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La battaglia legale

Ricorso contro il nuovo M5s
Nuti guida i ribelli siciliani


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Beppe Grillo e Riccardo Nuti

Più di 30, tra attivisti ed eletti, contro la nuova associazione: sei provengono da Palermo


PALERMO - Il colpo di coda per Beppe Grillo e il nuovo Movimento cinque stelle arriva a pochi giorni dalle Parlamentarie per la scelta dei candidati alle elezioni Politiche del 4 marzo: e ancora una volta c'è di mezzo la Sicilia. Il deputato palermitano
Riccardo Nuti, la cui sospensione dal movimento per le conseguenze dell'inchiesta firme false che lo vede sotto processo a Palermo è scaduta a dicembre, risulta tra i 'ribelli' che hanno presentato una istanza al Tribunale di Genova per la nomina di un curatore degli interessi della prima associazione M5s, quella fondata da Grillo nel 2009. Si tratta complessivamente di 33, tra attivisti ed eletti, riunitisi nel Comitato per la Difesa dei diritti dell'Associazione M5s, difeso dagli avvocati Lorenzo Borrè e Alessandro Gazzolo, che hanno dichiarato guerra a Grillo sulla base di un assunto: il comico genovese, avallando la costituzione della terza associazione M5s a dicembre e concedendogli anche il simbolo, sarebbe in "conflitto di interesse" nel difendere i diritti dei primi associati.

La pattuglia siciliana dei 'ribelli' ha sei componenti, tutti palermitani: oltre a Nuti sono confluiti gli attivisti Alberto Munda, Giusi Buccheri, Rossella Carella e Daniele Landolina. Con loro anche Pietro Salvino, già candidato sindaco M5s a Capaci nel 2013 e marito della deputata Claudia Mannino ormai fuori dai pentastellati: sia Salvino che Mannino sono sotto processo per i fatti che sarebbero accaduti a ridosso delle elezioni amministrative del 2012 a Palermo. I sei fanno parte della corrente ortodossa del movimento a Palermo, che ebbe il massimo splendore nel 2013 con l'elezione di cinque deputati e di un senatore, Francesco Campanella. Le divisioni interne e il caso firme false, che vede rinviati a giudizio anche la deputata uscente Giulia Di Vita e due ex deputati regionali, Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, hanno azzerato il controllo da parte degli ortodossi sul movimento in città a favore del crescente gruppo legato al fondatore di Addiopizzo Ugo Forello.

A pochi mesi dal voto, però, i nutiani vanno in contropiede e si uniscono ad altri 'ribelli' che nel resto d'Italia non condividono la svolta impressa al Movimento cinque stelle dal candidato premier Luigi Di Maio. Non accettano di dovere trasmigrare nella nuova associazione, con regole diverse rispetto al passato, e da qui il ricorso che potrebbe far vacillare il movimento. "Abbiamo passato il Rubicone", sono le parole scritte ieri da Buccheri sul suo profilo Facebook. Salvino, invece, da mesi non lesina attacchi al nuovo corso pentastellato che in Sicilia ha il suo riferimento nel vicepresidente dell'Ars Giancarlo Cancelleri. Una linea dura continuata sul social network anche ieri, con una foto di Grillo e una frase esplicita: "Ci vediamo in tribunale". 

La tesi di Borrè e Gazzolo, che verrà esposta oggi in conferenza stampa a Roma, parte da un presupposto: Grillo non potrebbe rappresentare gli interessi degli associati del 2009 che non intendono trasmigrare nella terza associazione creata nello scorso 20 dicembre. Per questo motivo, secondo i firmatari dell'istanza al Tribunale di Genova, serve un curatore che agisca in nome e per conto della prima associazione e che ne tuteli i diritti dei componenti rispetto alla seconda, fondata nel 2012, e alla terza. La richiesta di tutela vale anche per il nome e il simbolo del movimento, che a pochi mesi dalle elezioni rischia di restare invischiato in una guerra a carte bollate. Il conflitto di interesse, inoltre, riguarderebbe anche diversi ruoli di Grillo nelle tre diverse associazioni costituite nel tempo: nel 2009, nel 2012 e nel 2017. Nella prima Grillo figurava come Capo Politico, nella seconda come Presidente e nella terza come Garante.

L'ideatore del ricorso è quel Lorenzo Borrè diventato ormai un incubo per i legali del movimento: è stato il legale della ex candidata M5s alle Comunali di Genova Marika Cassimatis e ha scritto una trentina di ricorsi contro altrettante espulsioni dal movimento. A Palermo, invece, Borrè ha difeso Mauro Giulivi, l'attivista escluso dalle regionarie che riuscì a ottenere da un giudice la sospensione dell'esito del voto online che incoronò Cancelleri candidato alla Presidenza della Regione. Quella decisione fu sostanzialmente ignorata dai vertici M5s che andarono avanti con la candidatura di Cancelleri. Il verdetto, al contrario, fu accompagnato da una lunga sfilza di dichiarazioni in cui i big del movimento etichettavano il ricorso firmato da Borrè come un atto da "azzeccagarbugli". L'accostamento al personaggio manzoniano non andò giù al legale di Giulivi che ottenne le scuse da Di Maio, Cancelleri e Alessandro Di Battista con un'unica frase veicolata sui social network: "La competenza professionale di chi ha redatto il ricorso per le regionarie siciliane è fuor di discussione". Oggi un nuovo ricorso, una nuova spina nel fianco per il movimento e ancora una volta di mezzo c'è la Sicilia.

*Aggiornamento ore 11.12
"Non c'è alcuna delibera, alcun accordo assembleare nel creare questa nuova associazione Movimento cinque stelle", ha affermato Borrè nel corso della conferenza stampa romana. "Chi ha deciso che la vecchia associazione dovesse scomparire? L'associazione del 2009 è ancora viva", ancora il legale. "In pochi hanno deciso la costituzione di una nuova associazione - ha aggiunto poi Borrè -. Non rimaneva altro che chiedere la nomina di un curatore speciale che agisse in tutela della prima associazione".