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Il prof che sussurrava ai ragazzi
Tutto il 'Meli' si ferma per Guido


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Era un prof di Lettere amato da tutti. Oggi la sua scuola lo ha ricordato così.

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PALERMO - Sulla strada che portava a scuola, c'erano degli stratagemmi per sollevare il corpo – costretto a lunghe ore di lezione – e rinfrancare l'anima. Il calzone fritto del bar all'angolo. Il miraggio della partita di calcetto. E, tra gli alberi, un cielo primaverile che annullava le minacce del vocabolario di greco 'Rocci' – pesantissimo – nello zaino. Alla fine del percorso a ostacoli, in classe, c'era lui, il professore che amavi, che ti aveva costretto a scoprire te stesso, che ti squadrava con occhi a cui niente si poteva nascondere, nella cristalleria dell'adolescenza.

Oggi, sulla strada che parte da scuola e approda a una chiesa, c'è il lutto per i ragazzi del liceo 'Meli'. Il professore che amavano – Guido Monte, sì, l'uomo che sussurrava ai ragazzi, insegnante di Lettere – è morto all'improvviso. La dirigente del liceo, Francesca Vella, ha scritto su facebook: “Ci ha lasciato il professore Guido Monte, uomo gentile, timido, cortese, grande appassionato di letteratura e poesia. Ai suoi alunni cercava di trasmettere questa passione ed i suoi alunni lo piangono per questo. In noi rimane il vuoto della sua discreta e mite figura”. Ecco il suo funerale.

La parrocchia di Regina Pacis è troppo piccola per i convenuti. Ci sono ex studenti che non hanno rinunciato a un affettuoso cordoglio. Ci sono i genitori. E ci sono loro – i ragazzi – che sanno chinarsi sulle proprie emozioni. Alcuni cresceranno e dimenticheranno l'arte di ascoltarsi. Altri la serberanno, intatta.

Una scuola, intanto, si è fermata per scelta. Nessuno ne ha 'approfittato' per una vacanza sgraffignata. Sono tutti qui, intorno all'altare. Non capita spesso: è una notizia.

Dai racconti, dalle chiacchiere, dai bisbigli, viene fuori il ritratto del prof che catturava i più giovani con la sua magia – facendo in modo che credessero di essere liberi di rifiutarla – con la sua rete di fascinazioni, con la sua cultura trasformata in meraviglia, con la sua felicità di esistere, nonostante il dolore. Guido aveva perso la sua compagna di viaggio – Laura, una prof come lui – da qualche anno. Ma non aveva smesso di respirare. Ogni tanto, su facebook, stampava dei versi per l'amata, accanto a una foto: “Senza di te, in verità, i boschi sono troppo ampi”.

Voci sparse. “Noi eravamo veramente una classe di feccia. Non studiavamo con nessuno, però con lui sì. Perché? Un po' perché ci incantava. Un po' perché sapeva farsi amare e non volevamo dargli un dispiacere”. “Lo incontravi così, con la camicia di flanella, con la giacca svolazzante. E magari, all'inizio, lo sottovalutavi. Poi ne scoprivi la profondità, l'umanità, la saggezza. Te ne innamoravi”. “Era pazzo di Dante. Te lo faceva imparare a memoria e mettere in scena. Hai presente Benigni che declama la 'Divina Commedia'? Noi siamo stati i primi, grazie a Guido”. “Mia figlia piange da giorni, mi ha detto di non avere mai provato una sofferenza tanto grande”.

Tra i banchi della canonica, ci sono i professori e i ragazzi, insieme, nella stessa avventura che adesso sperimenta una durissima tappa. I professori con i fogli stropicciati del libro di testo, con le bollette da pagare ed esistenze piene di asperità che devono apparire lisce agli occhi di chi li esamina col microscopio, mentre sono in cattedra. I ragazzi che vorrebbero vicinanza non per ciò che frutteranno, come se fossero un investimento o un deposito bancario: per ciò che sono.

Il professore che sussurrava ai ragazzi, che si chinava su di loro, incoraggiandoli a chinarsi sui sentimenti, ha seminato un affetto che – nella controluce delle parole del sacerdote – si scioglie in disperazione, in singhiozzi, in strette per consolarsi. E i ragazzi addolciscono la separazione, alternandosi al microfono, in un amarcord repentino. E quando la messa finisce, le lacrime restano lassù, gocce sospese, incancellabili. Eppure, già si alleggeriscono in un'aria di adolescenza, di calzoni fritti, di palloni e innamoramenti. Tutto passa solo per restare.

Come scriveva un poeta che si studia a scuola: “Sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli, gli uccelli di palude scendono dal cielo, dalle cime dei monti  si libera azzurra fredda l'acqua e la vite fiorisce e la verde canna spunta. Già nelle valli risuonano canti di primavera”.