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L'intervista

"Tante emergenze, poca visione
La Regione rischia il suicidio"


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Intervista a Claudio Fava. "Il dialogo con il Pd? In Sicilia non si poteva, c'era Crocetta".

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PALERMO - Una Sicilia che rischia di restare ancora prigioniera delle emergenze e senza una visione. Questo è il timore di Claudio Fava, unico eletto del fronte a sinistra del Pd alle ultime Regionali. Il deputato sottolinea l'eredità pesante lasciata da Crocetta e le difficoltà nel rapporto con il Pd.

Onorevole Fava, qual è la sua impressione dei primi passi della legislatura?

“L'impressione è intanto l'horror vacui che un po' attraversa maggioranza e opposizione. E anche le terre di mezzo tra le due. L'horror vacui che si affaccia sui conti, sule urgenze, sulle emergenze e trova cose che credo non immaginavano nemmeno quelli che fino all'ultimo hanno sostenuto come un sol'uomo il governo Crocetta. La sensazione è quella di essere nuovamente dentro una ragnatela di emergenze, di necessità, di fatti e atti dovuti attorno ai quali spazio per la politica ce n'è assai poco. Questa è una drammatica mitologia che va ribaltata e superata. Questo riguarda per esempio la qualità della spesa. Considerare questi conti in rosso come una zavorra che impedisce alla Regione un solo passo sarebbe un suicidio”.

La zavorra però c'è e non si può ignorare.

“Credo che occorra rimettere mano e testa alla spesa europea e capire come riesca a essere un modo per compensare la carenza di liquidità delle casse siciliane”.

Anche considerare immutabile la spesa è un errore, no?

“A parte la spesa corrente io credo che ci sia bisogno di un ripensamento complessivo della spesa della Regione. Faccio un esempio: la così detta tabella H dove dentro c'è di tutto. Io credo che la Regione non debba essere un bancomat solo più virtuoso che in passato ma un ente di programmazione della spesa, capace di darsi degli obiettivi e condividerli con enti e associazioni, avere una visone di quello che la Sicilia deve essere tra 15 o 20 anni. Invece fino adesso la Regione è stata solo un ente di spesa”.

Lei citava la tabella H. Dove dentro stava di tutto. Anche tanti finanziamenti utili e di sicuro valore sociale insieme magari a cose discutibili. Non è che il rischio è che tutto finisca in una nebbia indistinta?

“Sì, uno 'spesificio' dove il problema è solo garantire che la spesa abbia un criterio di trasparenza. Mi pare in generale che ci sia una mancanza di criteri. Capisco che adesso non c'è soluzione, ad esempio, sui rifiuti per evitare un'emergenza sanitaria che non sia quella di inviarli fuori. Ma il fatto è che si è proceduto per una somma di emergenze. Investire in impianti per ridurre quello che si conferisce in discarica è quello che accade in tutte le regioni virtuose. Perché in Sicilia dieci impianti di compostaggio sono rimasti sulla carta? L'emergenza a volte è costruita ad arte perché serve ad alimentare posizioni di potere economico. La discarica significa arricchimento di alcune grandi dinastie. Com'è possibile che Palermo, Catania e Messina siano al dieci per cento di differenziata?”.

Ma lei cita Palermo, ad esempio, dove il servizio di raccolta e anche la discarica è tutto in mano al pubblico. Forse il problema dell'arricchimento dei privati è solo un pezzo della faccenda. Non c'è un più ampio problema di inefficienza?

“Sì, questo è vero. Forse andrebbe applicata la legge per cui un comune inadempiente rispetto alla normativa europea abbia un commissario ad acta. Se un sindaco non è capace intervenga qualcuno altro”.

Come vano i rapporti tra voi di Liberi uguali e il Pd?

“Lì la difficoltà è avere un interlocutore che rappresenti tutto il partito. In qualche modo ci sono umori, propensioni, affinità che attraversano l'arco costituzionale. Il problema non è il rapporto con il Pd ma con i singoli. Che credo stiano vivendo anche loro una fase di imbarazzato stupore visto che la relazione di Musumeci non proponeva soluzioni ma faceva solo un'analisi sull'eredità che si raccoglie. Si può contestare a Musumeci di aver sorvolato come questa eredità sia maturata in almeno quattro governi. Ma capisco l'imbarazzo del Pd che ha sostenuto il governo uscente. La posizione del Pd la vedo piuttosto indefinita dal punto di vista dei rapporti con il governo e con il resto dell'Assemblea: stupiti e in attesa di capire”.

Ma sono possibili forme di collaborazione?

“Sono possibili in Assemblea a prescindere dagli schieramenti politici. A me è già capitato di presentare un atto ispettivo sulla discarica di Agira insieme con il Movimento 5 Stelle. Ancora si deve entrare un po' nel vivo. Già la settimana prossima ci saranno le audizioni degli assessori in commissione e cercheremo di capire quali sono le intenzioni di questo governo”.

Liberi e uguali al momento valuta la possibilità di un'alleanza col Pd alle regionali in Lombardia e Lazio. Se si dovesse raggiungere quest'intesa, non ci sarebbe rammarico per non essere riusciti a fare altrettanto in Sicilia?

“In Sicilia c'era un punto dirimente, una contraddizione: il Pd esprimeva il governatore uscente, che era stato protagonista di una pessima stagione di governo. Non è paragonabile Zingaretti a Crocetta. Mente sul primo puoi costruire un ragionamento anche sulla discontinuità che vuoi creare, con Crocetta occorreva partire da un atto di abiura che non potevi pretendere dal partito che lo ha portato accanto a sé fino alla campagna elettorale. La mia opinione sul governo Crocetta era ed è sempre quella: una pessima esperienza. Con un disvalore aggiunto, quello di essersi fregiato del titolo di rivoluzionario antimafioso. E quindi il tradimento, il contraccolpo è stato più pesante”.

A proposito di antimafia, quando vedrà la luce la commissione all'Ars?

“Io ho presentato un ddl per sviluppare oltre a quello sulla mafia anche un focus specifico sulla corruzione. La mia esperienza nella commissione Antimafia mi dice che i reati corruttivi sono spesso il passepartout di cui si servono le organizzazioni mafiose. Mi auguro che questa commissione venga istituita il più rapidamente possibile”.