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Il corsivo

Il sindaco c'è, ma non si vede
Povera Palermo abbandonata


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L'immagine di una città allo sbando. Che non fa bene a nessuno, nemmeno a Fabrizio Micari.


Caro Leoluca Orlando, sindaco di Palermo,

Fino a quando abuserai della pazienza nostra? Fino a quando la città che amministri sarà una cartolina per visitatori: la capitale della bellezza in una magnifica porzione del centro storico, mentre il resto è il regno dei topi, della munnizza, del traffico e del degrado?

Stamattina – a Palermo, nella tua Palermo – il caos tracimava, specialmente nell'asse tra il mercato ortofrutticolo e via Crispi, con le macchine incolonnate senza requie di spiragli o vie di fuga: una scena consueta, non una novità. E i tuoi vigli erano altrove: probabilmente a fare le multe, lì dove è più redditizio. E noi che abbiamo aspramente valutato Giusto Catania, ex assessore alla Mobilità, non possiamo fare a meno di riprendere lo stesso refrain critico per il fresco assessore Jolanda Riolo che pare distratta, alla stregua del suo predecessore, al cospetto della circolazione intasata.

E c'è il resto. Dai cassonetti malamente lavati spira ovunque un olezzo di decomposizione. Vigorosi punkabbestia hanno rimesso le tende sotto i portici di via Ruggiero Settimo, con la loro maleodorante mercanzia. Le bancarelle abusive riempiono i marciapiedi. I tombini straripano per quattro gocce di pioggia. Parcheggiatori dall'accento malfamato sono i nuovi e intoccabili capi mandamento, nonostante i blitz. E tu dove sei, Sindaco? In cosa consiste la fascia tricolore che indossi?

O pensi davvero che bastino le tue scintillanti perline colorate? Un pianofortino all'alba. Un viaggio del Teatro Massimo. Un festival. Un riconoscimento. Tutte cose bellissime, affascinanti e suadenti, come le manifestazioni che arricchiranno il nostro orizzonte culturale da qui a poco. Solo che, tutto intorno al fortino della felicità, Palermo sta morendo dissanguata dal disinteresse di chi dovrebbe provvedere. E non si può nemmeno dire o scrivere in santa pace ciò che risulta evidente, perché, al primo allarme, salta su un professionista della contentezza che taccia il malcapitato dissenziente di cospirazioni interessate e velenose ai danni di Leoluca Primo e Ultimo. I professionisti della contentezza: l'ultimo rifugio di una illusione allo sbando.

E tu, sindaco, dove sei? Non ci sei. Già, tu sei impegnato a fungere da architetto di una nuova e gioiosa macchina da guerra, a corredo della certa sconfitta di Fabrizio Micari, alfiere di un centrosinistra siciliano in disarmo. E solo di questo parli e solo questo ti interessa, noncurante come sei della comunità che hai meritato di amministrare, in virtù di una schiacciante vittoria alle comunali.

Però, riflettici: questa Palermo, splendida nella sua ridotta e disastrata ovunque, non rappresenta certo un biglietto da visita intelligente per le elezioni del cinque novembre. Ogni coda interminabile, ogni cassonetto stracolmo, ogni sintomo di abbandono, Caro Sindaco, sono tutti voti che se ne vanno, perché uno pensa: per quale motivo dovremmo scegliere il candidato voluto fortissimamente da un politico che non sa tenere in ordine casa sua? Niente niente che, nei vuoti e nelle solitudini che accompagnano ovunque il tour desolato del rettore Micari, ci sia anche il tuo zampino?

Pensaci Luca. E se ci sei, quando ci sarai, batti un colpo.