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PALERMO - IL BLITZ

Borgo Vecchio, mafia nuova FOTO
Blitz dei carabinieri: 17 arresti


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Chi comanda nel popolare quartiere. La successione al vertice decisa prima degli arresti VIDEO NOMI

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PALERMO - Borgo Vecchio si sveglia per il suono delle sirene dei carabinieri. È una notte di arresti (GUARDA LA FOTOGALLERY), l'ennesima, nel popolare rione palermitano. Il pizzo lo pagavano tutti. I soldi li consegnavano a Giuseppe Tantillo, che nel frattempo è diventato collaboratore di giustizia. Richieste al ribasso - al massimo i commercianti pagavano 500 euro a Pasqua e Natale -, ma a tappeto. C'è chi ha denunciato, chi ha negato l'evidenza e ora è stato incriminato per favoreggiamento.

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Diciassette persone finiscono in manette. Sono i nuovi boss e gregari della famiglia mafiosa. Alcuni per la verità nuovi non lo sono affatto. Come Elio Ganci, considerato l'uomo forte del Borgo, subentrato ai fratelli Domenico e Giuseppe Tantillo, oppure Franco Russo, che nel quartiere ha sempre fatto la voce grossa. Per il loro si tratta di un ritorno in carcere. Li arrestano, li condannano, scontano la pena e una volta liberi si riprendono il posto che ricoprivano prima. E trovano gente risposta a seguirli come il ragazzo che a soli 16 anni veniva incaricato di intimidire i commercianti affinché si pagassero al racket.

Nel caso di Ganci, 53 anni, le vecchie conoscenze fanno pure carriera. Nel 2008 di lui i pentiti dicevano che era “una persona interessata a riscuotere le estorsioni per conto del Borgo Vecchio, per cui lui teneva tutta la contabilità, i negozi che pagavano”.

Le nuove indagini del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Palermo, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvatore De Luca, e dai sostituti Caterina Malagoli e Francesca Mazzocco, lo piazzano alla guida della famiglia. Erano stati i Tantillo ad accelerare per la la sua nomina. Quando si seppe del pentimento di Francesco Chiarello i fratelli si resero conto di avere i giorni contati e proposero Ganci, scarcerato nel novembre 2015, per la successione.

Ganci godeva dell'appoggio di Paolo Calcagno, detenuto da tempo, reggente del mandamento di Porta Nuova che ingloba anche Borgo Vecchio. Prima di lui comandava Franco Russo che era stato scelto da Salvatore Lo Piccolo, quando il boss di San Lorenzo era il numero uno dell'intera Cosa nostra palermitana. Gli equilibri, però, erano cambiati. E Franco Russo, pure lui tornato in libertà, si era dovuto accontentare di un posto in seconda fila. Ha contestato la scelta, entrando in rotta di collisione con i Tantillo.

Russo e i Tantillo - Domenico e il fratello Giuseppe, oggi pentito - arrivarono ai ferri corti. Una sera di marzo 2015 si affrontarono a colpi di fucile e pistola in piazza. Alla fine Franco Russo fu richiamato: doveva rispettare le gerarchie altrimenti sarebbe stato allontanato dal quartiere. Anche su questo episodio ritengono d avere fatto luce i militari agli ordini del comandante provinciale Antonio Di Stasio.

Il controllo del territorio passava anche dalla punizione di chi non rispettava le regole. Gli autori di una rapina non autorizzata, avvenuta nel 2011 in un'abitazione del quartiere, furono picchiati affinché il messaggio fosse chiaro per tutti.

La mafia cerca di resistere alle operazioni. Che a Porta Nuova, e dunque anche a Borgo Vecchio, sono state costanti: Pedro (luglio 2011), Hybris (dicembre 2011), Panta Rei 1 e 2 (dicembre 2015 e novembre 2016). Eppure c'è sempre qualcuno pronto a prendere il posto di chi viene arrestato. Al fianco di Elio Ganci operavano Fabio Bonanno, Salvatore D'Amico, Luigi Miceli e Domenico Canfarotta delegati a curare, il sostentamento economico ai familiari dei detenuti, le attività estorsive ed il controllo della piazza di spaccio nel territorio di competenza mafiosa. I carabinieri del Reparto operativo hanno pure sequestrato diverse attività commerciali riconducibili a Cosa nostra, intestate a prestanome ed avviate, in diversi punti della città, investendo i soldi sporchi. 

*Aggiornamento ore 7.48
"Nel corso degli anni cosa nostra ha mutato pelle e diversificato i propri affari", afferma in una nota il colonnello Antonio Di Stasio, comandante provinciale dei carabinieri. "Continua ad essere colpita duramente con l’attività repressiva delle forze dell'ordine e della magistratura - prosegue - e oggi appare indebolita, ma sempre viva e impegnata, anche attraverso il 'pizzo', nella ricerca quotidiana e ossessiva di denaro. Da un’analisi storica del fenomeno estorsivo emerge come, in un territorio sottoposto ad un clima di intimidazione diffusa (dove la vittima, anche solo dietro una minaccia verbale, percependo rischi e conseguenze per sé e per propri i familiari, si sente costretta a cedere), la criminalità organizzata riesca nel tempo ad imporre il 'pizzo'. A noi tutti cittadini di questa stupenda terra, ai commercianti e agli imprenditori esprimo la mia gratitudine per essersi affidati allo Stato, continuando a denunciare gli estortori".

Gli indagati dell'operazione Borgo Vecchio a Palermo sono: Fabio Bonanno, 33 anni, Domenico Canfarotta 39 anni, Cristian Cinà, 29 anni, Domenico Consiglio, 63 anni, Salvatore D'Amico, 52 anni, Marcello D'Amico, 44 anni, Elio Ganci, 53 anni, Giuseppe La Malfa, 46 anni, Nunzio La Torre, 31 anni, Gianluca Lo Coco, 30 anni, Luigi Miceli, 28 anni, Francesco Russo, 56 anni, Salvatore Russo, 33 anni, Antonino Siragusa, 47 anni, Massimiliano Tabbita, 42 anni, Domenico Tantillo, 45 anni e Antonino Tarallo, 44 anni. L'indagine rappresenta la prosecuzione di operazioni condotte nei confronti degli affiliati al mandamento mafioso di Porta Nuova, quali Pedro (luglio 2011), Hybris (dicembre 2011), Panta Rei 1 e 2 (dicembre 2015 e novembre 2016), ed ha permesso la disarticolazione dell' organigramma della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio, individuandone gli assetti e le relative dinamiche attraverso le numerose attività di intercettazioni audio e video ed il contributo di due collaboratori di giustizia, ex esponenti apicali del sodalizio criminoso.