prosegue - è difficile parlare davvero di rinnovamento. Mi auguro che a questo caso non ne seguano altri: il rischio che Musumeci possa essere condizionato da un vecchio modo di fare politica sarebbe molto alto”.

Intanto anche su Facebook è apparsa una pagina intitolata: "Fuori dalle liste il figlio di Genovese senza se e senza ma", che in pochi giorni ha ricevuto quasi 700 adesioni. E attacchi arrivano anche dalle forze politiche "avversarie": “Le colpe dei padri – ha detto lo ‘sfidante’ per la corsa alla presidenza, Giancarlo Cancelleri - non ricadano sui figli, più che giusto. Anzi giustissimo. Nel caso di Genovese junior è d'obbligo, però, un distinguo, specie se chi lo ha accolto nella coalizione ha predicato ai quattro venti di essere disposto a rinunciare anche a 10 mila voti piuttosto che perdere la dignità. Musumeci – afferma il candidato del Movimento cinque stelle - sia coerente con le sue affermazioni, faccia a meno dei voti del giovane Genovese, visto che è lapalissiano che le preferenze che raccoglierà gli arriveranno dalle relazioni e dalla campagna elettorale del padre. La cosa è ancora più inopportuna se si considera il ruolo di presidente della commissione Antimafia che ha svolto fino a qualche mese fa all'Ars il candidato governatore del centro-destra. “La verità – conclude Cancelleri – è che i voti per alcuni sono come i soldi: non puzzano”.

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