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PALERMO - IL BLITZ

Scagionato dalla strage Borsellino
Arrestato con 27 mila euro a casa


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Giuseppe Urso in un frame delle video intercettazioni

Urso è il quarto che torna in cella fra i condannati e poi assolti per l'eccidio in via D'Amelio.

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PALERMO - La stessa sorte era già toccata ad altri tre boss che, come lui, erano stati ingiustamente condannati all'ergastolo. Scagionati dall'accusa di avere assassinato il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta, scarcerati e di nuovo arrestati per mafia.

Giuseppe Urso, 58 anni, ha seguito le orme di Salvatore Profeta, Natale Gambino e Cosimo Vernengo assolti dalla Corte d'assise d'appello di Catania, al processo di revisione scaturito dalle false dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino. Lo hanno arrestato ieri e in casa di Urso i carabinieri del Ros hanno trovato ventisette mila euro in contanti. Impacchettati e nascosti.

Lo arrestarono la prima volta il 23 maggio 2003, nel giorno in cui si ricorda l'eccidio di Capaci. Ricercato da un anno, Urso fu scovato in un appartamento in via Argento in compagnia della moglie. Fu giudicato colpevole assieme a Cosimo Vernengo di avere trasportato l'esplosivo per imbottire la Fiat 126 utilizzata per l'attentato di via D'Amelio. In carcere ci restò fino al 2011. Otto anni per una strage che non aveva commesso. Ora è accusato di avere parte del clan di Santa Maria di Gesù. Dal “fine pena mai” alla scarcerazione, al nuovo arresto