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Dopo le Regionali

Sinistra immobile e rassegnata
Nulla cambia dopo la sconfitta


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Oggi la direzione nazionale Pd per parlare di Sicilia. Poi il dibattito nell'Isola. Si sentono i primi mugugni.


PALERMO – Il re è nudo, ma nessuno o quasi lo dice. Anche se qualche voce arriva a squarciare il rassegnato silenzio del centrosinistra siciliano dopo al batosta elettorale. Quella che ha visto il candidato del Pd finire terzo, ben distante dai due principali competitor, con bem centomila voti in meno delle sue liste, finiti in buona parte ai 5 Stelle. E con un avversario a sinistra, Claudio Fava, che dopo una grande mobilitazione con inenarrabili sforzi è riuscito ad eleggere Claudio fava stesso ma come semplice deputato, un seggio costato centomila e passa voti. Insomma, un gran bel disastro. Il gruppo dirigente del Pd spera di tirare innanzi, come se niente fosse stato, o quasi. Ma i mal di pancia ci sono e cominciano a farsi sentire. Non troppo, per la verità.

È l'immobile rassegnazione della sinistra siciliana, che ha subito queste elezioni come un ineluttabile destino, sbagliando una scelta dopo l'altra fino all'infausto esito. Nel quale almeno la lista del Pd ha tenuto. Aiutando così i timonieri di questi mesi a rintuzzare gli attacchi.

Insomma, si perde ma non succede niente. O almeno così potrebbe sembrare. Intanto, oggi ci sarà la direzione nazionale, dalla quale Matteo Renzi sembra dovrebbe uscire indenne. Anche se le critiche si faranno sentire eccome. Soprattutto sul tema delle alleanze e dell'allargamento della coalizione.

Poi il dibattito si sposterà in Sicilia. E lì qualcuno dovrà pur venire allo scoperto. Il segretario Fausto Raciti ha addossato parte delle responsabilità della sconfitta a Leoluca Orlando. Davide Faraone se l'è presa con Grasso e con Fava e gli scissionisti tutti. E gli altri? Giuseppe Lupo al momento resta coperto e prudente. Antonello Cracolici non ha attaccato i vertici regionali ma, un po' a sorpresa, ha detto che se Renzi è un problema per l'unità della sinistra bisogna prenderne atto. Totò Cardinale, invece, ha attaccato il partito, annunciando che Sicilia Futura è pronta a prendere le distanze senza una svolta. A quel punto s'è fatto sentire anche Rosario Crocetta per mettere una parola di pace: "Non credo che possiamo permetterci queste fibrillazioni”. Non ci fu niente, insomma.

Ma qualcosa nella base e sui territori si muove. Il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo, renziano, che a questo giro ha sostenuto un candidato in lista con Ap, ha chiesto le dimissioni di Raciti. L'uscente siracusano Bruno Marziano ha denunciato una sorta di “complottone” ai suoi danni nella sua provincia. Concetta Raia, deputata uscente catanese, ha chiesto un passo indietro dei vertici. L'ex deputato palermitano Manlio Mele ha fatto altrettanto auspicando “le immediate dimissioni dei vertici del Partito Democratico siciliano, dalla Segreteria Regionale agli atri livelli politici. Non è più pensabile che ancora una volta i responsabili del partito, nonché buona parte della rappresentanza istituzionale, abbiano un unico obiettivo: salvaguardare la propria postazione”. L'ex vicesegretario regionale Mila Spicola si è espressa in modo critico sui social: “Il Pd scelga con chi vuole stare e cosa vuole fare, se fare la politica delle persone, con esperienze reali nei territori o se vuole perseverare con la politica senza politiche, delle tattiche perdenti e degli apparati che bruciano mesi e mesi in discussioni sterili su candidature improbabili”.

Insomma, il fuoco cova sotto la cenere, e dopo il passaggio romano di oggi, qualcosa potrebbe muoversi anche in Sicilia. Salvo che l'immobile rassegnazione della sinistra che preserva se stessa non prevalga ancora.