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La storia

Marina e i suoi fratelli separati
"Di nuovo insieme dopo 50 anni"


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, Caltanissetta, Cronaca
Marina con Sebastiano (a sinistra) e Salvatore, foto da facebook

Si sono ritrovati grazie a Facebook. E adesso dicono che non si lasceranno più.

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Ci sono ferite che non sai di avere, anche se ti fanno male. Senti che bruciano, ma non scorgi il punto preciso del dolore. E solo quando guariscono, capisci che c'erano. Questa è appunto la storia di una cicatrice, di qualcosa che si rimargina, dei cocci di un abbandono che tornano al loro posto.

E l'ha raccontata Felice Cavallaro per il 'Corriere della Sera', con 'La Sicilia' di Catania. Ecco la cronaca del 'Corriere': “Il primo dubbio è venuto due anni fa a Marina Rigazzi, una cinquantenne che ha cominciato a sospettare di non essere figlia unica e di non essere nata con quel cognome, approdata solo in un secondo tempo nella famiglia dove era cresciuta. Un dubbio in parte confermato dalle prime ricerche all’anagrafe del suo paese, Butera, a metà strada fra Caltanissetta e Gela. Prima una confidenza, poi un atto pubblico, poi la caccia a parenti, amici e conoscenti, anche con una istanza al tribunale dei minori di Caltanissetta, inseguendo ogni indizio. Fino a trovare un primo fratello, poi una sorella e così via, sulle tracce dell’ultimo pargolo di questa odissea con genitori costretti dal destino a favorire adozioni rimaste top secret per mezzo secolo. Cinque vite separate. E adesso riunite anche grazie a Facebook”. E' stata creata una pagina di ricerca dal titolo netto 'Cercasi persona', una via di ricongiungimento. Le esche benefiche sono state lanciate lì. L'amore, che gli anni non avevano consumato, ha abboccato.

“Quest’anno passeremo il primo Natale tutti insieme — raccontano i fratelli riuniti al 'Corriere' —, noi e tutta la schiera di figli e nipoti. Ma per incastonare le varie tessere del mosaico c’è voluta la determinazione di Marina che, dopo l’istanza al tribunale e la ricerca all’anagrafe, ha rintracciato la sorella Gianna a Vittoria, poco più di un’ora di macchina dalla sua Butera, e Iole, trovata ad Alessandria. Poi Salvo e infine Sebastiano”. E adesso è tutto uno scattare foto di gruppo, selfie gioiosi. In sottofondo pare di ascoltarla la risacca delle stoviglie, con i tovagliati rossi e i bicchieri, il fumo dalla cucina per un Natale davvero di famiglia.

Quella pagina 'Cercasi persona' non chiuderà; darà speranza ad altri. "Vogliamo lasciarla aperta e visibile a tutti perché anche altre famiglie alla ricerca di un parente o di un amico possano vivere la nostra stessa felicità nel ritrovare una persona cara di cui non hanno più notizia".

Se la scorri, rintracci foto in bianco e nero, quasi dagherrotipi di un'infanzia strappata da successive spine. Bambini che sorridevano, con improbabili pettinature, un'eco di giochi e di sogni, tra cartelle e grembiuli. Cercasi persona, cercansi anima, cuore e abbracci. E poi magari succede. Ed è così che capita con certe ferite. Le noti quando si rimarginano. Quando il dolore di ieri conosce il balsamo di una improvvisa felicità.