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PALERMO

Sub appalti irregolari in ospedale
Condannati due dirigenti dell'Asp


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L'ospedale Enrico Albanese

I lavori assegnati nel 2010 riguardavano il presidio di via Enrico Albanese.

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PALERMO - Un appalto stoppato e due dirigenti dell'Azienda sanitaria 6 condannati per abuso d'ufficio e violazione della norma sull'affidamento degli appalti. La terza sezione penale del Tribunale, presieduta da Vincenzina Massa ha condannato nelle scorse settimane, Placido Bellavista a due anni e tre mesi di reclusione e Antonino Amato a due anni e sei mesi. Erano rispettivamente direttore dei lavori e responsabile unico del procedimento dei lavori di "ristrutturazione, manutenzione ordinaria e straordinaria" dell'ospedale Enrico Albanese di via papa Sergio, a Palermo.

Nel 2010 l'Asp assegna con una gara d'appalto un lotto di lavori per il successivo triennio. Ad aggiudicarseli è la Intercantieri Vittadello spa di Padova i cui operai, però, secondo la ricostruzione del pubblico ministero Roberto Tartaglia, non hanno mai messo piede nell'ospedale del quartiere Vergine Maria. I lavori per 490 mila euro sono finiti in sub appalto appannaggio di tre ditte individuali e una cooperativa, tutte di Partinico.

La cosa non sfugge all'occhio attento dell'anonimo che prende carta e penna e scrive un esposto finito sul tavolo del pm Tartaglia che delega le indagini al nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza di Palermo. Ed emergono le presunte anomalie che sono costate l'iscrizione nel registro degli indagati del responsabile unico del procedimento e del direttore dei lavori incaricati di vigilare sull'appalto dall'Asp.

Entrambi sono recidivi. Hanno cioè delle condanne passate in giudicato. Si sono difesi sostenendo che i tempi di realizzazione erano molto ristretti e non si era potuto procedere all'aggiudicazione con le regolari procedure di sub appalto. In ogni caso i lavori sono stati eseguiti a regola d'arte e senza aggravio di spese di per l'azienda. Secondo il collegio non basta: i due imputati hanno finito per favorire le ditte con quella che nelle motivazioni viene definita una “macroscopica illegittimità dell'azione amministrativa”.