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Biagio, un'altra notte al freddo
"Siamo preoccupati per lui"


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Continua la protesta del missionario laico. La paura dei volontari.

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PALERMO- Dalle finestre antiche di via Roma, si spande la luce blu dei televisori accesi. Le famiglie si ritrovano per il dopocena. Fa freddo, ancora freddo, a Palermo. Negli ultimi mesi, per varie cause, tre clochard sono morti senza un tetto sulla testa. Biagio Conte dorme, con la testa poggiata sul pavimento esterno delle Poste, sotto i portici. E si prepara a un'altra notte fuori. Sono le nove e mezza.

A guardarlo, mentre non guarda, si nota sul suo viso il sentiero di rughe scavato dall'inverno. I piedi, sotto le coperte, sono senza riparo. Accanto al giaciglio di fortuna, ecco i suoi sandali, le calzature con ogni tempo. Ciccio Russo, medico della Missione Speranza e Carità, fondata dal fraticello laico, sta arrivando, per assisterlo. Al telefono la sua voce è tesa. “Biagio ha quasi sessant'anni, un fisico provato dagli stenti e dal rigore che ha sempre praticato. E' in uno stato di grande tensione emotiva e ha scelto di dormire all'aperto. Sì, siamo preoccupati per lui”.

Ma Biagio Conte è questo, né potrebbe essere diverso: un uomo che ha testimoniato col suo corpo le contraddizioni di una città indifferente. Lo ha sempre fatto, con i digiuni, con le veglie di preghiera, con le proteste, intessute di rumori e di silenzi, con i viaggi, reggendo una croce. Lui, con tutto se stesso, con il saio e con i sandali, come una inesorabile segnaletica che ci sbatte in faccia la nostra incoerenza. Perché diciamo di amare la bontà, ma non sempre siamo buoni. Perché Palermo ha ascoltato senza battere ciglio la notizia di tre persone morte sotto le stelle. Ed è andata avanti come se niente fosse.

Ecco perché Biagio ha preso la dimora alle Poste di via Roma, anche lui sotto le stelle. Per la sua vocazione battagliera non esistono deleghe o tentennamenti. Si combatte, mettendoci il dolore e il disagio, in strada. Questa nuova avventura, che nulla chiede di esplicito, ha implicitamente il senso di un grido, contro la sordità. Del resto, il missionario l'aveva detto all'inizio: “Non riesco ancora ad accettare che ci possano essere tanti ancora che vivono queste profonde sofferenze nella loro vita dovuti principalmente all'indifferenza e che continuano a vivere e morire per strada. Non riesco ancora ad accettare l'idea che tanti ancora siano senza lavoro senza casa e devono morire per strada, voglio condividere questa vita con loro, stare insieme a loro, così è nata la Missione di Speranza e Carità e questo è il cammino che sento di portare avanti”.

Ed è logico che la gente normale non lo capisca, che scambi, talvolta, per sceneggiatura la nudità di una sofferenza che non si capacita davanti all'abbandono. Biagio Conte è la coscienza incorruttibile di Palermo. Ci fu chi pensò che potesse tornare utile da sindaco e lo cercò per una suggestiva candidatura, in tempi ormai trascorsi. E lui rispose: “D'accordo, ma se vengo eletto, per prima cosa, metto i barboni a Palazzo delle Aquile”. Non lo cercarono più.

Qualcuno gli fa compagnia sotto i portici. Ci sono volontari della sua e di altre missioni che discutono, fitti fitti, delle difficoltà incontrate per strada. Hanno messo un cartone per coprire di più il corpo di Biagio, accanto alle coperte, contro il gelo della notte. Forse basterà. Le luci blu dei televisori sono il miraggio di un calore lontano.