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IL LEADER DELLA LEGA

"Nel centrodestra troppi 'figli di'
Musumeci? Il 5 marzo vedremo..."


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Intervista a Matteo Salvini. "I miei alleati candidano i parenti. Non cerchiamo poltrone, ma se avessimo l'assessore all’Agricoltura...”

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PALERMO - “Anche in questo centrodestra c’è qualcosa che non mi convince. C’è ancora
chi pensa che la politica sia una questione familiare, e che possa far candidare figli e parenti. La Lega è diversa”. Matteo Salvini sbarca di nuovo in Sicilia. Da domani, girerà le città dell’Isola in vista del voto del 4 marzo. “Ho scelto il giorno di San Valentino, per rinnovare il bel rapporto nato tra me e i siciliani nel corso delle ultime elezioni regionali”, sorride.

Non ha incontrato o non crede di incontrare qualche difficoltà, invece, nel dialogo con i siciliani, a causa di alcune esternazioni della Lega nei confronti dei meridionali, soprattutto in passato?

“Noi non abbiamo mai criticato i siciliani, la gente siciliana. Abbiamo, semmai, puntato il dito contro i politici siciliani. C’è un pezzo di Sicilia anche al Nord, lo sappiamo bene. Il problema, in questi anni, è stato il modo col quale gli eletti dal popolo nell’Isola hanno usato quel consenso”.

Cosa dirà la Lega di diverso ai siciliani, rispetto a questi politici?

“Noi non promettiamo miracoli. Ma possiamo certamente assumerci alcuni impegni: meno sbarchi, più espulsioni. E chiuderemo, se saremo al governo, strutture come quelle di Trapani e di Mineo, veri e propri centri di delinquenza”.

Un vostro cavallo di battaglia, questo. Ma fonderete la campagna elettorale solo sui temi dell’immigrazione?

“Certamente no. Di sicuro ce ne sono altri che sono centrali, specie in Sicilia: quelli del lavoro e delle pensioni. Nell’Isola come nel resto d’Italia dobbiamo cancellare la legge Fornero. Poi c’è un tema che riguarda la Sicilia molto da vicino...”

… a cosa si riferisce?

“Penso alla difesa del made in italy. Dobbiamo difendere i nostri prodotti da quelli che arrivano da altre parti del mondo. Dobbiamo tutelare il nostro grano, i nostri agrumi, il nostro pescato. Guardi, se sul bancone mi accorgo che le arance non sono siciliane, le lascio lì. Tutto ciò sarà possibile con una Lega protagonista: chiederemo che vada a noi il Ministero per le politiche agricole e la pesca”.

Come vanno invece le cose qui in Sicilia dal punto di vista politico? Come sono i rapporti con questo centrodestra?

“Se il centrodestra vince, come è accaduto alle ultime Regionali, sono contento. Ma lo sono ancora di più se la Lega si afferma come primo partito della coalizione. Non le nascondo, però, che qualche problemino col centrodestra siciliano c’è...”

… che tipo di problema?

“Purtroppo sono ancora presenti alcune logiche del passato, come ad esempio il fatto di candidare figli e parenti. Votare Lega significa contribuire a fare sparire queste vecchie pratiche”.

A dire il vero, alcuni esponenti politici che hanno ricoperto in passato ruoli anche nei vecchi governi regionali sono presenti anche da voi, li avete candidati.

“E’ vero, ma ci stiamo sforzando di coniugare l’esperienza di alcuni, con le novità. Noi non siamo come i Cinque stelle che considerano delinquente chi ha amministrato anche solo un condominio. Ma non siamo nemmeno come quelli che pensano che la politica sia un affare di famiglia”.

A proposito dei Cinquestelle. Stando ai sondaggi, in Sicilia, soprattutto nei collegi uninominali la sfida sarà tra il centrodestra e il Movimento di Grillo. Come pensate di batterli?

“I sondaggi dicono anche che la coalizione di centrodestra, se unita, ha anche dieci punti percentuali in più rispetto ai grillini e al Pd di Renzi. Quindi possiamo vincere ovunque. E del resto, c’è una differenza enorme tra noi e loro”.

Cosa vi differenzia in particolare?

“Penso proprio al tema dell’immigrazione, visto che i Cinquestelle hanno votato con Renzi contro il reato di immigrazione clandestina. Ma penso anche alla visione dell’Europa: noi siamo pronti a mettere in discussione i trattati europei se questi danneggiano gli italiani”.

A proposito di immigrazione: lei domani sarà tra le strade della Capitale italiana della Cultura. Il sindaco di Palermo ha sottolineato più l’importanza e il valore dell’integrazione in città e nell’Isola. Lei cosa ne pensa?

“L’integrazione è possibile se rispettano le regole e se i numeri lo consentono. Se in un condominio di dieci persone arrivano due ospiti, va benissimo. Ma se in quello stesso condominio di ospiti ne arrivano otto, cambia tutto, e magari finisce che quella gente prova a imporre le proprie regole. O addirittura, se non scappa dalle guerre, viene invece a portare la guerra in Sicilia e in Italia”.

Pochi giorni fa ha fatto discutere l’iniziativa di alcuni militanti di Forza Nuova a Palermo: hanno deciso di effettuare delle “ronde” di “autodifesa popolare” sui bus. Condivide iniziative come questa?

“Assolutamente no. Io chiedo la fiducia dei siciliani e degli italiani per fare in modo che la legge venga applicata, non per costringere i cittadini a fare da sentinelle. È lo Stato a dovere garantire la sicurezza, applicando, appunto, le norme come quelle riguardanti le espulsioni. Bus sicuri, quindi, ma grazie al rispetto delle regole imposte dallo Stato”.

Ultima domanda, torniamo alla politica. Il suo partito è l’unico del centrodestra a non esprimere nemmeno un assessore nella giunta di Nello Musumeci. Le sta bene così, o crede che bisognerà intervenire nel governo regionale garantendo uno spazio anche alla Lega?

“Noi non facciamo politica per le poltrone, non ci interessa. Certo, se avessimo alcuni assessori, cambierebbero molte cose. Penso ad esempio all’assessorato all’Agricoltura, dove la Lega avrebbe fatto valere i diritti dei siciliani. Alla fine, però, hanno prevalso altre logiche. Ma aspettiamo il 4 marzo. Se la Lega otterrà un ottimo risultato e se sarà, magari, il primo partito del centrodestra, allora si farà sentire”.