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Condanna a 7 anni

Dell'Utri, rigettata l'istanza
per la sospensione della pena


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La richiesta per lo stato di salute. L'ex senatore inizia lo sciopero della fame e delle cure

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PALERMO - Il tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell'ex senatore Marcello Dell'Utri che sta scontando una condanna a 7 anni per concorso in associazione mafiosa. I legali avevano motivato la richiesta sulla base delle cattive condizioni di salute del detenuto. Alla richiesta di sospensione pena si è opposto il pg, Pietro Giordano che, sulla scorta di quanto accertato dai periti del tribunale, ha sostenuto che, nonostante la sua patologia, Dell'Utri potesse restare in cella.

L'ex senatore, affetto da patologie cardiache e oncologiche, è detenuto a Rebibbia. Una presa di posizione, quella del pg, che era andata contro il parere degli stessi consulenti della Procura generale che si erano espressi per la incompatibilità tra le condizioni cliniche e lo stato detentivo. I legali di Dell'Utri, all'udienza davanti al tribunale di sorveglianza, avevano dichiarato che una decisione contraria da parte dei giudici avrebbe potuto avere delle ripercussioni psicologiche gravi sul detenuto già molto provato. Sulla vicenda è intervenuta anche la Corte europea dei diritti umani che ha chiesto al governo italiano di valutare se continuare a tenere Dell'Utri in carcere violi o meno il diritto a non essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti.

L'ex parlamentare, dopo la decisione del Tribunale di sorveglianza, annuncia, tramite i suoi legali, lo sciopero della fame e delle cure. "Preso atto della decisione del Tribunale che decide di lasciarmi morire in carcere - ha riferito agli avvocati De Federici e Filippi - ho deciso di farlo di mia volontà adottando da oggi lo sciopero della terapia e del vitto".

"Sono da sempre convinto che Marcello Dell'Utri sia detenuto a seguito di una sentenza ingiusta. Ma, al di là della sentenza, secondo l'articolo 27 della Costituzione le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Lo afferma in una nota l'avvocato Niccolò Ghedini. "Non è dato comprendere quale rieducazione vi possa essere nel trattenere in carcere non consentendogli di curarsi in ospedale, un uomo di 76 anni gravemente ammalato per un tumore e cardiopatico. Non è dato altresì comprendere quale sia l'umanità contenuta in un trattamento carcerario siffatto. Se la Magistratura ritiene di poter così interpretare le norme, credo sia giunto il momento che la politica e le istituzioni al di là delle appartenenze, intervengano per non consentire che Marcello Dell'Utri muoia in breve tempo in carcere senza le cure adeguate", conclude Ghedini. (ANSA).