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PALERMO-MAFIA

Il fantino 'incorruttibile'
"Ne prendeva legnate"


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Foto di archivio

Il pentito Vito Galatolo racconta come i boss controllavano le corse. Non tutti si piegavano.

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PALERMO - “... conosco un fantino, Biagio, incorruttibile, uno che all'ippodromo prendeva legnate dalla mattina alla sera fantino... perché non si faceva corrompere ma il Niosi gliene ha fatto dare legnate...”.

A parlare è Vito Galatolo, boss dell'Acquasanta, oggi collaboratore di giustizia. Descrive l'interesse del clan di Resuttana che controllava le corse all'Ippodromo di Palermo, oggi riaperto dopo un periodo di stop deciso dalla proprietà per bonificarlo dall'ingerenza mafiosa. Perché ci sono stati anni in cui i boss decidevano a tavolino chi dovesse vincere.

Galatolo racconta che Giovanni Niosi, arrestato nel blitz dei carabinieri, controllava le corse: “... lui porta i soldi... allora, tutti quando facevano le tris... allora, lui era quello che dava i soldi ai guidatori... "te qua sti milioni" per dire... all'ora se c'era un mi... 'te qua stu milione' ora arriva due milioni a quello, un milione a quello, 500 a quello, lui era quello che giostrava la corsa... ma li dava per che cosa, per corrompere i fantini”.

Non tutti , però, cedevano alle pressione. Biagio Lo Verde non si spiegava. È stato uno dei fantini più noti della città ed è morto l'anno scorso. Si ribellava. Era "incorruttibile" e, riferisce Galatolo, veniva picchiato.