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Ragusa

"Frode coi fondi dell'accoglienza"
Chiesto il processo per 10 indagati


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Al centro il presunto buco da 1,6 milioni nelle casse di una Onlus. le indagini della Finanza.

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RAGUSA - La procura di Ragusa ha chiesto il rinvio a giudizio per 10 persone, indagate per peculato continuato e riciclaggio in concorso, in quanto, a vario titolo, avrebbero creato un ammanco di oltre 1,6 milioni di euro nelle casse della Cooperativa sociale "Il dono", Onlus con sede a Ragusa, che per un decennio ha fornito assistenza ai numerosi centri di accoglienza per migranti, presenti nella provincia iblea. La richiesta, dopo le denunce della Guardia di Finanza, riguarda ex amministratori e consulenti fiscali. Nel provvedimento del pm sono state individuate come parti lese il ministero dell'Interno, la prefettura di Ragusa, la Provincia regionale di Ragusa ed i comuni di Ragusa e Modica. Le indagini sulla gestione economico-finanziaria della Coop hanno permesso di far luce su ''un articolato sistema distrattivo di fondi pubblici: gli amministratori succedutisi nella carica, appartenenti alla stessa famiglia, hanno falsificato i libri sociali, utilizzato fatture per operazioni inesistenti, occultato la maggior parte delle scritture contabili'', dice la Gdf.

I servizi resi dalla Coop rientravano nell'ambito di convenzioni stipulate con diversi enti pubblici ragusani: erogazione di pasti, di vestiario, alfabetizzazione e servizi alloggiativi. Dal 2005 al 2014 la cooperativa sociale ha beneficiato di somme pubbliche per oltre 6 milioni di euro. ''La minuziosa analisi della documentazione acquisita - spiega la Guardia di Finanza - ha consentito agli investigatori di fare emergere l'articolato sistema di frode organizzato e diretto dagli indagati, attraverso cui in maniera costante e sistematica le somme accreditate per le finalità di scopo, venivano drenate dal conto cassa, per utilità personali di vario genere''. I militari hanno accertato una rilevante esposizione debitoria della cooperativa nei confronti degli ex dipendenti e dell'erario e di attestare l'ammanco di risorse finanziarie per oltre 1,6 milioni di euro: per questo, nel maggio scorso, il Tribunale di Ragusa ha dichiarato insolvente la coop. La coop ''Il dono'' ha ottenuto dal comune di Ragusa, nell'ambito dei progetti "Vivere la vita" e "In-verso", nel periodo 2005/2014, somme per oltre 2,6 milioni di euro; dalla Provincia regionale di Ragusa, per il progetti "Biscari", periodo 2009/2014, somme per circa 1 milione di euro; dal comune di Modica, nell'ambito del progetto "Babel", nel periodo 2007/2013 oltre 1,7 milioni di euro.

Gli amministratori della coop onlus ''Il dono'' che si occupava, attraverso convenzioni con enti pubblici, di erogare servizi ai migranti ospitati nel ragusano, utilizzavano carte di credito personali canalizzate su conti correnti intestati alla cooperativa con cui pagavano, ad esempio dice la Guardia di Finanza, polizze vita intestate a loro stessi e anche l'acquisto di un agriturismo. La Gdf ha scoperto omessi pagamenti dei pocket money a favore dei richiedenti asilo e l'indebita annotazione di costi non effettivamente sostenuti. Gli amministratori avevano emesso assegni per un valore complessivo di oltre 250 mila euro tratti dal conto corrente della Onlus, a favore di due commercialisti (anch'essi indagati), non per consulenze sui conti della onlus ma per ''la regia degli illeciti comportamenti finalizzati al peculato''. Le analisi di tutti gli estratti di conto corrente, anche personali degli indagati, ha fatto rilevare che in diverse occasioni sono state registrate operazioni di versamento di denaro contante, per decine di migliaia di euro, in qualche caso a fronte di redditi lordi annui dichiarati per poco più di 3.000 euro. La Gdf ritiene che i soldi versati ''siano riconducibili agli ammanchi di denaro rilevati nei conti della Onlus e che siano stati utilizzati anche nell'acquisizione di un immobile all'asta del valore di circa 260 mila euro, di proprietà dei genitori degli amministratori della cooperativa, destinato ad agriturismo''. E' stato accertato che una parte dei soldi necessari per coprire l'assegno emesso dall'acquirente, moglie di uno degli amministratori della coop, derivano dal versamento di denaro contante.