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PALAZZO DEI NORMANNI

Non chiamateli portaborse
Ars, arriva un esercito di esterni


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Ogni parlamentare regionale ha a disposizione 58.400 euro l'anno. Ci sono già i primi nomi, ma molti aspettano le elezioni per le "assunzioni".


PALERMO - Dirigenti politici, ex candidati, ex deputati, parenti di. C’è un po’ di tutto tra le centinaia di collaboratori che i parlamentari regionali stanno “assumendo” in questi giorni all’Ars. Pochi nomi certi ancora, almeno in attesa delle elezioni di marzo. Ma non chiamateli "portaborse". I contratti prevedono assunzioni a tempo indeterminato con qualifica di funzionario, ma essendo legati alla sussistenza in vita del gruppo parlamentare diventano di fatto dei contratti a tempo determinato. Il compenso è, o potrebbe essere, vedremo perché, di 58.400 euro all'anno. È questo che prevede, infatti, l'articolo 7 della legge n.1 del 2014 entrata in vigore quest’anno in merito agli esterni del Parlamento regionale. Insomma, è proprio il caso di dirlo, sembra che ci toccherà rimpiangere i vecchi portaborse.

Nonostante il termine venga ancora utilizzato impropriamente, i portaborse in realtà non esistono più. Si sono “estinti”, per legge, con la fine della passata legislatura per lasciare il posto a nuove figure professionali che, nelle intenzioni del legislatore - Mario Monti, per l’esattezza - avrebbero dovuto rendere più semplice e trasparente la spesa dei gruppi parlamentari per il personale. Ma questo evidentemente, nella maggior parte dei casi, non sta succedendo. E, anzi, la nuova organizzazione, in barba alla sempre invocata spending review, costerà all'Assemblea regionale siciliana anche di più: 4.088.000 invece di 3.240.000 euro.

I portaborse dei 90 deputati della scorsa legislatura costavano infatti meno dei collaboratori dei 70 parlamentari regionali della nuova legislatura. Questo perché per i vecchi portaborse i deputati avevano diritto a un rimborso da parte dell’Assemblea fino a 36 mila euro l’anno, mentre per i nuovi D6 - che, precisiamolo non è una figura professionale ma una posizione economica - ogni parlamentare regionale ha a disposizione 58.400 euro l’anno. Soldi che arrivano ai deputati, e quindi ai dipendenti, attraverso i gruppi, a cui compete la gestione amministrativa e contabile di questi fondi. E quindi, per il Movimento 5 stelle che è composto da 20 deputati, la cifra a disposizione è di 1.168.000 euro; per Forza Italia, 14 deputati, è di 817.600; per il Pd, 11 deputati, 642.400; per Diventerà Bellissima e Popolari ed Autonomisti, sei deputati a gruppo, 350.400; per l’Udc, cinque deputati, 292.000; Fdi e Misto, tre deputati, 175.200; e Sicilia futura, due deputati, 116.800.

La norma, pero, non specifica nulla sul numero di collaboratori che ogni deputato può assumere. La ratio sarebbe quella di un collaboratore per deputato, ma non è la direzione in cui si sta muovendo l’Ars in questi giorni e il rischio di una maxi infornata di esterni diventa sempre più plausibile. Molti gruppi, infatti, hanno intenzione di parcellizzare il budget a disposizione assumendo più di una persona per deputato.

Così sta accadendo, per esempio, nel Movimento 5 stelle, dove molti degli esterni fanno riferimento più al gruppo nella sua interezza che non al singolo deputato. Abituati a muoversi come una sola entità, i grillini dell’Ars stanno considerando i fondi per i D6 come un unico serbatoio da cui attingere per assumere tutto il personale utile allo svolgimento delle attività parlamentari: dagli addetti stampa, come la new entry Chiara Giarrusso, a Samuele Cutrera, braccio destro di Giancarlo Cancelleri, agli altri consulenti legali e legislativi in via di contrattualizzazione. Tra i nomi in ballo, anche gli ex deputati Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca.

In altri gruppi ci sono deputati che vorrebbero poter fare lo stesso. In Forza Italia, per esempio, ci sono parlamentari a cui il budget a propria disposizione potrebbe non bastare e per questo vorrebbero poter usufruire anche di parte dei fondi di altri colleghi, come se fossero appannaggio del gruppo nel suo complesso piuttosto che del singolo deputato. Questo ovviamente potrebbe creare tensioni e dissapori tra colleghi. Intanto, tra gli esterni del gruppo di Fi all’Ars ci sono, attualmente, Federica Tantillo, figlia del consigliere comunale di Palermo Giulio Tantillo, e Giuseppe Gelfo, vicino a Francesco Scoma, candidato a Palermo per tornare in Senato.

E mentre il Pd sta temporeggiando, ancora pochi gli esterni che bazzicano il gruppo, per Diventerà Bellissima, il capogruppo Alessandro Aricò, ha invece tra i suoi collaboratori Eduardo De Filippis, ex consigliere di circoscrizione di Palermo, giovane ma già con una lunga esperienza politica nel centro destra alle spalle, figlio di Santi De Filippis, uno dei “cosiddetti stabilizzati” dell’Ars.

Ecco, ci sono anche loro, i "cosiddetti stabilizzati" dell’Assemblea regionale. Proprio così, “cosiddetti”, perché ogni volta che una legislatura finisce queste persone vengono licenziate per poi essere eventualmente riassunte dai Gruppi parlamentari all'inizio della nuova legislatura. Attualmente sono 80 e non tutti hanno già trovato posto nella nuova Assemblea. Alcuni restano in disparte, assistono alla frenesia per la scelta degli esterni e perdono giorni di lavoro perché ogni deputato preferisce portare con sé i propri collaboratori da fuori.

I deputati, comunque, nella maggior parte dei casi, non hanno ancora utilizzato tutti i fondi a propria disposizione perché, per definire i contratti, stanno aspettando l’esito delle prossime elezioni di marzo. Ecco perché si fanno i nomi di tanti, i corridoi e le stanze sono piene di gente che fa capo a questo o a quel deputato, ma pochi sono i contratti che sono stati formalizzati.

Una situazione, quella degli esterni all’Ars, che ha già impensierito il presidente Gianfranco Micciché il quale, non potendo intervenire d’ufficio, ha scritto una lettera ai gruppi parlamentari. "Nelle more della completa definizione della materia anche con riferimento alla misura dei contributi", Miccichè chiede di osservare due principi: chiunque venga assunto deve svolgere mansioni qualificate per i gruppi e deve percepire una retribuzione adeguata ai compiti. Insomma, niente autisti o gente che, assunta con i fondi dell'Ars, magari poi finisca per lavorare nelle segreterie dei politici, come avvenuto in passato in qualche caso evidenziato dalla Corte dei Conti.