Live Sicilia

Viaggio tra i delusi del movimento

Ci avevano creduto, ora se ne vanno
"Caro M5s, non ti riconosco più"


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Marsala, Ragusa, Licata e Terrasini: i nomi storici abbandonano. Critiche da Agrigento e Palermo.


PALERMO - L'ultimo addio traumatico ha il volto malinconico di Eva Deak, arrivata in Sicilia 16 anni fa dopo le sofferenze della dittatura romena di Nicolae Ceausescu. L'amore per la Sicilia e l'amore in Sicilia, la nuova vita a Terrasini e nel 2012 l'impegno con il Movimento cinque stelle che dopo quattro anni la candida a sindaco. Ne viene fuori un posto in consiglio comunale, da dove partono le battaglie ambientaliste contro discariche e scarichi in uno dei tratti di costa più belli della Sicilia nord-occidentale. Dopo sei anni di attivismo, impegno in consiglio comunale e rischi anche personali, Eva fa calare il sipario con una raccomandata che revoca la sua iscrizione alla nuova associazione del Movimento cinque stelle: "E' irriconoscibile, mutato e trasformato in maniera grottesca", dice rendendosi portavoce di un malcontento che cresce sempre di più nelle viscere del movimento.

A ovest di Terrasini Marsala, dove un altro pilastro su cui il movimento ha costruito le sue fortune ha ceduto: sono le prime ore del 30 gennaio quando Antonio Angileri, laureato in Farmacia, chiude il suo impegno politico coi pentastellati che nel 2015 lo aveva visto candidato sindaco: "Oggi per me si completa un ciclo. Finisce una speranza, si riflette su nuove prospettive e su ciò che è stato", sono le parole su Facebook. Lascia anche lui, come Eva e come Gianluca Ciotta, che sempre nel 2015 tentò la corsa a primo cittadino di Licata e che ora si è visto sbarrare la strada per la candidatura alla Camera. Anche per lui il nuovo Movimento cinque stelle "è irriconoscibile", ondeggiante tra la "deriva autoritaria dei vertici" e la sintonia "ormai persa" col territorio.

Deak a Terrasini, Angileri a Marsala, Ciotta a Licata. Non sono gli ormai ex big che alzano bandiera bianca davanti al nuovo che avanza, come l'ultimo addio di oggi firmato Chiara Di Benedetto. E' il movimento che rischia di franare nei suoi nomi fondanti e in chi ha creduto in quella speranza nonostante le basse percentuali delle urne. Volti che non si leggono sulla stampa ma che spesso hanno molto seguito in grandi e piccoli centri. A Marsala, in mezzo ai potenti del Pd e all'artiglieria pesante di Forza Italia, Angileri portò a casa un onestissimo 14%: "In questi anni ho dato molto al movimento come molti altri attivisti, ho affrontato una grande avventura, ho incontrato amici e nemici - dice -. Credo ancora in una società migliore ma ahimè non credo più nel progetto del Movimento 5 Stelle, per tale motivo vado via senza rimpianti e sceglierò con cura chi votare per questa nuova tornata elettorale in estrema libertà".

A Terrasini la donna venuta da Brasov, decide di andare in conferenza stampa e spiegare senza urla cosa l'ha spinta a chiudere i ponti col suo recente passato a cinque stelle: "Siamo davanti a un movimento in cui è il 'capo politico' che sceglie i suoi candidati nelle segrete stanze, con pochi amici. Le persone non gradite vengono escluse senza il coraggio di dare una motivazione". Una "deriva" che Deak rivela di aver notato "fin dalle Comunali di Palermo" e che sarebbe continuata anche alle Regionali: "Ricordo un incontro a Carini, organizzato con Di Maio e Cancelleri per presentare anche i candidati della provincia di Palermo. L'attesa durò per tutto il pomeriggio e sera tardi ci fu il comizio senza che nessuno potesse salire sul palco. Hanno mortificato candidati e attivisti".

Un malumore che ritorna anche con le Parlamentarie di pochi giorni fa, con migliaia di attivisti che attendono ancora il dettaglio dei voti: "Sono state segnalate delle cordate a favore di alcun i candidati ma non è successo nulla - ancora Deak -. Nel Movimento 5 stelle originario le regole venivano rispettate, oggi decide il capo. Sono mortificata e delusa. Andavo in Consiglio a portare avanti la battaglia contro l'abusivismo edilizio e venivo derisa per le parole di Cancelleri sull'abusivismo di necessità. Ho segnalato i tanti malumori degli attivisti e ho sempre comunicato con Cancelleri e con gli altri portavoce per sottolineare ciò che non andava, ma non è servito a nulla". Deak resterà in consiglio comunale "con la bandiera del primo Movimento cinque stelle, perché - scandisce - non riconosco la nuova associazione né Di Maio come capo politico. Non posso e non voglio rappresentare il nuovo movimento".

Il malcontento corre da ovest a est. A Ragusa Massimo Iannucci, vicesindaco nella prima città siciliana in cui si è alzato il vessillo del M5s, non le ha mandate a dire ai vertici del movimento ritirando la sua disponibilità per la corsa a sindaco di primavera. Il disimpegno di Iannucci, che segue quello del primo cittadino Federico Piccitto, nasce come risposta per l'assenza di candidati iblei alle Politiche: "Non candidate alcun ragusano alla Camera e al Senato e allora cercatevi un altro candidato", la frase che lascia poco spazio all'interpretazione. Rabbia e delusione anche ad Agrigento, dove un altro ex candidato sindaco, l'avvocato Emanuele Dalli Cardillo, mostra i denti apertamente dopo l'esclusione dal voto su Rousseau: "Pretendo una spiegazione - dice -. Il mio comportamento è sempre stato esemplare. Nel collegio uninominale, inoltre, c'erano tante figure spendibili per il movimento eppure hanno deciso di candidare un ragazzo senza esperienza (Michele Sodano, ndr). Mi chiedo il perché di tutto questo. Da Dalli Cardillo partirono le segnalazioni su Fabrizio La Gaipa, il candidato alle Regionali poi accusato di estorsione a danno di un suo dipendente: "Avvisai i vertici regionali, ma La Gaipa rimase in lista".

Resta nel movimento anche Ambrogio Conigliaro, ex candidato sindaco poi entrato in Consiglio: "Preferisco lottare dall'interno - afferma -. Nel movimento ci sono tante cose che non vanno ma credo ancora nel progetto e nel cambiamento che potrebbe portare in Italia". La maglietta a cinque stelle indossata ormai 13 anni fa, al tempo degli 'Amici di Beppe Grillo' e la saggezza di chi decide di retare nel movimento e lottare: "Non capisco la ratio di alcune scelte come quelle operate alle Parlamentarie". Lui, consigliere comunale ancora in carica, ha voluto portare avanti una provocazione proponendo la sua candidatura: "Ho dimostrato che quelle nuove regole consentono anche questo - spiega -. Mi hanno chiesto di ritirare la candidatura ma non l'ho fatto". A Carini il volto storico del movimento non intende lasciare: qui la frana si è fermata, ma in provincia di Palermo le chat degli attivisti e i gruppi chiusi di Facebook sono caratterizzati da liti e contrapposizioni che tengono alta la temperatura all'interno del movimento proprio nei giorni in cui Luigi Di Maio scende in Sicilia per presentare i suoi candidati.