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PALERMO

Urlava "papà", il clan lo massacrò
Cronache da una Palermo violenta


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Un pestaggio per le strade di Santa Maria di Gesù

Accade anche questo nel rione Santa Maria di Gesù dove regnano i clan mafiosi.

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PALERMO - È la legge del più forte. E i più forti a Santa Maria di Gesù sono gli affiliati al clan mafioso. Picchiano duro quando c'è da mettere in riga qualcuno.

L'inchiesta dei carabinieri del Ros e del Comando provinciale svela una sacca di degrado e violenza. Una violenza che esplode a Palermo in mezzo alla gente che fa la spesa. Non si fermano neppure di fronte a una figlia, forse una bambina, che grida “papà” nel tentativo disperato di fermare una brutale aggressione.

Il 25 giugno 2014, dieci minuti prima delle venti, una telecamera riprende un pestaggio in diretta. La vittima non è mai stata identificata. Contro di lui si scagliano Giuseppe Tinnirello, Lorenzo Scarantino, Antonino Profeta e Francesco Pedalino, tutti finiti sotto accusa nell'inchiesta coordinata dai pubblici ministeri Salvatore De Luca, Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Salvatore De Luca.

Un anno dopo è Pedalino a raccontare all'anziano boss Salvatore Profeta la storia di un altro pestaggio. Sarebbero stati il figlio Gabriele e Scarantino a picchiare un ladro che “è entrato nel residence di Turiddu... e guardava, forse voleva rubare... perciò gli faccio a Gabriele e Lorenzo gli ho detto... talè scendete... assicutatelo vedete chi è questo”. La caccia all'uomo dura poco. Le parole successive sono un viaggio nell'orrore di Cosa nostra. Il ladro “era di Falsomiele con il tenaglione”. La punizione è terribile: “... non lo vanno a fermare e lo vanno a prendere a colpi di giraviti in testa... l’hanno aperto tutto te lo immagini?... sono tornati tutti sporchi di sangue”.

Qualche mese dopo Giuseppe Gambino, figlio di Natale, uno dei pezzi grossi del clan, chiede ad un interlocutore rimasto ignoto se “a Dallas (così viene chiamato un agglomerato di palazzi nella zona di Bonagia, ndr) parlano di scricchiare a uno a bastonate?”. Il personaggio misterioso non solo conferma i brutti propositi, ma svela l'esistenza di una squadra punitiva pronta all’azione: “... qualche sette... otto motori dice che sono saliti… comprese le macchine”.

Gambino aggiunge di avere partecipato in prima persona all'aggressione - “minchia c’ero pure io” - di un uomo: “... scricchiaru a uno … e questo è di Dallas… Una persona che può avere tipo... cinquant’anni. Nino parte… arriva Gabriele… gli ha dato un schiaffo... sette eravamo.. un inferno è successo… io tremavo”.

Non si fermano neppure dinanzi alla presenza della figlia della vittima: “... c'era sua figlia... papà… si è alzato ed è caduto a terra… davanti a sua figlia... di fronte alla Za Nunzia... avevo tutto il sangue nella faccia”.