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Palermo, il caso

"Ho avuto un bene tolto alla mafia
Ci ho creduto, ma ho perso tutto"


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Due famiglie "sfrattano" l'associazione Mandarinarte da un bene confiscato alla mafia a Ciaculli.


PALERMO - La prossima settimana presenterà una denuncia alla Procura della Repubblica. Romolo Resga non molla, ma neppure si illude. Sa bene che il suo progetto, bruscamente interrotto, rischia di naufragare.

Nell'immobile di Ciaculli ha investito soldi, tempo e passione. Solo che il 6 dicembre due famiglie di abusivi, probabilmente originarie del rione Brancaccio, hanno forzato l'ingresso e occupato la struttura di via Funnuta. Tra gli alberi di mandarini, il tardivo di Ciaculli, otto anni fa era nato il progetto Mandarinarte. Un bene confiscato ai mafiosi era diventato uno spazio di utilità sociale, dove si producevano marmellate, dolci e liquori, e si coltivava la memoria grazie anche a un finanziamento di 340 mila euro ricevuto dalla “Fondazione con il Sud”. Mandarinarte organizzava giornate di incontri per spiegare, soprattutto ai ragazzi delle scuole, che esiste una possibilità di riscatto in terra di mafia.

Resga, che è anche presidente dell'associazione Acunamatata, è originario di Pavia. A Palermo, però, dove ha trovato lavoro e famiglia, ha trascorso metà dei suoi 62 anni. Di Mandarinarte parla al passato. Ormai da un mese non c'è più traccia delle attività di un tempo: “È stata bruciata persino la cartellonistica e la segnaletica”. Gli abusivi hanno azzerato il progetto alla radice. Quel luogo adesso è casa loro: “Il 6 dicembre sono arrivate due famiglie. Una con tre bambini e l'altra con una donna incinta. Alle dieci di sera hanno sfondato le porte del piano superiore, dove facevamo attività con le scuole in collaborazione con l'associazione Solidaria e si sono autodenunciate”. Hanno composto il 112 per fare sapere ai carabinieri che da lì non se ne sarebbero andati. Poi, sono pure arrivate altre persone.

Resga ha scritto al Comune e alla Prefettura. Non ha ricevuto alcuna risposta: “Peccato perché si faceva antimafia vera, senza chiacchiere”. Non sembra il tipo che fa suonare inutili campanelli di allarme. Qualche domanda, però, se l'è posta. “Quello che è accaduto è strano, strano davvero”, dice Resga. Racconta del buon rapporto con la gente di Ciaculli. Mandarinarte accoglieva gli anziani, ospitava la celebrazione delle messe e, perché no, momenti si svago. Una grigliata può valere mille volte di più di noiosi discorsi. Mai ricevuto minacce o intimidazioni. L'unico episodio da segnalare è stato il furto dei cavi di rame. Che può accadere, anzi accade in mille altri posti della città.

Di recente, però, in zona sono accaduti episodi anomali. Come il taglio di alcuni alberi di mandarino: “Forse siamo diventati una presenza scomoda” e qualcuno ha deciso di lanciare un messaggio inequivocabile sfruttando le difficoltà di chi non ha una casa. Magari una risposta potrà arrivare dalla magistratura a cui Resga si rivolgerà nei prossimi giorni. Intanto raccoglie i cocci di un sogno infranto: “Avevamo vinto un bando comunale per realizzare un centro aggregativo. Proveremo a trovare un'altra sede. Credo che dentro il laboratorio di Ciaculli non ci siano più i macchinari, gli utensili. Niente”.

Difficile spiegare ciò che è successo ad un gruppo di turisti tedeschi, a Ciaculli ne arrivavano tanti, che sono stati costretti ad annullare il loro viaggio. Volevano visitare un luogo simbolo della mafia - la Favarella, tenuta e regno di Michele Greco, il papa della mafia, è a pochi passi da via Funnuta - e toccare con mano la capacità di riscatto di una città. Resga li ha avvertiti del fattaccio e adesso vogliono scrivere al sindaco di Palermo di quel luogo della memoria, tra i tardivi di Ciaculli, che “ormai non esiste più”. Ospita due o forse più famiglie che hanno l'hanno occupato.