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Dopo le regionali

Pd siciliano, maretta su Renzi
Ma all'Ars in dieci col segretario


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pd sicilia, renzi, Politica

Critiche al gruppo dirigente. I rapporti di forza a Sala d'Ercole.


PALERMO – Dice Antonello Cracolici, già assessore regionale, già capogruppo del Pd, rieletto col brivido a questo giro, in un'intervista al Giornale di Sicilia: bisogna ritrovare unità a sinistra “e se la presenza di Renzi costituisce un ostacolo bisognerà prenderne atto”. Dice Luisa Lantieri, deputata riconfermata ma stavolta nel Pd, in un'intervista al Fatto: “Renzi? Non lo sopporto proprio”. Dice Concetta Raia, deputata regionale uscente del Pd, non ricandidata: “Quando un gruppo dirigente ai massimi livelli persevera nell'errore (elezioni amministrative, referendum, elezioni regionali) l'unica strada possibile è quella di fare un passo indietro. Non ci si può nascondere dietro il metodo dell'assoluzione generale".

L'aria che tira nel partito è questa. Con Totò Cardinale, esponente del Pd ma al contempo patron di Sicilia Futura, che ammonisce parlando a Repubblica: o si cambia o ci si saluta.

Pensare che un disastro come quello del 5 novembre possa scivolare via come acqua fresca sul Partito democratico è arduo. Sì, Dario Franceschini, leader di Areadem, ha detto nei giorni scorsi al Corriere della sera che non è il momento di far fuori Renzi imputandogli tutta la colpa della sconfitta. Ma la direzione nazionale di lunedì è comunque un passaggio che in casa dem si attende con una certa apprensione.

Solo dopo si aprirà il confronto in Sicilia con una direzione. In un Pd isolano che all'indomani del voto ha visto cambiare i suoi rapporti di forza all'Assemblea regionale. Il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo ha chiesto le dimissioni del segretario Fausto Raciti. Che invita il partito all'unità: "Abbiamo bisogno di tutti, di chi è stato eletto e di chi non è stato eletto e ha contribuito al risultato di una lista che riconferma il risultato del 2012. Se c'è una lezione che ci consegna questa elezione è che quando il candidato con rispecchia lo schieramento, questo ne risente. E penso quindi che sia fondamentale che Renzi sia in prima linea alle Politiche.

La corrente del segretario Fausto Raciti e di Cracolici – che al congresso stava con Renzi, anche se adesso dal secondo arrivano critiche al segretario nazionale, difeso dal primo – ha eletto lo stesso Cracolici e Giuseppe Arancio a Caltanissetta. A cui si aggiunge un terzo deputato vicino all'area, cioè il siracusano Giovanni Cafeo, già vicino al notabile Dc Gino Foti, che è stato sostenuto a Siracusa dagli uomini della corrente ex Ds a questo giro.

Un deputato invece fa capo alla corrente di minoranza di Michele Emiliano, cioè Luisa Lantieri, sostenuta nella sua Enna anche da Mirello Crisafulli.

Due sono gli esponenti di Areadem, la corrente di Franceschini alleata di Renzi, cioè Giuseppe Lupo, il dem più votato a Palermo, e Anthony Barbagallo.

E poi i cinque renziani doc nella corrente guidata da Faraone: il recordman di preferenze Luca Sammartino, l'ex assessore Baldo Gucciardi, il ragusano Nello Dipasquale, il saccense Michele Catanzaro, sostenuto anche dalla deputata Maria Iacono di Areadem (corrente che anche a Trapani e Ragusa non aveva suoi candidati e appoggiava i renziani), il messinese Franco De Domenico, vicino al rettore Pietro Navarra e dunque a Renzi.

Riassumendo, cinque renziani, due franceschiniani e tre "orfiniani" (Raciti, Cafeo e il critico Cracolici), quindi dieci deputati della maggioranza, una con Emiliano.

Questi i rapporti di forza nel partito, che dovrà nelle prossime settimane scegliere i propri uomini per le poltrone rimaste in ballo, quella di capogruppo e forse quella di vicepresidente dell'Ars, che potrebbe andare al Pd.