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Niente preghiere, bufera a scuola
I bambini entrano col rosario


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, Palermo
Le immaginette rimosse

La polemica dopo la circolare del dirigente. Mamme in rivolta, ma c'è chi è d'accordo.


PALERMO- Non si placa l'ira dei genitori della scuola primaria 'Ragusa Moleti', stamattina decine di genitori hanno accompagnato e ripreso i loro figli, promettendo battaglia al preside Nicoló La Rocca. L'istituto di corso Calatafimi ieri è tornato alla ribalta suo malgrado. Dopo il crollo del tetto lo scorso settembre, adesso la scuola è al centro della cronaca locale e nazionale per la decisione del dirigente di emanare una circolare dove si comunica il divieto di preghiera in classe durante le ore scolastiche e la rimozione delle immagini e statue sacre dai corridoi del plesso.

La decisione del dirigente, che ha spiegato il gesto appellandosi ad un parere dell’avvocatura dello Stato, ha scatenato l'ira di alcune mamme che da ieri pomeriggio protestano davanti alla scuola. Stamattina la tempesta non si è placata, il preside non si è fatto vedere per “altri impegni” e, in base alla testimonianza dei pochi con i quali ha parlato, starebbe scrivendo una relazione dettagliata sull’accaduto da inviare a Provveditorato e organi competenti.

Tutto questo mentre molti genitori hanno continuato a rivendicare il diritto di preghiera e di fede dei loro figli davanti ad una scuola blindata. Cancelli e portoni chiusi hanno accolto i bambini, molti dei quali oggi sono entrati in classe con al collo un rosario o portando un’immagine sacra. Concretamente, come testimoniano diversi collaboratori scolastici del 'Ragusa Moleti', il provvedimento si è tradotto con la rimozione dai corridoi di tre statute di media dimensione raffiguranti Gesù, la Madonna e una natività, i crocifissi invece sarebbero rimasti al loro posto in ogni classe e ufficio della struttura.

Ma non è la rimozione delle statue a far indignare la maggior parte dei genitori, piuttosto il negare il diritto di preghiera. “Io sono una cattolica non praticante - dice Daniela Mazza, una delle mamme contrarie al provvedimento - ma questo mi è sembrato un attacco gratuito che non faremo passare. Per i bambini la preghiera è anche un momento di aggregazione”. Daniela Mazza come altre decine di mamme presenti davanti all’ingresso della scuola in attesa dei loro piccoli non ha dubbi: “Al momento dell’iscrizione ci hanno fatto compilare un modulo con il quale abbiamo dato autorizzazione per l’insegnamento della religione ed in più abbiamo dichiarato di essere cattolici, oggi non possono eliminare così le nostre credenze e tradizioni”.

Insomma i genitori incalzati dai giornalisti lamentano anche la latitanza di La Rocca che da ieri non riceve mamme e papà preoccupati: “Avremmo gradito che una decisione di questa entità fosse prima discussa con noi, che si fosse fatta un’assemblea o una riunione e invece nulla, dal preside solo silenzio - dice un’altra mamma, Maria Elena Zito -. Per me non è un buon preside anche per altre questioni che per me non ha saputo gestire sin dall’inizio dell’anno scolastico. Dal crollo del tetto alla mancata attivazione dell’accoglienza giornaliera prima dell’inizio delle lezioni”.

Ma fra tante proteste c’è anche chi si schiera dalla parte del preside: “Credo che il dirigente abbia agito in buona fede - dice la mamma Stefania Pizzo - sta subendo un attacco mediatico crudele ed esagerato. È bene insegnare una fede più profonda ai nostri piccoli, un credo che non si basi sull’adorazione di immagini e statue. Se prima di mangiare o in qualsiasi momento i miei figli vogliono pregare possono farlo senza dover per forza declamare ad alta voce o davanti a chi non ha il loro stesso credo. Si sta alzando un polverone che nuoce solo ai nostri piccoli. Stamattina i bambini erano spaventati da tutta questa agitazione, dai cancelli chiusi e dalla rabbia intorno a loro”.