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IL CASO A MONREALE

Pistola alla tempia di un militare
Tre arresti per rapina a Palermo


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Un frame delle telecamere di sicurezza riprende una fase della rapina

L'assalto alle Poste di Monreale sventato da un carabiniere in fila con moglie e figlia. VIDEO

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In permesso premio dal carcere avevano assaltato l'ufficio postale di Monreale. Gli era andata male grazie all'intervento di un carabiniere libero dal servizio. Costretti alla fuga, avevano messo a segno una rapina ai danni di un supermercato a Palermo. I militari della Compagnia di Monreale stamani hanno arrestato tre palermitani: Vincenzo Chiofalo, 24 anni, Francesco Quartararo, 25 anni, Umberto Milazzo, 22 anni.  

Il carabiniere libero dal servizio si trovava assieme alla moglie e alla figlia minorenne negli uffici di via Aldo Moro e non esitò ad affrontare i malviventi. Nonostante avesse una pistola puntata alla testa, li costrinse alla fuga.

I tre arrestati di stamani non si arresero e lo stesso giorno, era il 22 luglio 2016, fecero irruzione, sempre armi in pugno, in un supermercato di via Beato Angelico, Palermo, riuscendo a portare via 225 euro.

Dalla visione delle immagini di alcune telecamere installate sull’itinerario percorso dall’autovettura utilizzata dai malviventi e anche grazie alle testimonianze di alcuni cittadini che si trovavano nei pressi dell’ufficio postale di Monreale, i militari sono riusciti a risalire al proprietario dell’auto che è indagato per favoreggiamento.

Il veicolo è stato ritrovato dopo alcune settimane nelle vicinanze dell’abitazione del proprietario. Era semi smontato. Nel corso dell’ispezione è stata trovata un’intercapedine sotto la pedana del lato passeggero dove, con ogni probabilità, era stata occultata l’arma durante gli spostamenti.

Più che paradossale, invece, la posizione di Milazzo che, in permesso premio dal carcere, dov’è tuttora detenuto sempre per rapina, si era unito alla banda per commettere le rapine. Ad incastrarlo le immagini delle telecamere del commissariato di “Zisa-Borgonuovo” dove, poco prima, si era presentato con gli stessi indumenti che aveva durante la commissione dei delitti, per ottemperare all’obbligo di firma.