Live Sicilia

Il libro di Krogh

"Rita e la mia Sicilia"
Com'è dolce la memoria


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Un racconto che è amarcord struggente e delicato. Tutto nacque, quando...

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C'è sempre un fondo di malinconia nel bicchiere che scintillava alla festa. C'è sempre una donna dietro il ragazzo che nulla ha smarrito di sé. C'è quasi sempre la Sicilia – la Sicilia delle carrube e delle viuzze assolate, della bellezza smerigliata dal fato, del sangue al cuore – dietro la memoria di ogni viandante che vorrebbe tornare.

Ed è soprattutto un intenso profumo di casa il riflesso che ti spinge – sulla strada della curiosità e poi del godimento - tra le pagine di 'Come me non c’è nessuno', il libro edito da Mursia, vincitore del Premio speciale “Amici del Premio Elsa Morante”, scritto dall'avvocato Anton Emilio Krogh. Romanzo di formazione, si dice, per alludere a una matrioska di sentimenti che – una volta svelato il meccanismo interno – scuce e ricuce il macramè di eventi passati. Una favola sospesa tra nostalgia e soprassalti onirici, tra affetti e strappi, tratteggiati con la leggerezza della sfumatura, che compone un omaggio all'Isola dei sogni e degli incubi. Sogni per chi ha la fortuna di guardarla col binocolo, incubi per chi ne frequenta, dal vivo, spine e catene.

Krogh – come narra il 'Corriere' – è un uomo sulla cresta di ogni copertina: “Un protagonista assoluto della scena mondana. Alle sue feste scintillanti e impeccabilmente organizzate si incrociano personaggi dello spettacolo, nobili dalle purissime ascendenze e alta borghesia di rango internazionale”. L'ultimo party che ha dato – di recente – ha visto la pacifica invasione di legioni di amici da Palermo. E la Sicilia, dunque? Che c'azzecca la Sicilia, nella biografia di una partenza che è diventata approdo con la colonna sonora dei twist di Rita Pavone?

Il protagonista racconta: “Mia mamma è palermitana, nipote da parte di madre di Adele Monroy di Pandolfina e da parte di padre di Angelina Lanza Damiani D'Almeyda”. E qua siamo già nell'epopea del 'Gattopardo', un pedigree che convoca saloni, balli e trecce scientificamente acconciate. Ma è la connessione sentimentale che risalta, già dall'incipit.

“C'era e c'è ancora una tenuta di famiglia a Gibilmanna, lì ha avuto inizio tutto. Porto nella memoria le estati con mia nonna, Maria, una persona eccezionale, una donna proprio da 'Gattopardo'. Lei apparteneva a un retaggio antico, la sua nobiltà le veniva dall'anima, come la sua concretezza. Ripeteva sempre: 'Ogni lassata è persa'. Le tante persone che le volevano bene dicevano che lei era come la Coca Cola, qualcosa di cui non si poteva fare a meno, effervescente, con le bollicine e che tirava su, nei momenti più magri”.

Laggiù, accade l'episodio-caposaldo di una narrazione. “C'era proprio una festa, io ero un bambino, i grandi ballavano di là, accostai l'orecchio all'ingresso e c'era la musica di Rita Pavone che cantava 'Amore twist'”. E' la protagonista vera, Rita, con la sua voce americana, col suo anticonformismo, col suo saper ballare cose nuove, che dovevano risuonare barbariche ai timpani che inizialmente le trasmettevano, senza rinunciare a una decalcomania di accoglienza e dolcezza. Ed è il centro di tutto, il meccanismo che sovrintende alla trama. La scoperta che si fa sogno per poi trascolorarsi in nostalgia. Il demiurgo della gradazione dei sentimenti, dall'intensità, alla levità, alla consapevolezza. Leggi e ti viene voglia di esserci stato, vincolato a un'emozione tanto profonda, con l'orecchio appeso all'uscio di un rimpianto.

Il resto è un gustoso affresco di cartoline da ogni dove, di esperienze a filo d'anima, di languori e sguardi ombreggiati nei pozzi dell'intimità. Partenze e approdi, nel diario di un Ulisse legato a una voce di sirena che è sangue al cuore. Anton Emilio Krogh, nativo di Padova, cresciuto tra Napoli e la Trinacria, avvocato, scrittore, viaggiatore di bicchieri, amarcord e memorie. Un siciliano, in fondo.