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Gli assessori mostrano i muscoli
I primi passi (falsi) della giunta


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Sgarbi tra assenze, suggeritori e frasi choc. Armao tra allarmi e "commissioni".


PALERMO - Nello Musumeci alla prima giunta aveva parlato dell'intento di mantenere un “profilo basso”, almeno sul fronte della comunicazione. Ma la sua giunta apre le danze con un avvio “musclé” che merita un'annotazione.

Sì, il biglietto da visita del nuovo governo è quello tutto “muscolare” delle primissime uscite degli assessori appena insediati. Che sollevano perplessità, e non solo al di fuori della maggioranza.

Si parte, e come fare altrimenti, da Vittorio Sgarbi. Il neo assessore ai Beni culturali arriva alla prima riunione di giunta, si ferma un quarto d'ora a parlare con i giornalisti annunciando un catalogo di buoni propositi e scomodando nomi come Renzo Piano e Carlo Rubbia, poi sale su, si fa una foto da assessore, saluta e se ne va, senza partecipare alla prima riunione di giunta. Aveva un aereo, ha spiegato Musumeci. Niente di nuovo secondo l'opposizione a Urbino, dove Sgarbi è assessore, e su 35 sedute di giunta nel 2017 ha totalizzato solo tre presenze. Nessuna polemica e nessun caso, ha assicurato lo stesso Sgarbi. Che però non ha perso tempo per entrare in azione da assessore. Come? Comprando un castello. Sgarbi infatti ha dato mandato all’amministrazione di acquisire al patrimonio regionale il castello di Schisò, un edificio del XIII secolo che si affaccia sulla baia di Giardini Naxos. Un'operazione da un paio di milioni che, ha spiegato Sgarbi, “si era un po' addormentata”. E che era il pallino di un predecessore di Sgarbi, cioè l'ex assessore ai Beni culturali Fabio Granata. Di cui, ha scritto Repubblica, il neo assessore “ha accolto una proposta”.

Al pronti via, insomma, ecco riaffacciarsi sulla scena nelle vesti di suggeritore un navigato protagonista della scena politica degli anni scorsi, tra i primi ad appoggiare l'avventura di #DiventeràBellissima di Nello Musumeci, il siracusano Granata, alfiere della destra legalitaria rimasto però defilato a questo giro. Che il suo rapporto con Forza Italia sia più che complicato è cosa nota. Raccontano che nei giorni più caldi delle trattative con Musumeci per chiudere sulla sua candidatura, i vertici romani del partito di Berlusconi abbiano posto al futuro governatore un veto sul suo nome e su quello del suo dioscuro Carmelo Briguglio, che ai tempi del “che fai mi cacci?” di Fini furono tra i più agguerriti antiberlusconiani di Futuro e Libertà. Dal canto suo, Granata, sui social ha sempre rimarcato le distanze dai nuovi compagni di viaggio di Musumeci. E così, il blitz del tandem Sgarbi-Granata non è passato inosservato dalle parti di Forza Italia. E caso vuole che l'altro provvedimento della primissima ora di Sgarbi sia la richiesta “ di tenere in evidenza la pratica sotto il profilo della legittimità" in merito alla realizzazione di una struttura turistica nella tonnara dell'Isola di Capo Passero, nel Siracusano, intervento che era stato sollecitato dagli ambientalisti.

Ma Sgarbi, tra assenze e interventismo, ha trovato il tempo per regalare a Musumeci la prima vera grana della legislatura, con l'uscita, muscolare anch'essa e parecchio scomposta, su Nino Di Matteo, che avrebbe “beneficiato” delle minacce della mafia, e che, riportano le agenzie, è “stravivo” mentre “Riina è morto”. Parole più che sopra le righe quelle di Sgarbi, che hanno dato il buon giorno a Nello Musumeci.

Come se non bastasse il vulcanico Vittorio, a mostrare i muscoli con la primissima mossa da assessore di ritorno è anche Gaetano Armao. Che preoccupato, anzi preoccupatissimo, per i conti della Regione, tra un grido d'allarme e l'altro ha subito nominato una "commissione di verifica" sul bilancio, composta da docenti universitari e commercialisti (lavoreranno tutti gratis, ci ha tenuto a precisare Armao, meno male). Uno squadrone di castigamatti che di certo ne sapranno tutti molto di più delle centinaia di dirigenti a libro paga della Regione e delle migliaia di altri regionali. Che evidentemente non bastano all'assessore. Ci penseranno i commercialisti da lui nominati, a capire come sbloccare l'impasse conseguenza della mancata approvazione del bilancio consolidato da parte di governo e Ars uscenti. Da qui la necessità di una “operazione verità”. Quella verità che, sembrerebbe evincersi, gli uffici regionali da soli non possono garantire.

“Guarda i muscoli dell'assessore”, verrebbe da dire, parafrasando De Gregori. Il basso profilo può attendere.