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Politiche 2018

Boom M5s anche nel Messinese
Navarra 'salva' il risultato del Pd


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Quattro deputati pentastellati eletti al Parlamento. Gli altri si leccano le ferite.

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MESSINA - Anche a Messina il Movimento cinque stelle fa la voce grossa, riuscendo in un en plein che porta alla Camera quattro candidati. Questo grazie all'affermazione di Francesco D’Uva e di Alessio Villarosa nei collegi uninominali di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto alla Camera, che di fatto spianano la strada ad Angela Raffa e Antonella Papiro a cui vanno i due seggi assegnati nel collegio plurinominale. Quest’ultima è entrata nella storia per essere la prima deputata orlandina che siederà sugli scranni di Montecitorio. Netta l'affermazione dell’avvocato Grazia D'Angelo, che sbaraglia la concorrenza nella corsa all'Uninominale per il Senato con un rotondo 48%.

E i partiti tradizionali? Si leccano le ferite, analizzando le motivazioni di una situazione inequivocabile. L'onore delle armi al centrodestra che tiene botta ma che esce fortemente ridimensionato a 4 mesi esatti dal successo di Nello Musumeci alla Regione, a cui Messina ha dato un enorme supporto. Forza Italia trova il seggio: Nino Germanà, dopo la delusione di novembre, torna a Roma dopo otto anni grazie all'elezione di Stefania Prestigiacomo nella 'sua' Siracusa. Ma le cocenti delusioni arrivano dai collegi uninominali e dalle sonore sconfitte di Matilde Siracusano e della 'genovesiana' di ferro Mariella Gullo, candidiate alla Camera per i collegi di Messina e Barcellona, e di Urania Papatheu, candidata al Senato. Tre brutti ko che certamente riapriranno le polemiche interne sulle candidature, ritenute da più parti calate dall’alto e poco consone al territorio.

Qualche mal di pancia sarà inevitabile: toccherà a Gianfranco Miccichè spegnere i fuochi. Forza Italia a Messina si assesta intorno al 20%, mentre la vera novità riguarda la Lega. Il 6% sfiorato rappresenta un grande traguardo, anche se per il seggio toccherà sudare le proverbiali sette camicie. Eventualmente a tornare a Montecitorio sarebbe Carmelo Lo Monte, il decano della politica locale, capolista nel collegio proporzionale di Messina e uscito sconfitto dall'uninominale di Enna. In pista dal 1985, Lo Monte vanta, tra gli altri, diversi assessorati regionali nel suo passato come Sanità e Lavori pubblici, fino alla vicepresidenza della Regione.

Un autentico cataclisma quello che invece si è abbattuto sul Partito democratico. L’elezione di Franco De Domenico all'Ars sembrava aver incanalato il partito verso una tendenza 'accademica', confermata dalle candidature di Pietro Navarra e Fabio D’Amore all'Uninominale per la Camera ed il Senato. Navarra con il suo 18% si è piazzato dietro D'Uva e Siracusano, ma andrà comunque a Roma grazie alla sonora vittoria di Maria Elena Boschi nel collegio uninominale di Bolzano. Sconfitto e senza vie d'uscita, invece, Fabio D’Amore, arrivato dietro a D'Angelo e Papatheu. A farne le spese Beppe Picciolo e Pippo Laccoto, candidati al senato ma sul proporzionale. Male anche Liberi e Uguali: 3,7 alla Camera e 2,9 al Senato.