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LA POLEMICA

Giletti e gli "stipendi d'oro"
Ardizzone: "Lo denuncio"


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L'annuncio dell'ex presidente dell'Ars dopo la trasmissione su La7.


PALERMO - 
Monta il giorno dopo la trasmissione di Giletti sugli "stipendi d'oro" in Sicilia la polemica. Ieri a "Non è l'Arena" su La7 ospite è stato il capogruppo di Forza Italia Giuseppe Milazzo, protagonista di uno scontro dai toni accesi (guarda qui il video) con il conduttore. E oggi interviene anche l'ex presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, che annuncia querele: 
"Mi vedo costretto a promuovere un'azione di risarcimento, in sede civile, per le smodate ed inusitate dichiarazioni rilasciate dal signor Giletti".

Ardizzone, durante il suo mandato, era stato più volte coinvolto a distanza nei dibattiti televisivi organizzati da Giletti, in cui spesso era ospite l'allora governatore Rosario Crocetta. "Nella trasmissione di ieri - spiega Ardizzone - il conduttore televisivo ha ripetutamente inveito con insulti contro la mia persona, con riferimento a vicende relative ad una serie di trasmissioni condotte nel 2017 dallo stesso Giletti sulla Rai, nel programma domenicale 'L'Arena'. Delle dichiarazioni fatte dal signor Giletti sulla Rai lo scorso anno, su mia esplicita richiesta, ho riferito in sede di Commissione nazionale Antimafia, con riferimento in particolare alla vicenda di Riscossione Sicilia. Adesso però intendo tutelarmi legalmente perché è chiaro l’intento diffamante e persecutorio del conduttore, non rivestendo io più alcun incarico istituzionale", conclude l'ex presidente del Parlamento siciliano.

"Nella trasmissione di Giletti si è dato del pagliaccio alla Sicilia, di certo non al sottoscritto, il cui operato, sia sul piano politico che personale è ineccepibile. Del resto, non sono io che devo rispondere di vicende passate", anche Milazzo oggi torna sullo scontro avvenuto in diretta televisiva. "I nuovi deputati, ho precisato sin dalle prime battute in Tv, non beneficiano di nessun vitalizio, essendo uniformati alla legge Monti che vige anche nelle altre regioni d’Italia. Ma è conosciuta la strategia di una trasmissione televisiva impiantata sulla demagogia e sulla disinformazione. Ho spiegato - prosegue - la volontà e l’impegno della maggioranza nel tagliare gli stipendi, ripristinando il tetto. Ribadisco, che non avendo un accordo con i sindacati, gli interessati al provvedimento ricorreranno al Tar, il quale gli darà ragione".

Infine, conclude il deputato, "non ci si deve scandalizzare se ho ricordato in trasmissione che Antonio Ingroia ha goduto di una nomina e di un relativo compenso da parte del Governo Crocetta. Ognuno pensi e scriva ciò che vuole; se l’intento è gettare fango, che lo facciano pure, cavalcando certi populismi adeguati al proprio modo di vedere la vita. Non penso che debba essere io, a 40 anni, a dover rispondere o spiegare lo sfacelo in cui ci ha portato il passato. Stiamo portando avanti una nuova idea di politica, seppur dinanzi a tante difficoltà".