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VERSO LE AMMINISTRATIVE

Siracusa, resa dei conti nel Pd
No al sindaco Garozzo, piace Reale


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Dopo il voto del 4 marzo, i dem devono riorganizzarsi per scegliere il candidato sindaco.

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SIRACUSA - Il Pd siracusano esce a pezzi dalle Politiche e senza rappresentanti locali in Parlamento, con ripercussioni certe sulle Amministrative di primavera. La resa dei conti partirà da lì. Secondo il leader regionale dell’area che fa capo al ministro Andrea Orlando, l'ex deputato e assessore regionale
Bruno Marziano, è “largamente condiviso” nel partito il mancato sostegno alla ricandidatura a sindaco (già espressa) di Giancarlo Garozzo. “Colpevole”, a suo dire, di appartenere all’area Renzi-Faraone responsabile della débacle elettorale e del salasso del 20% di voti nelle ultime cinque competizioni elettorali. Ma Marziano va oltre e annuncia che gli stessi strati che ritiene maggioritari nel partito starebbero per suggellare l’appoggio a una candidatura a sindaco il cui identikit sembra proprio quello di Ezechia Paolo Reale.

Reale, uomo di centrodestra vicino a Stefano Parisi, ma che ha fatto parte del governo Crocetta in quota Articolo 4, ha già lanciato la sua “disponibilità” a capo del movimento civico ‘Progetto Siracusa’ e sta per ratificare l’appoggio con Forza Italia in nome di un trasversalismo anti-grillino senza simboli di partito che caratterizzerà le Amministrative siracusane. È l’ipotesi cui fa riferimento Marziano: "Dato per scontato - dice - che, anche alla luce dei risultati delle Politiche, bisogna trovare una soluzione di un progetto di civismo non antipolitico ma in cui la politica faccia un passo indietro rinunciando ai simboli di partito, bisogna individuare una personalità attorno a cui costruire un progetto Siracusa che significa costruire rilancio della città e in nome del quale si può prescindere dalle appartenenze". Lo svolazzo atterra poi sul nome: “Non ho preclusioni per Marco Fatuzzo (ex sindaco che piacque a destra e sinistra), Giambattista Bufardeci (ex sindaco Fi) passando per Ezechia Paolo Reale. Un uomo che, anche provenendo dal centrodestra, possa essere gradito dal centrosinistra. Questa visione è largamente condivisa nel Pd – aggiunge -, tranne dai renziani puri, vicini a Garozzo”.

I renziani “impuri”, secondo la definizione di Marziano, vicini quindi anch’essi a questa ipotesi “trasversale”, sarebbero quelli dell’area che fa capo al deputato regionale Giovanni Cafeo. Anch'essi nemici giurati di Garozzo. Il sindaco, dal canto suo, ha già annunciato la sua ricandidatura e lavora in questa direzione insieme con l’area dem che in città fa capo a Sofia Amoddio. Non sembra preoccupato, anzi, sembra occuparsi di orizzonti perfino oltre a quelli comunali. Interviene sulla stampa su temi nazionali e regionali, parla da novello Faraone. Sui temi sollevati da Marziano per adesso non replica, parlerà quando candidature e alleanze saranno certe.

Cafeo: "Prima i programmi, poi penseremo ai nomi"

Fare della sconfitta una “occasione per rilanciare il Partito verso le Amministrative, partendo da progetti e non dai nomi” è la posizione del deputato regionale Giovanni Cafeo: “Quando diciamo che Garozzo non rappresenta il Pd – dice – non lo diciamo da renziani (“puri” o “impuri” è una divisione che non ha molto senso) ma perché a nostro modo non rappresenta ciò di cui ha bisogno la città oggi. Sono convinto – continua - che il partito debba riunirsi al più presto per fare un’analisi critica sul voto e per decidere come affrontare le prossime amministrative. La proposta che porteremo noi sia nel partito sia nel territorio sarà quella di un Pd che svolga il ruolo di catalizzatore di pulsioni civiche, tese a contrapporre al modello 5 Stelle una riappropriazione del ruolo dei cittadini basata sulla condivisione dei progetti e delle competenze. Per quanto mi riguarda – conclude Cafeo – definita la posizione politica del Partito democratico, da deputato del territorio proverò a svolgere il mio ruolo animando il confronto sui temi principali dei città, partendo quindi dai progetti e non certo dai nomi, senza preclusioni ma neppure alimentando questa sorta di “totonomi” e “totoliste” che ha come unico risultato quello di aumentare la disaffezione della gente verso la politica”.