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“Nuovo rapporto con lo Stato”
La giunta “avvisa” Roma


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Nel Def del governo le richieste all'esecutivo nazionale. Si cambia pagina dopo gli accordi delle giunte di Crocetta.


PALERMO - Le pagine forse di maggiore “rottura” rispetto al recente passato nel Documento economico finanziario della giunta riguardano il rapporto con lo Stato. Nel documento esitato dal governo e arrivato la settimana scorsa all'Assemblea regionale, la cui discussione aprirà la sessione di bilancio, la giunta rimarca a più riprese il diverso approccio rispetto ai governi di Rosario Crocetta, accusati di “atteggiamento rinunciatario” nei riguardi di Roma e responsabili, a detta del nuovo governo, di “remissivi accordi conclusi”. La musica è cambiata. E i contenuti del Def fanno il paio con la scelta deliberata dalla giunta di impugnare con atto formale la legge di bilancio dello Stato per il 2018, nella parte in cui introduce oneri finanziari a carico della Regione siciliana e delle ex Province regionali. In particolare, ha spiegato in quell'occasione l'assessore all'Economia, Gaetano Armao “si contesta la legittimità costituzionale nella parte che impone una riduzione della spesa anche per i settori vitali dello sviluppo economico e le previsioni che determinano un prelievo forzoso sugli enti intermedi per complessivi 200 milioni di euro circa".

Ma già nelle primissime pagine del Def si traccia una linea di demarcazione rispetto al passato. Con l'intento di “attuare il rilancio di una nuova, urgente ed irrinunciabile 'stagione negoziale' con lo Stato, finalizzata a una serie strutturata di interventi correttivi”. In particolare si fa riferimento a come il gettito sull'Irpef di 1,4 miliardi garantito dal decreto legislativo 251 del 2016, “è sostanzialmente azzerato dall'onere del contributo al risanamento della finanza pubblica determinato in 1,304 miliardi”. Secondo il governo regionale, i pesanti contributi al risanamento della finanza pubblica che Regione e autonomie locali sono costrette a versare “nel 2018 raggiungeranno un'entità incompatibile con ogni prospettiva di sviluppo”. In un separato documento il governo regionale fa riferimento agli "sconti" ottenuti da altre regioni autonome: "Risulta pertanto di tutta evidenza che il costante incremento del contributo alla finanza pubblica richiesto alla Sicilia negli anni precedenti integri una evidente violazione dei principi di uguaglianza e proporzionalità sanciti dalle disposizioni costituzionali e costantemente ribaditi dalla giurisprudenza costituzionale", si legge.

Il governo regionale punta quindi alla “revisione dei rapporti finanziari fra lo Stato e la Regione”, “finalizzata alla piena attuazione degli articoli 36,37 e 38” dello Statuto. La giunta fissa così una serie di punti di discussione da affrontare con lo Stato, a partire dalla rinegoziazione dell'accordo 2016 sulle entrate fiscali. L'elenco contempla anche la riduzione al 3 per cento delle spese correnti, per la quale si richiede almeno che si lascino fuori una serie di voci di spesa (come cultura e servizi sociali), una riforma dell'imposta di bollo che potrebbe garantire maggiore gettito fino a 200 milioni, la revisione del contributo di finanza pubblica, l'obbligo di incremento della spesa per investimenti, che per la giunta è "un vincolo imposto unilateralmente dal legislatore statale in assenza di qualsivoglia forma di concertazione". “In conclusione – si legge a chiusura del Def – l'intrapresa azione di rinegoziazione degli accordi con lo Stato del 2014, 2016 e 2017 risulterà indispensabile al fine di garantire l'equilibrio di bilancio per il triennio 2018-2020”.