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L'intervista

"Il Centrodestra insegue Salvini
Crepe nella maggioranza all'Ars"


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Intervista a Gianpiero D'Alia. "Con Civica popolare vogliamo costruire un nuovo progetto politico stabile".

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PALERMO - I centristi rimasti a fianco del Pd rivendicano i risultati raggiunti dai governi di questa legislatura. E con Gianpiero D'Alia bollano come “spregiudicati” quanti hanno optato all'ultimo momento per un ritorno al centrodestra. Il leader dei casiniani in Sicilia lavora alla nuova lista “Civica popolare” guidata da Beatrice Lorenzin, che cercherà di superare lo sbarramento del tre per cento per staccare il biglietto per il Parlamento.

Onorevole D'Alia, partiamo dalla decisione di mantenere il patto con il Pd quando il vento al centro sembra soffiare altrove, verso il centrodestra. Avete optato per una scelta controcorrente?

“Lasciamo stare il vento, non ci occupiamo del meteo ma del nostro Paese e dei problemi dell'Italia. In questi cinque anni grazie a questa maggioranza e ai governi Letta, Renzi e Gentiloni abbiamo avuto risultati oggettivamente positivi. Nel 2013 ci trovavamo in recessione. Oggi il Paese ha ripreso a camminare e a crescere. Tutti gli indicatori sono positivi, certificati dall'Istat e non dal blog di Grillo o da Salvini. Certamente questo è anche merito di chi si è assunto la responsabilità di governare in un momento difficile. Si poteva fare di più? Certo, si deve, soprattutto per il Mezzogiorno d'Italia”.

Alcuni dei vostri compagni di viaggio in questa legislatura però sono tornati alla vocazione moderata, rientrando nei ranghi del centrodestra.

“In politica quando si cambia bandiera parlare di vocazione mi pare improprio. Sono scelte di convenienza personale in assoluto contrasto con le scelte politiche che hanno prodotto risultati positivi. Il 4 marzo la gente si troverà di fronte le seguenti proposte: una, il centrodestra, che come dimostrano i fatti di queste settimane è fatto da soggetti in contrasto su tutto tranne che sulla voglia di costruire un cartello elettorale che può avere un buon risultato ma è geneticamente incapace di governare. Un centrodestra che è la fotocopia di quello che ha governato nel 2012 consegnando un Paese poi a Monti. Il centrodestra è quel modello lì, già fallimentare, con l'aggravante di non avere un leader. Una coalizione in cui la destra populista rappresenta il 50 per cento della coalizione. Tanto che i moderati devono inseguire la demagogia di Salvini. Poi ci sono i grillini...”.

Che incarnano ancora un sentimento di protesta?

“Un voto di protesta, sì, ma con tante contraddizioni. Un giorno sono per l'Europa, un altro per uscire dall'Euro e un altro per il referendum. La migliore definizione del M5S l'ho letta da Maroni sul Foglio, un taxi su cui salgono tutti ma tutti senza alcuna cultura di governo. E poi c'è la sinistra radicale, con una personalità di grande rilievo come il presidente Grasso, ma con dietro tutto il massimalismo e il radicalismo di sinistra, che in questi anni ha lavorato sempre contro e mai per costruire”.

E poi c'è il centrosinistra, che lei dice ha governato bene, eppure è indietro in tutti i sondaggi. Perché?

“Io penso che i sondaggi sono importanti ma il voto è un'altra cosa. Tutti i sondaggi alle ultime Europee davano il M5S in sorpasso sul Pd e in quella occasione la maggioranza di governo tra Renzi e gli alleati prese il 45 per cento. Nel 2013 i sondaggi davano Bersani vincente e poi c' stato il pareggio. Io penso che questo governo esprima personalità che hanno dimostrato grande cultura di governo”.

Il simbolo della lista Lorenzin



La vostra lista deve superare il 3 per cento. Può farcela secondo lei?

“Io penso di sì. Abbiamo fatto un'unione di forze politiche che in questi anni con coerenza, portando avanti le proprie tematiche hanno sostenuto un percorso di stabilità, senza la quale non c'è sviluppo e lotta alla povertà. Rappresentiamo l'ala moderata e civica in un centrosinistra che si è liberato dell'ala radicale di sinistra. Vogliamo essere d'impulso su lotta alla povertà, tutela del ceto medio, sostegno alle famiglie numerose, politiche fiscali a tutela delle piccole e medie imprese, dei professionisti, delle categorie produttive”.

Alle Regionali però la vostra lista è rimasta ben sotto il 5 e da allora diversi alfaniani se ne sono andati. Questo non vi preoccupa?

“Io sono poco interessato al risiko di ceto politico. Segnalo che la stragrande maggioranza di quelli che banno fatto il salto della quaglia sono rimasti tutti a terra. Gli elettori non accettano questo modo spregiudicato di fare politica. Peraltro noto che nel dibattito interno al centrodestra nazionale c'è il tema di un patto anti-inciucio chiesto da Salvini a Berlusconi, anche contro i voltagabbana. Noi ci rivolgiamo agli elettori: le Politiche non sono elezioni d'apparato, qui si misurano progetti. Ci sono pezzi di apparato che hanno migliorato la qualità della loro vita ma non credo che possano migliorare quella dei siciliani”.

A che punto siete con le candidature in Sicilia?

“Abbiamo iniziato questa settimana. Da qui alla fine della prossima settimana avremo il quadro definitivo”.

Lei si candiderà?

“Ciascuno di noi sarà coinvolto nel modo che sarà ritenuto più utile dal gruppo dirigente nazionale. Noi vogliamo costruire un nuovo progetto politico stabile, che è stato definito come nuova Margherita. Vogliamo creare un partito con i movimenti politici che gravitano nell'area popolare ma dobbiamo avere un profondo rinnovamento della classe dirigente, coinvolgendo persone che fanno politica per passione e non per dare soddisfazione alla propria tasca”.

Ci saranno volti nuovi anche in queste elezioni?

“Stiamo facendo uno screening di tute le realtà territoriali, in Sicilia come nel resto d'Italia”.

Renzi in un certo senso ha portato più al centro la barra del Pd, con una separazione dalla sinistra radicale. Perché allora un elettore dovrebbe votare per voi e non per il Pd di Renzi?

“Perché noi abbiamo una nostra storia, una serie di idee sulla persona, la società e lo Stato che non sono sovrapponibili a quelle del Partito democratico. Dai temi etici a quelli sociali. Noi ci muoviamo nel solco della grande tradizione del popolarismo, una tradizione che non è possibile lasciare alle cortigianerie di convenienza o agli assorbimenti per inerzia. La nostra sfida è creare una voce nuova per quegli italiani che in politica non hanno più voce”.

Come vede le prime battute della legislatura in Sicilia?

“Io sono tra quelli che in questi mesi non hanno fatto alcuna dichiarazione sul governo Musumeci. Perché mi sembra corretto prendere atto del fatto che Musumeci è ai primi passi della sua esperienza. Prima di esprimere giudizi vediamolo all'opera sui fatti concreti. Quello che posso registrare è che al di là della buona volontà di Nello Musumeci, che io stimo anche se abbiamo idee politiche distanti, il governo ha una maggioranza che è ricca di contraddizioni. E che già ha mostrato crepe evidenti che sono il frutto della scelta di mettere in coalizione il diavolo e l'acquasanta. Questa formula di maggioranza io la ritengo geneticamente impossibilitata ad assumersi la responsabilità di decisioni difficili e forti che riguardano il futuro della Sicilia”.