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Longo e le indagini del Csm
I riflettori sul procuratore


, Cronaca, Siracusa
Il tribunale di Siracusa

Francesco Paolo Giordano potrebbe rischiare di essere trasferito. La nota dell'Eni.

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ROMA- Di Giancarlo Longo, l'ex pm di Siracusa arrestato per corruzione, il Csm si era occupato l'anno scorso. Ed aveva aperto la procedura di trasferimento d'ufficio per incompatibilità per lui, per il collega Maurizio Musco e per il procuratore capo Francesco Paolo Giordano. Per Longo e Musco la procedura era stata in seguito archiviata, perché tutti e due avevano chiesto il cosiddetto trasferimento in prevenzione. Per Giordano invece, che a differenza dei suoi sostituti non ha chiesto la destinazione ad altra sede, la procedura è ancora aperta. E dovrebbe essere definita in tempi stretti: forse già la prossima settimana, la Prima Commissione deciderà se chiedere al plenum l'archiviazione del fascicolo o il trasferimento d'ufficio del procuratore.

A smuovere il Csm era stato l'esposto presentato da otto sostituti sul rischio di inquinamento dell'azione della procura, funzionale alla tutela di interessi estranei all'amministrazione della giustizia. Esposto inoltrato anche alla procura di Messina e base dell'inchiesta che oggi ha portato all'arresto di Longo e altre 14 persone. Dopo aver sentito l'allora Pg di Catania Salvatore Scalia descrivere una situazione di grande conflittualità in tutti gli uffici giudiziari di Siracusa ma particolarmente grave in procura, e il procuratore di Messina Vincenzo Barbaro riferire che a seguito dell'esposto Longo era stato iscritto nel registro degli indagati, il Csm decise di compiere una trasferta a Siracusa per ascoltare non solo gli otto pm firmatari della denuncia, ma anche i vertici di tribunale e procura e dell'avvocatura. Al termine arrivò la decisione di aprire la procedura per Longo, Musco e Giordano, che ora potrebbe rischiare di essere trasferito per la situazione di grave conflittualità nell'ufficio da lui diretto.


La nota dell'Eni 

"Eni confida nella correttezza dell'operato del proprio management nell'ambito della vicenda e avvierà come in ogni altra circostanza analoga le opportune verifiche interne. Eni, non indagata, auspica che si faccia quanto prima chiarezza sui fatti oggetto di indagine". E' quanto dichiara un portavoce del gruppo, interpellato telefonicamente, riguardo alle vicende giudiziarie odierne.

Lo stesso portavoce del gruppo spiega che, "in merito a quanto riportato dai mezzi di informazione circa l'avvenuta perquisizione presso gli uffici di un proprio manager, Eni conferma che nella giornata di oggi la polizia giudiziaria ha proceduto ad acquisire presso la società documentazione e supporti informatici nell'ambito di una inchiesta della Procura di Milano in merito a un presunto falso complotto costruito ai danni dei propri vertici aziendali". (ANSA).