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Inps, scatta il blitz per truffa
Coinvolti medici, periti e avvocati


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Trentatré misure cautelare. L'indagine che chiama in causa gli insospettabili.

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MESSINA Un giro di perizie e certificati medici falsi per ingannare i giudici e l'Inps. Due persone in carcere, cinque ai domiciliari, dieci sottoposte all'obbligo di dimora e sedici interdette dalla professione. Sono i numeri dell'operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Messina su richiesta della Procura della repubblica di Patti.

Le trentatré persone raggiunte da una misura cautelare sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, truffa aggravata ai danni dell'Inps e falso in atto pubblico. False, infatti, erano le perizie con le quali decine di persone hanno ottenuto pensioni di invalidità, indennità di accompagnamento e la certificazione di essere portatori di handicap. Altre 69 persone hanno ricevuto l'avviso di garanzia.

Il cuore della presunta banda sgominata dai carabinieri del Comando provinciale di Messina era a Patti, ma si estendeva in tuta la fascia tirrenica peloritana. Grazie alla connivenza di medici, funzionari pubblici e responsabili di patronati, l'organizzazione avrebbe condizionato l'esito dei ricorsi promosso dai cittadini davanti alla sezione lavoro del Tribunale di Patti.

In carcere sono finiti l'avvocatessa Anna Ricciardi, di Brolo, e il medico Francesco Piscitello. Nella vita sono compagni.

I domiciliari sono stati concessi a Vincenzo Princiotta, Ilenia De Luca e Rosaria Lo Presti, gestori di patronati o studi di assistenza fiscale che avrebbero indirizzato i propri clienti al livello superiore della banda. Ricciardi e Piscitello avrebbero corrotto con poche centinaia di euro i medici affinché rilasciassero false certificazioni attestanti malattie per le quali poteva essere richiesta una pensione di invalidità. Altre volte sarebbero riusciti ad ottenere perizie favorevoli inducendo in errore i giudici del Tribunale (da cui Piscitello veniva nominato consulente tecnico) e l'Inps. Gli indennizzi ottenuti senza averne titolo raggiungono la cifra di un milione di euro per una quarantina di pratiche in tutto.

Ai domiciliari sono finiti anche l'avvocato Teresa Notaro di Sant'Agata di Militello e la sua assistente, Mariella Di Gaetano. Con lo stesso modus operandi avrebbero condizionato l'esito di cinque cause.