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I VERBALI

"Vi racconto la mafia di Agrigento"
Il pentito fa nomi e cognomi


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Un frame delle intercettazioni

Ecco le dichiarazioni del favarese Giuseppe Quaranta. Rapporti con i boss di Palermo e Catania.

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PALERMO - “Ho deciso di collaborare per il bene della mia mia famiglia e mio personale... sono stanco e ho avuto delusioni da queste persone”.

Inizia così il primo verbale, stilato pochi giorni fa, del boss favarese Giuseppe Quaranta, braccio destro di Francesco Fragapane. Si è pentito il 29 gennaio scorso, sette giorni dopo essere stato arrestato su richiesta dei pubblici ministeri di Palermo, Paolo Guido, Alessia Sinatra, Calogero Ferrara e Claudio Camilleri

La sua vita era finita ai raggi X. Partendo da lui gli investigatori hanno ricostruito l'assetto del mandamento di Santa Elisabetta, che comprende i territori di Raffadali, Aragona, Sant'Angelo Muxaro e San Biagio Platani, e che ha assorbito quello di Santo Stefano di Quisquina (Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini). Un supermandamento che veniva indicato con il nome “montagna” e che è stato azzerato grazie al blitz dei carabinieri.

“Sono stato combinato nel 2010-2011 - racconta il neo pentito - da Francesco Fragapane con la santina in mano e la punciuta... la mia santina raffigurava Sant'Antonio da Padova”. E da quel giorno Quaranta divenne capomafia di Favara. Il verbale prosegue con un lungo elenco di nomi: “I componenti della famiglia di Favara sono Giuseppe Vella, Pasquale Fanara, Stefano Valenti, Gerlando Valenti, Giuseppe Blando, Calogero Limblici, Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni. Ci sono altri gruppi criminali che noi chiamiamo 'paraccari' che non hanno un capo e un sottocapo”.

Poi, inizia a fare il punto sui mandamenti: “Il rappresentante di tutta la provincia è Pietro Campo. Ogni mandamento è formato da quattro paesi. Il capo comanda i quattro paesi ma non può essere uno dei quattro”.

A capo del mandamento di Favara Quaranta indica “Pasquale Fanara”. La ricostruzione su Agrigento è zeppo di omissis. I nomi dei boss sono top secret. A Santa Elisabetta comanda “Francesco Fragapane”. Il mandamento comprende “Raffadali (con a capo Antonino Vizzì con Manno Salvatore che è l'anziano. Sant'Angelo Muxaro (gestito dai Fragapane), Aragona (con a capo un certo Gino che ha una masseria, di cui non ricordo il cognome. Mandamento di Bivona (con a capo Spoto Giuseppe Luciano) che comprende San Biagio Platani (con a capo Nugara Giuseppe), Cianciana (con a capo Tornatore)... mandamento di Cammarata San Giovanni Gemini (con a capo La Greca)... ma ci sono pure Giambrone Calogerino e Angelo e i Mangiapane che girano...”.

Ed ancora: “Mandamento di Sciacca che era gestito da Di Gangi e che comprende Ribera (con a capo Capizzi Mario), e Burgio (non so ci vi sia a capo)”. Nomi omissati anche nel caso di Sambuca e Palma”.

Massimo riserbo anche i nomi dei mafiosi palermitani e catanesi (ad eccezione di “Salvatore Seminara appartenente alla famiglia di Caltagirone) con cui Quaranta si è incontrato e tutta la parte degli uomini che “si stanno muovendo per andare a comprare armi in Belgio in relazione a conflitti che sono sorti per traffici di droga”. Il prestigio di Quaranta, però, durò poco. Sul suo conto iniziarono a circolare cattive notizie: dai soldi che non arrivavano ai parenti dei Fragapane al mancato pagamento di una ingente partita di droga acquista a credito alla famiglia mafiosa di San Cataldo, fino alle dicerie sul suo strano rapporto con la moglie di un pezzo da novanta della mafia. Francesco Fragapane decise così di posarlo. Da luglio 2014 Quaranta perse ogni incarico.