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Le frasi su Di Matteo

Sgarbi non fa marcia indietro
"Si teme più antimafia o mafia?"


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L'assessore: "Parlerò finché avrò voce".


PALERMO - Vittorio Sgarbi non ci sta. E rivendica il suo diritto di critica anche verso Nino Di Matteo, dopo che le sue dichiarazioni hanno scatenato una polemica infuocata, con attacchi del Movimento 5 Stelle.

"Io non ho attaccato il pm Di Matteo – scrive il critico, assessore della giunta Musumeci -. Ho ricordato ciò che su di lui ha detto Fiammetta Borsellino e ho sottolineato che sul piano della comunicazione le minacce di Riina, che erano invettive e tali sono rimaste, sono state rese note per creare un'aura di pericolo e di suggestione intorno al pubblico ministero che ha usato la querela solo per impedirmi di parlare. Ma io parlerò finché avrò voce. Le dimissioni per me invocate da pusillanimi del Pd e M5S sono motivo di orgoglio per chi dice la verità e ha sottolineato, come io ho fatto, che non si è dato altrettanto rilievo alla parte delle intercettazioni di Riina che denuncia la trattativa Stato-mafia negli affari dell'energia pulita interesse primario di Matteo Messina Denaro". Così Vittorio Sgarbi, assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, risponde a chi lo accusa per le sue critiche al pm di Matteo: "Il mio intervento ha semplicemente inteso indicare la necessità di non trasformare gli uomini in eroi. Esattamente quanto disse Bertold Brecht: 'sventurata la terra che ha bisogno di eroi'. Io non credo e non voglio che la Sicilia sia sventurata".

A Livesicilia, quando gli si fa notare che la sua frase “Di Matteo è stravivo” suona quasi come una surreale e scomposta accusa al medesimo, l'assessore aggiunge: “Ho fatto un ragionamento molto più articolato. Io penso che se uno sta al 41 bis, ritengo che sia impotente. E infatti non c'è stata una minima conseguenza di quelle parole. E ricordo che Riina parlava anche dell'eolico, quello che io ho contrastato, avendo poi il comune di Salemi sciolto senza una prova. Ma nessuno ne ha parlato, mentre si sono enfatizzate quelle parole su Di Matteo. I miei eroi si chiamano Mori e Contrada, ingiustamente perseguitati”. Insomma, nessuna marcia indietro. Anzi. “Bisogna temere più dell'Antimafia che della mafia?”, rilancia il critico-assessore.